Massimo Bontempelli, LA VITA INTENSA

Stampa PDF

Massimo Bontempelli, LA VITA INTENSA - Romanzo dei romanzi, @ Milano, A. Mondadori, 1925, pp.1-211 [Questi dieci “romanzi d’avventure” furono pubblicati nei numeri dal marzo al dicembre 1919 della rivista Ardita, con illustrazioni di Bazzi]

 

 

 

<La vita intensa>

Capitolo Primo: La cliente del piano di sotto.
Scendendo le scale di casa, fa arrossire, col suo commento, una modesta borghese, che esce dallo studio d’uno specialista in malattie veneree d’ambo i sessi.

 

Capitolo Secondo: Signore con valigia grande.
A Milano, nel Largo di Case Rotte, stando nascosto, “gracida forte”: - Comanda facchino il signore? - a un provinciale appena sbarcato, che fatica sotto il peso della “valigia grande”.

 

<Il caso di forza maggiore>
Inutili - “Ma Piero non c’era più.” - spostamenti in tranvai, anche “a rebours”, per andare a un appuntamento.

 

<La donna dai capelli tinti con l’henné>
La signora Marta Calabieri, che, una domenica, l’incarica di scoprire a chi appartengano i cinque capelli tinti all’henné trovati sulla giacca del marito, quando, una settimana dopo, va a informarla dell’infruttuosità della sua ricerca, gli rivela  (“ - Mi perdona? mi vuol perdonare?”) che l’indomani s’era accorta che erano i suoi.

 

<Il dramma del 31 di aprile ovvero Delitto e castigo>
Dopo che, “animato da un sordo rancore contro quell’acida e cachetica tabaccaia: zitella magra e olivastra, con gengive gialle mostrate sempre in un ghigno d’odio verso l’umanità in generale e la mascolinità fumante in particolare.”, nello spaccio, un sabato, ha “velocissimamente modificato la prima e in una a” nel cartello accosto: Levata il Martedì, ripassato un’ora dopo, assiste allo sbudellamento reciproco tra due avventori che avevano letto il cartello beffardo e l’avevano fatto notare alla vittima e il suo fidanzato, che ne aveva preso le parti.

 

<Morte e trasfigurazione>

Parte Prima
All’esordio, a Napoli, nella vita pubblica, come correttore di bozze nella Prof.Iovelli Compagnia Editoriale del Bolland Moderno d’Italia, è richiesto dal direttore di modificare (“ - Ma se non si puo’ leggere alla moderna! Iovelli Cebmi, cebmi, cebmi…Impossibile!”) la dicitura sintetica per iniziali: IOVELLI C.E.B.M.I..
Avendo ricevuto diciotto delle duecento lire del mensile dovutegli, suggerisce al direttore: - Provi a leggerlo alla rovescia; e perde il posto.
“..Una persona facile agli abbattimenti avrebbe colto il momento per darsi alla disperazione. Invece io mi dissi: - Sono sul lastrico -: e la frase mi piacque. Mi seccava molto di più la differenza suddetta, che non la perdita dell’impiego.”.

 

Parte seconda
“..Sereno e paziente nella fede nell’insperato, secondo una parola profonda di Eraclito” a ognuno dei rovesci materiali, che avevano interrotto le sue successive professioni (le sue ricerche tecnico-pratiche sull’utilizzazione sportiva del gatto - “..La mole del manuale Il Gatto da pesca cresceva: vi aggiungevo piccoli disegni schematici per dimostrare i movimenti del gatto e determinare quali fossero i muscoli da sviluppare razionalmente nella creazione scientifica del gatto da pesca tipico.” - sfociano, al secondo giorno d’apprendistato presso un imbalsamatore d’uccelli - “..La professione è pittoresca oltre ogni dire, ha tutte le voluttà e le delicatezze delle professioni di casta, delle arti misteriose fatte di segreti graduali, lunghe serie di successive iniziazioni.” - nella strage, a opera del gatto, di tutti gli uccelli, imbalsamati e da imbalsamare; e nel conseguente licenziamento), la “nascente fortuna, giusto premio della Provvidenza”, d’un ambito impiego ottenuto, impallidisce, ai suoi occhi, a fronte della disavventura - “..Tutto chiuso, in tutta la città. Fino a domani!” - rappresentata dalla pozzanghera in cui è caduta l’ultima sigaretta: “..e venni in una così cupa  e gelata disperazione, che tratta una rivoltella mi sparai tre colpi alla tempia, rimanendo sull’istante cadavere. Poche ore più tardi fui trovato e sepolto senza onori, dopo le constatazioni di legge. Solo parecchi anni dopo ho preso moglie e mi son messo a fare il romanziere: due condizioni oltremodo favorevoli al ritrovamento e al mantenimento della perfetta serenità.”.

 

<Mio zio non era futurista>
Reputandolo un genio, bruciati nel caminetto, per mondare le sale di villa Artemide (che gli fa rinominare villa Dinamo) dello zio “di tutto il raffinatismo passatista”, i poemi e i romanzi più famosi della passata letteratura mondiale, lo induce ad abbracciare il futurismo.
“..Proprio in quel momento scoppiò la guerra europea.”.

 

<Florestano e le chiavi>
Cap. 8°: Descrittivo, ma importante.
“Di là dalle uscite di quella [la Stazione Centrale di Milano, ndc] si vedeva minacciare un primo fiotto di arrivanti: massa variamente densa, bruna, quasi tutta con chiazze disordinate di colori più vivi, e tutta oleosa; e se ne spiccavano esseri d’aspetto quasi umano..
Mi spinsi a guardare: l’amalgama viscido saliva ribollendo su dalla profondità delle scalee, gorgogliava presso i cancelli; sboccando all’aperto cominciava a dilagare, tragico pastone umano sputacchiato qua e là di luci erratiche dalle lampade che non riuscivano a tener buia la piazza, poltiglione macabro rimescolato dai lunghi bastoni d’ombra che si protendevano dai lampioni. Di mano in mano che s’allontanava dalle superate porte, tutto quell’umanume, arabescato dalle volute disinvolte dei tranvai, sferzato dalle frecciate rigide delle automobili, si andava sfarinando in uno sformicolio sempre più fumido verso le tenebrosità romantiche del giardino, gli assorbimenti tortuosi dei viali, le luminosità bestiali delle due file d’alberghi che fanno da quinte a quello scenario feroce.
La massa umaniforme non aveva una voce, ma parlava con un miscuglio affatturato di gorgogli isterici, sbuffi, asme e ansiti con gemiti anelati e squarci di strilli e di fischi, come un groviglio di serpi in amore in mezzo a un cespo di fichi d’india: che era l’urlato inno della vita intensa [il  grassetto è del c.] verso lo stellato cadente d’agosto.”.

 

<Il dèmone del gioco>
Al termine d’una partita a poker “avevo perduto ‘centocinquanta’. 150 che cosa?”.
A seguito d’una discussione pregiudiziale, infatti, “sul valore da dare alle puglie (o marche, o tessere come avrebbe detto Carducci se avesse giocato a carte con Lydia, o fiches come si chiamano in Italia)”, i giocatori, scritto quattro valori diversi, da poter attribuire alla puglia base, su quattro biglietti diversi e agitatili in un vaso, ne avevano tolti tre su quattro.
All’apertura del biglietto, per “sapere se io avevo perduto 7 e 50, o lire 150, o lire 750, o millecinquecento lire.”, non dice cosa c’era scritto nel biglietto.
“Il lettore ignora il vero fine e la vera efficacia dell’arte. Il lettore non sa leggere. Egli non si rende conto che portandolo maestrevolmente, con il racconto d’un fatto in sé insipido, superficiale e banalissimo, attraverso una serie di sensazioni e vibrazioni sapienti che gli hanno esagitato lo spirito  durante la lettura di queste pagine, - io ho del tutto assolto il mio còmpito di narratore e di creatore di mosse fantasime, e non ho assolutamente l’obbligo di aggiungere un particolare tutto mio privato, insignificante, privo d’ogni portata artistica, d’ogni possibilità estetica; che col rivelargli il contenuto del biglietto io nulla nulla aggiungerei all’efficacia delle sensazioni che gli ho fatto provare.”.

 

<Romanzo dei romanzi>
I personaggi dei nove romanzi precedenti gli fanno visita nel suo alloggio.
“..Un freddo furore mi sconquassò.
- Perdio, cos’è? - gridai - una congiura? un agguato? tutti siete venuti? Siete pazzi? o volete far impazzire me? Sarò o non sarò padrone di scrivere, per divertire il pubblico e così mantenere onestamente la mia famiglia, di scrivere quello che mi pare, senza che i miei personaggi capitino un giorno a rompermi le scatole: tu, lei, lei, quei due là..”.

 

 

 

Vedi foto