Massimo Bontempelli, LA DONNA DEL NADIR

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Massimo Bontempelli, LA DONNA DEL NADIR - Pagine (1922-1923), Milano, A. Mondadori Editore, 1928, pp.1-248

 

E’ noto che la scrittura lineare [sistema di scrittura non
pittografica proprio di iscrizioni risalenti al II° millennio
a. C., rinvenute a Creta e in territori limitrofi., N.d. c.] è
stata data agli uomini perché possano leggere tra le linee.

<24. Storia, p. 46>

 

<52. Elogio funebre del tic-tac>
“La Scienza, la grande nemica, non la smette più con le invenzioni ripugnanti.

Ecco l’ultima sua profanazione: l’orologio che non fa tic-tac.
Lo hanno inventato in Germania..
- Si sarebbe sentito il tic-tac dell’orologio. - Chi leggerà più, nei componimenti pieni di rugiada delle nostre fanciulle, questa candida frase, per esprimere l’assoluto e intento silenzio di gente in una stanza?..
Per quanti, per quanti anni ancora, anche quando possederemo un orologio che non fa tic-tac, estraendolo di tasca lo porteremo all’orecchio per sapere se va! Sarà opportuno che cominciamo fin d’ora a prender l’abitudine di accertarci del suo funzionamento mediante la vista, guardando cioè la lancetta dei secondi, come fanno i sordi.
E ciò mi fa pensare che la nuova invenzione fu forse fatta per un senso di delicato riguardo verso i sordi. Ma essa costituisce, per converso, una notevole mancanza di riguardo verso i ciechi. Come si vede, per qualunque rispetto la si consideri, l’invenzione berlinese è oltremodo deplorevole, repugnante, e da condannarsi da ogni animo bennato.”.

 

 

<66. Il gusto del mistero>
“Lungi da me l’idea di lodare quel pugliese, di nome Luigi, che in Cerignola ha ucciso una donna, di nome Maria, perché la riteneva amante del Diavolo..
Detto ciò, io lodo Luigi e lodo tutti i cerignolani, che in un tempo arido come il nostro mantengono il gusto del mistero. Non basta credere nelle semplici e alte verità della Religione, cioè al Cielo. E’ necessario avere la sensazione del mistero sulla terra, la fede nel soprannaturale incombente, il senso delle presenze occulte mescolate quotidianamente alla nostra scarsa vita reale.”.

 

 

<89. Fidanzamento>
“Le ragazze di Bradford cercano marito. A Bradford non se ne trovano; ma esse son disposte a cercarlo anche lontano; anche al Canada, per esempio. E hanno fatto in proposito delle inserzioni sui giornali di quella lontana provincia. Iniziate in seguito a ciò le trattative con qualche canadese desideroso di moglie, più d’una di quelle ragazze si è dichiarata disposta ad andare a vivere a prova con lui per un mese, in qualità di governante.
Il sistema proposto dalle fiduciose signorine di Bradford non fa che ampliare la portata della nota istituzione del fidanzamento, che è appunto una prova ed esposizione di qualità atte al matrimonio moderno: il marito per bene chiede alla moglie per bene, oltre che di star decentemente in società (fidanzamento comune) di sapergli fare da governante (fidanzamento alla bradfordese).
Dicendo matrimonio moderno, intendo il matrimonio non cristiano..
All’infuori del matrimonio cristiano (o per un altro verso del matrimonio musulmano, anch’esso alquanto rispettabile) l’unica concezione logica del matrimonio è quella candidamente confessata dalle signorine di Bradford: un impiego di governante assicurato da specialissime garanzie. Non è colpa mia se questa ne è anche la concezione più malinconica e repugnante alle rare persone di delicato sentire.”.

 

 

<104. Saluto all’endecasillabo>
“Ogni tanto mi accade d’incontrarmi con questo vecchio amico dei miei giovani anni. Tento di scantonare, per non trovarmi a tu per tu con lui. E’invecchiato, e con la vecchiaia è diventato parolaio;..lui parla e parla, io lo guardo e mi dico: - possibile che allora gli volessi tanto bene? lo prendessi tanto sul serio? avessi fede in lui? ci perdessi tanto tempo? non mi accorgessi che la sua virilità era già passata da un pezzo? -.
No, non si possono dirgli queste cose, a uno che ha avuto una vita tanto bella e ricca e operosa. Bisogna aspettare che sia sottoterra, e intanto sopportarlo con una cortese simulazione di rispetto, quando crede di camminare ancora ritto e nobile e svelto come una volta. E fa tanta pena vederlo invece, con quella illusione e quei ricordi, strascinarsi così inutilmente per i marciapiedi, tanto mutati, della poesia moderna.”.

 

 

<106. Lunedì>
“La nostra è una curiosa generazione letteraria..
Da vent’anni sta facendosi un programma. Ogni tanto prende degli appunti. Poi li riordina. Poi fa qualche aggiunta, o correzione, al programma, oppure ne prepara uno nuovo del tutto. E si promette di mettersi a lavorare lunedì..
Tutta gente che scambiò i suoi appunti, propositi, indici, con una creazione, e dové rapidamente deludersi.
Poi  si cominciò a credere, o intravedere, il pericolo di tutto questo; si cominciò, chiaramente o nebulosamente, a sentire la necessità di mettersi a lavorare, ma sul serio, come i vecchi maestri dell’altro secolo. Senonché venne la guerra europea. Allora si rimandò tutto a dopo la guerra.
Il ‘dopo la guerra’ fu un grande, comodo, raggiante lunedì..
Stimo opportuno avvertire che la guerra suppergiù è finita. L’Italia letteraria può rimettersi al lavoro.
I segni sono eccellenti, intorno a noi. Cominceremo, credo, lunedì.”.

 

 

<107. Due avvertimenti>
“Abbiamo un solo modo di ‘collegarci alla tradizione’, ed è infischiarcene.
La realtà, quando è fatta arte, è pura fantasia.”.

 

 

<110. Una lezione>
“Da qualche tempo gli uomini del cinematografo, giustamente delusi dei ‘soggettisti’ professionali, si rivolgono con cortese e fidente insistenza, per avere dei films, agli scrittori.
Ora, la prima risposta che può venire in mente a uno scrittore così invitato, è la seguente:
- Perché mai l’arte muta si rivolge allo scrittore, che è per definizione l’artista della parola?..
L’errore di quella risposta, sta nella definizione dell’arte dello scrivere. La quale non è, o non dovrebbe essere, arte di parole, ma arte di cose e di fatti.
Probabilmente gli uomini del cinematografo operano per istinto e non pensano all’etimologia della parola ‘poeta’ che non vuol dir altro che ‘autore di fatti’. Cioè a dire, che la funzione prima e fondamentale del poeta è l’invenzione dei miti..
(E oggi più che mai è necessario esagerare in questo senso, e ristabilire in onore l’invenzione, l’abilità immaginativa, la ‘fantasia’ nel significato più comune della parola.)”.