Ugo Ojetti, I MONUMENTI ITALIANI E LA GUERRA

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Ugo Ojetti, I MONUMENTI ITALIANI E LA GUERRA - a cura dell’Ufficio speciale del Ministero della Marina, pp.1-25, con 140 tavole fotografiche, Milano, Alfieri e Lacroix, 1917



Le fotografie del Fondo Ojetti, contenute nel volume, si trovano ora alla Fondazione Cini di Venezia.
Il Fondo, costituito da 1470 fotografie di monumenti e opere d’arte del Veneto raccolte da Ugo Ojetti, in qualità di presidente della Commissione istituita presso il Comando Supremo per la protezione dei monumenti e delle opere d’arte durante la guerra 1915-1918, è stato donato alla Fondazione Giorgio Cini dalla moglie Fernanda nel 1957.
Nella lettera del 26 marzo 1957, inviata al professor Fiocco, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte, la vedova scrive: “ho molte centinaia di fotografie sia della Venezia Giulia che del Trentino e del Veneto raccolte da mio marito durante la grande guerra. Bellissime intatte fotografie e documentazione completa ad esempio della Basilica e del Museo di Aquileja ecc. Ho anche moltissime fotografie che riguardano i danni di guerra, la protezione dei monumenti ecc. Tutte fotografie ordinate e benissimo conservate. Credo che per una biblioteca dove si raccoglie tutto quanto ha attinenza col Veneto le fotografie dei monumenti devastati, dei paesi massacrati e delle difese fatte ecc. nella guerra del 1915-1918 possa essere cosa interessante”.
Della raccolta, conservata presso l’Istituto di Storia dell’Arte, sono consultabili 541 fotografie, dunque solo una porzione dell’intero corpus, in gran parte irrimediabilmente compromesso a causa dell’alluvione che ha colpito Venezia nel 1966.
Le fotografie, tutte gelatine ed albumine, in bianco e nero di vario formato, sono state riordinate topograficamente, mantenendo l’originale sistemazione.

Al Gabinetto G.P. Vieusseux, Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti” di Firenze, la figlia Paola, giornalista, ha, del Fondo Ojetti, donato, nel 1977, alcuni manoscritti e disegni di autori vari, pubblicati in articoli  sulle riviste “Pègaso” e “Pan” e, nel 1978, circa 10000 volumi.



“..A Venezia, nell’aprile 1915, appena la guerra parve inevitabile, dalla Galleria dell’Accademia, dalle chiese, dalle confraternite, i Bellini e i Carpaccio, i Giorgione e i Tiziano, i Veronese e i Tintoretto, avvolti su cilindri immensi di legno (v.foto) o chiusi in grandi casse blindate, dovettero partire per il mezzogiorno davanti alla sicura minaccia. A Palazzo Ducale, nella sala del Maggior Consiglio, dentro le immense cornici di legno e d’oro disegnate da Cristoforo Sorte riapparvero dopo tre secoli e mezzo le immense capriate tenebrose della soffitta (v.foto), là dove splendeva il trionfo di Venezia del Veronese; e sulle pareti e su quelle della vicina Sala dello Scrutinio si rividero  (v.foto)) le nude tavole su cui erano state tese le tele dipinte da Jacopo e Domenico Tintoretto, da Palma il Giovane, da Federico Zuccari, con la descrizione delle vittorie di Venezia.”.



“..Per il Palazzo Ducale, si trattava di consolidare questo palazzo, la cui costruzione è durata, fra mutazioni e aggiunte continue, tanti secoli e che si può dire rovesciato: con la massa, cioè, dei suoi muri pieni al secondo e al terzo piano, e i vuoti delle sue logge e dei suoi portici al primo piano e al piano terreno. Bisognava consolidarlo in vista di qualche proiettile che venendo da mare o cadendo in diagonale, come cadono quasi tutte le bombe lanciate volando dal cielo, ne schiantasse le colonne di sostegno. Tutti gli archi del portico terreno furono perciò rafforzati nel centro da un pilastro (v.foto)  che giunge a un millimetro dall’arco senza farvi forza: per evitare che la muratura fresca  macchiasse le pietre patinate, vi frapponemmo della tela paraffinata. Non basta: sugli angoli verso la Porta della Carta furono costruiti speroni in pianta quadrata o circolare (v.foto) secondo l’aggetto delle sculture.”.



“..Dopo gl’intensi bombardamenti del giugno e del luglio 1915, vi fu una sosta di quasi tre mesi. Ma nella notte tra il 24 e il 25 ottobre una bomba cadde sulla chiesa degli Scalzi e distrusse tutta la volta dipinta dal Tiepolo. L’affresco (v.foto) che il Tiepolo vi aveva dipinto quasi cinquantenne, tra il 1743 e il 1750, rappresentava la Traslazione della Santa Casa di Loreto. Dopo l’esplosione non ne restarono che i pennacchi ai lati, perché dipinti su muro pieno: quattro a tutto colore, tre in monocromo verde a dar l’idea di statue di bronzo. Tra i primi, bellissimo, fuor da un mantello color ruggine, un
vecchio che sostiene con una mano sul petto un giovinetto roseo e biondo, dagli occhi tondi e stupefatti, vestito d’un giustacuore di raso azzurro, adorno d’una catena e d’una medaglia d’oro, chinato sopra una balaustrata a guardare giù la grande chiesa (v.foto). I ritratti, si narra, di Giambattista Tiepolo e di suo figlio Domenico.”.



“..A San Giovanni e Paolo, una sola tela non s’era potuta staccare: l’immenso ovale dipinto dal Piazzetta per il soffitto della cappella di San Domenico (v.foto) nella navata di destra, e cucito a volta sopra un telaio fatto di assicelle convergenti come le stecche d’un ombrello. Vi si era, non potendo far altro, riparato il tetto con grosse lamiere. La bomba con la convulsione dell’aria staccò l’intonaco da tutta la volta e dilaniò la tela del Piazzetta.”.



“..L’ultimo e delicato lavoro è stato il trasporto per via d’acqua dell’Assunta di Tiziano fuori di Venezia.”.



“..Ma questo è quel che s’è salvato. Chi ci ridarà  quel che s’è perduto?
Un solo modo ha il nemico per pagare a Venezia i danni e gli sfregi volontariamente recati alle sue chiese più belle..La pittura veneziana si paghi con pittura veneziana. Tra il Museo Imperiale e l’Accademia Imperiale, Vienna ha, se ben rammentiamo, venticinque quadri di Tiziano e quindici di Jacopo Tintoretto.”.

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