Alberto Bertoni, Luca Bonacini, Giorgio Boschini, Rosalba Caffo Dallari, Jonathan Sisco, LUOGHI E NON LUOGHI…La flanerie di ANTONIO DELFINI

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Alberto Bertoni, Luca Bonacini, Giorgio Boschini, Rosalba Caffo Dallari, Jonathan Sisco, LUOGHI E NON LUOGHI…La flanerie di ANTONIO DELFINI,xxv tavv. a c .a piena pagina n. t.,, Modena, Arte Stampa Edizioni, 2007, pp.1-89





Nota sui curatori di Delfini




Borges, Baudelaire, Dostoevskij, Proust, Nabokov, Tolstoj, Leopardi?…

Tre volte mah.



Aldilà del giovanile “studio matto e disperatissimo”di Delfini su”Canti”, “Zibaldone” e “Operette morali”, l’unico nesso documentabile tra lui e Leopardi è: “Ricordo per la luna”:“Corrente di vita giovanile”, 31 ottobre 1939. Testo proveniente dalle carte dattiloscritte dell’autore, parafrasi-parodia di “Le ricordanze”e di “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” [Antonio Delfini, MANIFESTO PER UN PARTITO CONSERVATORE E COMUNISTA E ALTRI SCRITTI, a cura di Cesare Garboli, Milano, Garzanti, 1997, p..66 e sg.: “ O luna, mia dolce luna, incantevole delicata delusorialuna, io ti dedico nel grande momento di sconforto liberatore tutto il mio pensiero che ormai sa di niente, passati gli incanti di un’età che non torna.

Ti ricordo rispecchiata nel pozzo del cortile quando liberamente guardavo il mio volto insieme al tuo, e ci sputavo (il novembre al tempo delle graspe) godendo della mia solitudine accompagnata dalle immagini delle ragazze incontrate d’estate.

Ti rivedo quest’oggi, nel chiuso d’una stanza d’un paese lontano, il primo giorno d’un anno - che sarà, luna grande, per noi? - al freddo d’un inverno quanto mai rigido e mascherato..

Da questa casa donde ti penso (così amaramente convinto) già altra volta, d’estate, in una delle tue sere più belle, senza sapere di parlare con te, t’avevo invocato. Ti dicevo: ‘Mia luna, sei la stessa che vedevo a maggio nel cortile di M., e la stessa che sospiravo per gli argini del fiume al paese nativo. Io cambio di luogo, ma tu sempre mi segui, e senza darmi noia m’accompagni. Or dunque dimmi perché tanto difficile è conoscere la donna che amo e perché non mi segue come fai te, ma solo mi lascia, inverno e primavera, a pensarla senza saper dove sia?..

A me pensa mia cara, se vuoi, e lieta trascorri questa serata, sì che il conforto di saperti libera e sola possa farmi meno triste il tempo.’”.



“..L’opera di Antonio Delfini prende le mosse dal Ritorno in città, edito da Guanda ancora nel ’31; e continua con Il ricordo della Basca, 1938, poi 1956, con la decisiva aggiunta d’uno splendido testo d’Introduzione, quasi laboratorio en plein air di una letturizzazione integrale dell’esperienza e della realtà oggettiva, topografica; con il Fanalino; con  La Rosina perduta, 1957; con Misa Bovetti e altre cronache, 1960; e con le Poesie della fine del mondo, 1961, contraddistinte da una vena crudamente apocalittica  e sarcastica, del tutto estranea alla tradizione lirica italiana  non meno che ai coevi esperimenti ‘novissimi’ e portata semmai a dialogare direttamente con Baudelaire.”; p.13.



“..Modena 1831 realizza tutto questo sperimentando una forma particolarmente ardita di romanzo filologico, per certi versi ancora più estrema della saggistica fantastica di Borges o del lavoro sul manoscritto virtuale nel Fuoco pallido di Nabokov.”: p.21.



“..Non ho mai dimenticato quanto Bilenchi mi disse: “Non preoccuparti se i tuoi professori ti diranno, con sufficienza, che facevi meglio a dedicarti aDostoevskij e Tolstoj. Tu ribatti loro, senza paura, che hai letto Delfini, e che l’oblio sceso su questo grande scrittore è una delle più gravi ingiustizie della cultura italiana.’”: p.37.



“..Poi, Leopardi e Proust: più si legge Delfini e più ci si rende conto che sono questi gli archetipi veri del suo lavoro di scrittore..(al di là del rapporto diretto tra Misa Bovetti e altre cronacheil libretto di Delfini del 1960, e le Operette morali)..”: p.7.