Ugo Ojetti, I NANI TRA LE COLONNE

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Ugo Ojetti, I NANI TRA LE COLONNE, Prefazione di U.O., pp.V-XV, indice dei nomi di luoghi e di persone, pp.277-283, Milano, Fratelli Treves Editori, 1920, pp.1-286

I. Dopo la guerra.

Pei monumenti di Pola

Gorizia

Il Castello del Buon Consiglio

Le chiese rovinate dalla guerra

Bellezze perdute

L’arte si paghi con l’arte

La Germania giù dal Campidoglioved

Gli arazzi di Mantova

Il Mantegna e il Veronese sotto bandiera rossa

Il monumento a Enrico Toti

Monumenti alla vittoria

II. Durante la guerra.

Canova sotto il Grappa

Tiepolo massacrato

III. L’arte e lo stato.

I palazzi che non sono più del Re

I quadri a casa loro

L’arte è di tutti ovvero le stelle non sono degli astronomi

L’arte che s’insegna

La corsa all’arte

Le due torri e le quattro torri di Bologna

La rovina del Museo di Pisa

L’agonia d’un capolavoro

IV. Arte d’oggi.

I ritratti del signor Clemenceau

Le medaglie di Romano Romanelli

Le mostre di Palazzo Pesaro a Venezia

Soffici

L’Esposizione di Torino

Pellizza

Per la Galleria nazionale d’Arte moderna di Roma


<Monumenti alla vittoria>

“Perché dopo la guerra vittoriosa non dovremmo erigere monumenti?..

Esempi potrebbero essere anche tratti dalla tradizione..

Miliari, trionfali, rostrate, lisce, scanalate, scritte, illustrate, Roma ha confitto su tutto il mondo da lei pacificato decine di migliaia di colonne. La colonna è stato veramente il fiore dell’arte romana, il simbolo del diritto romano. La sua limpida candida semplice bellezza obbedisce tutta, dal sommo all’imoscapo, a regole di numeri inesorabili. A spostar d’un’unghia il modulo del suo fusto, la sua bellezza svanisce con la sua forza..Snella e affusolata in tempi sereni, tozza e ventruta in tempi torbidi e goffi, magra e sparuta in tempi miseri e timidi, contorta e impampanata in tempi di vuoto fasto, essa è l’immagine durevole di chi la pensa e l’innalza. Così la Colonna dorica cominciò a tener negli edifici la proporzione, la fermezza e la bellezza del corpo virile. Tutta la pagina in cui Vitruvio narra ad Augusto l’origine degli Ordini e delle Colonne è una pagina d’amore prima che di dottrina.”.



<Tiepolo massacrato>

“..Ricordo, nei primi giorni dopo Caporetto, d’essere andato una sera con Andrea Moschetti a calar giù da un altare della chiesa di Mirano, tra Padova e Mestre, la grande tela delMiracolo di Sant’Antonio: il santo in piedi, vestito di nero, la destra alzata contro il cielo, la bocca aperta a comandare il prodigio, nella sinistra, sopra un cencio bianco intriso di sangue, il piede mozzo del giovane che con quel piede aveva percosso sua madre e pentito se l’era tagliato da sé con un colpo d’accetta; il giovane a terra esangue, quasi svenuto; la madre scarna, pallida, genuflessa, le due braccia aperte a implorare il taumaturgo: in quel miracolo che il popolo accalcato aspettava, tra il sangue, sentivamo confusamente un’allegoria tremenda e pietosa, - il riflesso dell’angoscia che ci traboccava dal cuore colmo.

E il carro che portava il Miracolo quando giunse sullo stradale di Padova, avanzava a passo d’uomo, nella notte nera, tra due colonne di sbandati curvi fangosi silenziosi che torcevano la faccia verso l’ombra appena la luce dei fanali frugava nel loro gregge...” [vedi foto].


P.s.:.”Queste pagine sono state scritte otto mesi prima della rivincita.”.



<L'Esposizione di Torino>

“..Felice Casorati è un sentimentale, malinconico e ironico. Dalle sue mordaci ed acerbe pitture giovanili, egli si rifugiò in una piatta pittura decorativa, più da cartellone che da quadro: squisita di toni e di macchie, ma incapace di rendere tutti gli ascosi significati che la sua inquieta intelligenza gli affidava. Con più finezza, un esempio di quella pittura è questo suo Tiro al bersaglio [vedi foto].

Ma il severo Ritratto di Marianna Delisi, in una veste di seta turchina cangiante in nero, doloroso e racchiuso come tra le sbarre d’una prigione dentro i cavalletti e i telai neri e bigi dello studio del pittore, raggiunge, per l’abilità con cui lo spazio è tagliato e la delicatezza con cui i colori sono accostati, una rara forza di suggestione [vedi foto]. L’altra sua telaCase popolari, fosca e geometrica, con quelle alte gabbie di cemento dalle cento finestre nere e, in primo piano, tra i binari d’una ferrovia il casotto degli scambi, è d’un’interpretazione più facile e immediata” [vedi foto].

 

Vedi foto: