Giuseppe Panza, RICORDI DI UN COLLEZIONISTA

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Giuseppe Panza, RICORDI DI UN COLLEZIONISTA, tavv.109, Milano, Jaca Book, 2010, pp.1-352

Collezionista d’arte contemporanea sin dalla fine degli anni Quaranta, Giuseppe Panza (1923-2010) ha rivestito un ruolo fondamentale nella cultura artistica del suo tempo, introducendo in Europa fenomeni come la Pop Art, il Minimalismo, l’arte Ambientale e l’arte Concettuale. Parti coerenti della sua collezione sono state acquisite ed esposte nelle raccolte di musei come il MOCA di Los Angeles, il Guggenheim di Bilbao, il Museo Cantonale d’Arte di Lugano e il M.a.r.t. di Rovereto.

Al F.A.I. ha regalato non solo i quadri, ma anche il museo, la Villa di Biumo (v.foto) a Varese.


Gli artisti sono più importanti di tutto il

resto, scrivo questa storia per loro, non

per me. Io sono qualcuno solo perché ho

apprezzato il loro lavoro, ho amato le

loro opere, le ho acquistate; diversamente

sarei rimasto un’entità trascurabile in una

moltitudine che ha il solo destino di sparire.


Attribuisco la sua “monomania” per il monocromo (v.foto), steso con il pennello; con la spatola; con il rullo (Mangold); con il pollice (Fratteggiani-Bianchi) a un fatto, risalente all’infanzia: “..Per due anni io e mia sorella minore, durante l’estate, eravamo ospiti, presso la zia Zelmira, sorella di mio papà. Aveva una casa al mare a Borgio Verezzi..A me piaceva, quando gli altri riposavano, andare in giro per vedere la campagna; la villa era lontana dal centro abitato, vicino alla ferrovia, i treni passavano con enorme fragore..

Quando la ferrovia era stata costruita aveva tagliato un’antica strada in salita, che era rimasta inutilizzata; era costruita molto bene, con ciottoli, ripida, più in alto faceva una curva e finiva contro il cielo. Non si vedeva altro, solo il cielo blu; era un taglio netto, di qua la terra, di là niente, solo il colore blu intenso del cielo mediterraneo. Non capivo per quale ragione sentissi un’emozione così forte di fronte a una visione che era al limite del nulla, solo un colore blu, infinito. Avevo scoperto qualcosa di completamente nuovo che avrebbe avuto una grande influenza sulla mia vita futura; quell’emozione avrei voluto sempre riviverla.”: p.26.


“.Un altro anno importante è stato il 1962..

Era la Pop Art che stava nascendo. Non più i quadri mistici ed eroici dell’Espressionismo Astratto [Pollock, Kline, Rothko, ndc] ma il suo contrario: la volgare e stupida vita quotidiana.”: p.91.

“..Ricordo le discussioni che Beuys teneva al pubblico di Kassel durante la mostra “Documenta 6” nel 1977. Il tema principale era “La creatività al potere”. Se si risvegliasse oggi, 2003, rimarrebbe deluso dalla situazione dell’arte: al potere è arrivata la stupidità.”: p.181.

.L’originalità del linguaggio espressivo è la miglior prova della sua autenticità.”: p.232

“..Se il Minimalismo geometrico aveva esplorato la potenza, la ricchezza dell’intelligenza, che si realizza in forme razionali prodotte dalla nostra mente, l’arte delle forme vitali [RossRudel, Allan Graham, Emil Lukas - “In un angolo della stanza vi era un mucchio di cose da buttare via: stoffe, colori, carta, tutte cose molli che s’aggiungevano ad altre, coperte da uno strato di gesso. La stratificazione, quando era completata, veniva tagliata a fette.”-, v. fotondc] rappresenta l’energia che precede la nostra mente, che rende possibile l’esistenza dell’intelletto umano.”: p.207.

Panza abusa di espressioni come: “Esplora il mondo invisibile della coscienza, l’attimo insostituibile e irripetibile dell’esistere.”; “credere nell’esistenza dell’inconoscibile, da dove tutto viene, che non può tradire la’speranza’, l’attesa della felicità infinita, anch’essa inconoscibile.”

“- Che cosa vuol dire? -

Specialmente nei primi anni, quando qualcuno entrava in casa e vedeva i Kline, si metteva a ridere e diceva che un bambino poteva farli versando una vernice nera su una tela bianca. I Tàpies erano vecchi intonaci scrostati..Davanti ai Rothko: - Sono prove di colore di un imbianchino -..Davanti ai Rauschenberg ridevano fragorosamente. Erano cose trovate rovesciando il bidone della spazzatura. Spiegavo che erano soggetti e immagini che gli ricordavano il suo passato. Solo davanti ai quadri della Pop Art capivano cosa volevano dire: - Che volgarità - era il commento; il mio tentativo di spiegare che erano dipinti come quadri classici idealizzando il soggetto non li convinceva..

Quando è arrivato il Minimalismo, il commento era: - Non è arte -, - Non sono cose fatte dall’artista -. Di fronte ai quadri bianchi di Ryman: - Sono tele preparate per essere dipinte -. La mia spiegazione che il segno per stendere la pittura sulla tela rifletteva le emozioni e la personalità dell’artista come la calligrafia non era creduta. L’Arte Concettuale: una follia comperarele parole scritte su tutti i vocabolari. Inutilmente spiegavo che era una ricerca filosofica sul rapporto tra il significato e l’oggetto significante. L’Arte Ambientale degli artisti di Los Angeles: stanze con solo luce e spazio, una cosa noiosissima, perdere tempo per non vedere niente.”: p.257.

“Un’altra donna che ho attivamente collezionato alla fine degli anni Ottanta è stata Carol Seborovski (San Diego, California, USA, 1960-). Sono opere di piccole dimensioni fatte con materiali diversi, spesso sono disegni dove la grafite occupa gran parte del foglio con forme geometriche realizzate con molta immaginazione, ma con un rigore minimalista. [v. foto]”

“La singolarità di Cristiane Lohr (Wiesbaden, Deutschland, 1965-) consiste nell’uso di vegetali essiccati, di piccole dimensioni. Cose fragili che possono diventare polvere se si toccano. Custodite dentro scatole di vetro, possono essere conservate per secoli.

Nel lavoro della Lohr troviamo la poesia delle piccole cose della natura, che noi trascuriamo perché piccole ma che invece sono altrettanto belle quanto le grandi.. L’artista con le piccole composizioni, che costruisce usando i fili d’erba, ci mostra la bellezza del piccolo mondo, che continua anche quando è privato della vita..

Finire questo libro di ricordi parlando di un’artista come la Lohr è giusto. Una persona che si occupa di fili d’erba, che fioriscono in primavera e muoiono poco dopo, o sono falciati per nutrire le mucche. Nel momento della fioritura è un piacere guardare i piccoli fiori non meno belli di quelli grandi. I fili d’erba che li sostengono hanno forme armoniose, una diversa dalle altre, alcune allungate e semplici, altre complicate, con vuoti e pieni, angoli e curve..

Anche io sono un filo d’erba che dura una stagione come quelli che raccoglie la Lohr.

So che scomparirò, ma ho avuto la possibilità di esistere ed è l’unica cosa importante. La mia presenza fisica non dura, ma l’esistere esisterà sempre.” [v.foto]


<Un’occasione persa>

“Contemporaneamente al programma per Rivoli, un altro molto interessante stava nascendo. L’amico professor Carlo Bertelli era diventato sopraintendente del museo di Brera, che aveva

il problema di rendere visibili le riserve. Il Castello di Vigevano, un imponente complesso monumentale costruito dai Visconti e dagli Sforza, era in corso di restauro. Era stato offerto a Breraper esporre le riserve, ma a un esame di fattibilità risultò inadatto. Era una fortezza trasformata in residenza ai tempi di Ludovico il Moro con interventi del Bramante e di Leonardo da Vinci, che spesso vi risiedevano. Era impossibile sistemarvi l’aria condizionata, i muri non erano dritti perché erano quelli d’una fortezza. Il professor Bertelli, oltre ad essere uno dei migliori esperti d’arte medievale, aveva anche molto interesse per l’arte moderna e contemporanea. Conosceva la collezione Panza e le mie vaste riserve da sistemare. Era disposto a proporre la sistemazione di opere della collezione a Vigevano a condizione che io m’impegnassi a donarle allo Stato. Erano circa 100 opere, per la maggior parte sculture Minimali, una parte delle 700 esistenti.

Era il 1980. Vi erano altri enti interessati all’utilizzo dei fabbricati del Castello: il Comune di Vigevano per il suo archivio, i beni librari per il restauro dei libri, la sopraintendenza archeologica per il deposito dei reperti, vi era posto per tutti. Per coordinare gli interventi l’allora ministro Scotti nominò un comitato per prendere le decisioni. Credo che la prima decisione sia stata negativa: rifiutare la sistemazione dell’arte contemporanea nell’edificio centrale, rinunciando alla donazione Panza. Era il 1982. La Lombardia perdeva un’occasione. Ora le opere offerte in dono si trovano al Guggenheim dove vengono esposte a NewYork, a Bilbao, a Berlino e in tutti i musei che le chiedono in prestito.”: p.297.




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