Massimo Bontempelli, GENTE NEL TEMPO

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Massimo Bontempelli, GENTE NEL TEMPO - Romanzo, @ Mondadori 1937, Milano, A. Mondadori Editore, 1942, pp.1-246


La tramatutti i componenti d’una famiglia sono destinati a morire uno ogni cinque anni: quando le due uniche superstiti saranno le sorelle Dirce e Nora, nasce un conflitto per la sopravvivenza, che si risolve col suicidio di Nora.


Tutto così svanisce prima

di prendere forma. (p.158)


“A sanarci dei miasmi delle vecchie letterature che ci si stanno putrefacendo tra le mani da trent’anni, l’arte narrativa del nostro tempo deve volgersi a costruire i racconti come favole, a fare della nostra letteratura una lucida veste a mezz’aria sopra la crosta della terra: Avventura novecentista, p.188…L’immaginazione non è il fiorire dell’arbitrio, e molto meno dell’impreciso. Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo; e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta.”: Avventura novecentista,p.351. La lingua del romanzo è l’applicazione di quelle premesse teoriche: “..Solamente allora, ella di colpo s’accorse che fuggire voleva dire perdere le sue bambine.

Come hanno fatto tutte quelle madri che han fatto questa cosa? No, nessuna lo ha fatto. Ma le visioni frenetiche d’una vita, sola con Maurizio in un paese lontano, avevano ormai scavato troppe fondamenta. A forza di pensarvi lei riuscì a temperare quel sogno. (p.70); “..Respirava luce, si faceva battere dal sole.” (p.83); “..Quanto a Vittoria, pare che il suo destino sia stato non vivere altro che per immaginazione: come la sola passione della sua vita s’esaurì nei sei giorni avvampati e deserti di Venezia, similmente quell’inverno ella aveva immaginato così intensamente tutto il nuovo modo di vivere, il suo animo n’era già così colmo, che dopo alcuni mesi cominciò a esserne stanco e rapidamente vuotarsi.” (p.97); “..Anche a Dirce insegnano [a ballare, ndc], ma lei ci trova meno piacere. Le parole ‘marito’, ‘sposare’, le suscitano l’immagine d’un muro bianco senza finestre. La parola ‘amore’ non le appare una parola tropicale come alle altre.” (p.98); “..Maurizio non aveva niente in contrario [allo sposare Vittoria, ndc], ma procrastinava; la vita tornòtutt’intorno a farsi quotidiana e simmetrica, com’è sua abominevole tendenza.” (p.106); “..Nora ora pensava a Fausto [il figlio morto di quindici giorni, ndc], e tutta la sua persona mandava un gran lume, ma Dirce non poteva vederlo.” (p.233).

In due altri luoghi (“..-Le bambine devono andare a letto - disse Vittoria. Ma questa frase sonò stranissima, parve d’una incomprensibile lingua inumana, corse via spegnendosi senza eco nei sassi.”: p.21; “..Dirce per camminare si appoggiava alle spalle della piccola donna come sopra un sostegno divino.”: p.201) c’è uno stretto collegamento con un altro autore “sopra le righe”, che certamente conosceva:Conrad: “Egli mi raccontava questa storia della sua avventura..con quella sua intonazione dolce, melodiosa e vibrante che infondeva un potere strano e penetrante nel suono delle più familiari parole inglesi, come se fossero le parole di una lingua soprannaturale.”; “Seguì un momento di silenzio, quasi fosse avvenuto qualcosa di straordinario.”; “Generosità. Sì. Si trattava in lei di generosità. Ma una generosità di uno splendore assolutamente regale, di una prodigalità quasi assurda - o, forse, divina.”: J. ConradTutti i racconti e i romanzi brevi, Milano, Mursia, 1983, p.504, p.475 e p.1062.