Ugo Ojetti, DONNE, UOMINI E BURATTINI

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Ugo Ojetti, DONNE, UOMINI E BURATTINI - Novelle, Milano, Fratelli Treves Editori, 1918, pp.1-305

 

 

 

<Gli orologi di Leone>

 

 

Un conte bolognese, al rientro a casa, sorprende un amico, anche lui nobile, che bacia sua moglie.

Qualche giorno dopo, è richiesto da un amico del Circolo, tradito dalla moglie con un donnaiolo, giocatore e beone, di fargli, scoppiato lo scandalo, da padrino.

Ricevuta la visita del nobile, che gli regala un Baillon, Paris, 1804, ricordo di famiglia, per la sua collezione d’orologi, si lusinga d’essersi trattenuto, lui, dal precipitare gli eventi.

 

 

 

 

<Il primo amore di Memmè Kohn>

 

A Oscar Ghiglia

 

Nel tentativo di conquistare una contessa, legata a suo cugino Ernesto, Memmè Kohn, ereditiere, le invia, in un astuccio, un anello con smeraldo e, in una busta, la sua carta da visita.

Il cugino, non ricco, lo gela, ricomprandoglielo.

 

 

 

<Lauretta>

 

A Guido Biagi

 

In una località balneare, un amico giramondo di O. rivede e gli descrive Lauretta, che, venti o trent’anni prima, seppellita la sua indiavolata napoletanità (“ - A cantare, a ridere, a ballare, siamo in centomila, a Parigi..Divertirmi? A divertirsi si muore di fame, noi donne -“) e rimessasi, con discrezione, alla protezione di “amici seri”, quando, là, voleva rivederlo senza insospettirli, si faceva mandare da lui “una partecipazione di morte, la prima che gli capitava sottomano.”.

 

 

<Suo marito>

 

Ad Alberto Albertini

 

Luisa, ricevuta la visita d’un cugino studente al Politecnico, che non vede da dieci anni, dopo esser stato, durante l’estate, il suo compagno di passeggiate e che, ora, si mostra attratto da lei:

“- Tu parti stasera. Hai capito?

- Io non parto.

- Va bene. Vedremo. - ella minacciò..

Bebbo partì la sera.”, si risolve ad accettare la proposta di matrimonio d’un maturo ingegnere

 

 

 

<Un fiore sulla tomba>

 

Tre mesi dopo la morte della moglie, Bebbo prende a mantenere, segretamente, Clelia, una pittrice povera.

Due anni dopo, spinto da parenti e amici, si fidanza - “Così Bebbo sentì per la prima volta l’orgoglio d’aver fatto infelice per colpa sua un’innamorata. Non se lo confessò perché non aveva la cattiva abitudine di ridurre in parole i propri sentimenti; ma sentì che quell’orgoglio era molto più piacevole dell’orgoglio di fare una donna felice.” e si sposa con Lucia.

Ma, avendo notato che Clelia, una volta la settimana, depone un mazzetto di viole sulla tomba della moglie, non interrompe la relazione con lei.

 

 

 

<Due amici>

 

Ad Antonio Beltramelli

 

Un’”energumena”, che, cacciata da casa per adulterio, minaccia, tanto il marito, che “l’aveva coinvolta in uno scandalo tanto grave senza nemmeno ascoltare le sue ragioni.”, quanto l’amante, che lei “voleva che non l’abbandonasse, la prendesse con sé, mantenesse quei soliti giuramenti che due amanti si fanno.” induce, a gradi, i due rivali, a stringere amicizia fra loro.

 

 

<Il morto e il rossetto>

 

In visita al marito morto, nella villa sopra Pistoia, in cui quattro anni prima era andato a vivere - “..Lo amava ancora? Non se l’era chiesto mai perché non voleva soffrire per lui, e anche perché rispettava troppo l’amore e il ricordo dell’amore per credere che si possa amare senza saperlo, senza sentirlo ad ogni respiro. Una donna che chiede a se stessa se ama ancora un uomo, non l’ama più.” - con una canzonettista napoletana, capisce che la sua vendetta era, non quella di dichiarargli, un giorno, che non l’aveva amato più, ma “lì, tremenda sicura e perfetta, in quella morte e nella miserabile sordida vita che egli aveva dovuto vivere accanto a quella femmina.”.

 

 

<Per non volare (Storia d’un eroe)>

 

A Sabatino Lopez



Lello “promette” ai genitori e, più avanti, alla moglie, che non farà l’aviatore.

Vi rinuncia davvero, da quando, un giorno (“ - Scusa, sai, credevo di farti un piacere a dirti: vola! Non vuoi? E tu non volare.-..

- Vola! Perché me lo dice soltanto adesso? -. Il cuore di Lillo si gonfiava di pena, gli pareva che tutti gli voltassero le spalle come Sofia in quel momento, indifferenti. - Vuoi romperti la testa? E rompitela. -. Se fossero stati a casa loro invece che a Livorno e sua madre avesse udito quella frase spietata e inaspettata di Sofia, ella sì, avrebbe potuto risponderle, difendendo il suo Lillo. Ma quella frase egli non poteva nemmeno scrivergliela perché non era più un bambino, era un uomo ammogliato, il capo di casa.”) la moglie glielo consente.

 

 

 

 

<La linea del cuore>

 

A Vittorio Ducrot

 

Giulio Mattei - definito “un imbecille” dai  conoscenti - che da sei mesi corteggia - “visite eterne, confidenze commoventi, appuntamenti in casa di tutti gli amici comuni.” - la signora Flores, rischia di perderla (“..Povero Cesarino…In che cosa era egli inferiore a quell’imbecille di Mattei? Per che stupidissimo vizio ella s’era pian piano lasciata scivolare giù per la china del peccato, senza ritegno, senza dolore, tanto per fare come le altre?”) alla notizia di morti per il deragliamento del treno su cui il marito viaggiava; ma riprende il terreno perduto, alla scoperta che è incolume.

 

 

<Quel che donna vuole>

 

Un capocomico, scapolo ostinato, soprannominato “C’eri?” (“ - C’eri martedì quando mi buttarono un mazzo di viole? C’eri venerdì quando d’Annunzio mi regalò la Francesca? -“) mostra scarsa lungimiranza nel richiedere al direttore di Sipario - Giornale dei comici la smentita del suo matrimonio con la prima attrice.

 

 

<La vendetta>

 

 

Al “Grand-Hotel” di Parigi, in viaggio di nozze, la giovane sposa d’un sensale fiorentino, convinto della triennale fedeltà di Gina, la sua amante, cui ha versato una buonuscita e da cui ha ottenuto la restituzione delle lettere inviatele da lui, riceve da lei una raccomandata, contenente “le lettere, tutte d’appassionato amore, indirizzatele, in quel triennio, da una ventinadi uomini.”.