Ugo Ojetti, SESSANTA

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Ugo Ojetti, SESSANTA, Firenze, Sansoni, 1957, pp.1-153

 

 

 

 


Chi è classico? Chi preferisce

un’aiola a un campo, un parco

a una foresta, una statua di

Michelangelo a tutte le montagne

apuane.

CCLXXXII, p.122

 


Di tutti i modi di viaggiare

preferisco il volo, anche per

abituarmi fin d’ora a vedere

il cielo. Ma anche lassù mi tiene

la stessa mania: vedere chiaro,

uscire prima che si può dalle

nuvole.

CCCXL, p.146

 


Il titolo si riferisce all’età, sessant’anni, in cui ha pubblicato le trecentocinquantadue massime, che da tempo andava annotando.

 


Deludente.

 

Alle CCCLII massime ne aggiungo un’altra: “Lo scrittore, dallo stile, in tutte le sue opere, ‘architettato, rotondo e impassibile’: Ricordi d’un ragazzo romano, p.113;‘persuasivo cioè d’eloquenza’: Venti lettere, p.59, è danneggiato, se congela i suoi pensieri nella forma concisa dell’aforisma.”.

 

 


Trattine (oltre all’epigrafe) alcuni: “La solidarietà è la forza dei deboli. La solitudine è la debolezza dei forti.”: CXIII; “Le piccole bugie giovano all’amicizia. Le crude verità serbale per i nemici.”: CCLVII; “Un vecchio che si loda d’esser savio, è un povero che si loda d’esser digiuno.”: CCLXXVIII; “Non fare teorie per spiegare la tua pittura, ma fa pittura per spiegare, se ne hai, le tue teorie. La sola lettera dove Raffaello parla, in due righe, dell’arte sua, la lettera del 1514 al Castiglione, non è di lui; ma come molte lettere di Tiziano èscritta da Pietro Aretino.”: CCXCIII; “’Estote prudentes sicut serpentes, simplices sicut columbae’. Il santo uomo che dava questo consiglio, non credeva di definire così le due qualità, contradditorie e necessarie, del vero scrittore. Voglio dire che verso la metrica e la rima, il dizionario e la retorica, il poeta deve essere più astuto e duttile del serpente; ma, verso la propria fantasia ed emozione, semplice e candido come una colomba.”: CCCXVII; “Se non vuoi sentirti invecchiare, prepàrati tanto lavoro che per finirlo tu debba passare i cento anni. Chi sa? I vecchi cavalli camminano finché si sentono stretti tra le due stanghe.”: CCCXXVII; “Sii serio quando obbedisci. Sorridi quando comandi.”: CCCXXIV; altri sono la versione stringata di disamine più distese, presenti nelle sue opere: “Chi scrive un articolo per procacciarsi un vantaggio o un onore, non è un giornalista, è un mendicante.”:XCI; “Scrivi sui fatti e gli uomini d’oggi come fossero già lontani nel tempo e tu dovessi evocarli e farli con l’arte rivivere. Scrivi sui fatti e gli uomini di ieri come fossero d’oggi e tu tanto ne sapessi da essere quasi sopraffatto dalla loro tangibile presenza.”: CXXIV; “Perché il concerto o il canto reso perfettamente dal grammofono o, alla meglio, dal cinema sonoro, ci diletta ma non ci commuove? Perché sappiamo che esso si può ripetere a volontà, mille volte, senza sgarrare, mentre anche una romanzetta cantata da una persona viva e presente è ogni volta diversa, e il cantante rischia una stecca e i fischi.”: CXXVI; “...La verità? Un ritratto dipinto da Tintoretto o da Rembrandt, assomiglia all’originale? Che ce ne importa? Ormai l’originale ha dovuto adattarsi ad assomigliare al ritratto, se vuole godersi questa seconda vita, più lunga e forse più degna della prima.”: CCXXI; “Impara il tuo mestiere. Non basta il mestiere per diventare artista, ma il mestiere è necessario; come non basta mangiare per vivere da uomo, ma non si vive se non si mangia. Arte, in italiano, prima di tutto significava mestiere.”: CCXLVI.