Massimo Bontempelli, VITA E MORTE DI ADRIA E DEI SUOI FIGLI

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Massimo Bontempelli, VITA E MORTE DI ADRIA E DEI SUOI FIGLI - Romanzo, @ Milano, Casa editrice Valentino Bompiani, 1933, @ Milano, Bompiani, 1972, pp.1-263

 

 

 


Vita e morte di Adria e dei suoi figli 2012

 

 


Adria, divenuta a vent’anni madre per la seconda volta, capito d’aver in essa raggiunta la perfezione, aveva stabilito di dedicarsi tutta - “La bellezza fu la sua cura d’ogni minuto, scopo d’ogni atto; la sentiva come una cosa fuori di lei, che Dio le aveva dato in custodia. Davanti ad essa bruciò dunque ogni altra cosa, sentimento, inquietudini, piacere di vivere, ambizioni.”: p.20 - alla religione della propria bellezza..

Questo per dieci anni: “..Poi l’entusiasmo sgorgò, mentre ella placida avanzava: ‘Bella, bella, paradiso, maraviglia, sole’ queste parole sbocciavano, si gonfiavano, rompevano le dighe, montavano d’impeto al soffitto, ricadevano in spume intorno ai piedi di Adria...In quel comune entusiasmo degli uomini e delle donne non v’era ombra di sesso.”: p.42.

A trenta, la visita del giovane, che cinque anni prima, in un palco al teatro Valle, le era stato presentato da suo padre, ucciso, poco dopo, al Circolo, dal “solo” innamorato - “Perché uno era necessario, a compiere il poema dell’aria che la circondava.”: p.21 - di Adria, che, per questo, era stato internato in manicomio, la costringe a un “esame diquell’intrico di riflessioni, fenomeno tutto nuovo in lei.”: p.88..

“..Credeva d’avere distesa tutta l’anima come una superficie liscia su cui faceva brillare a suo grado i raggi della propria bellezza; invece in quell’anima eran rimaste pieghe, minute pieghe piene di tradimento..

L’alba tremava sotto il cielo come una bambina costretta a mendicare..

Un attimo di distrazione l’ha lasciata cadere nel fiume del tempo, nella strada di polvere, nella capacità di sentire qualche cosa di là o di qua dalla santità della sua bellezza. Dunque s’è rotta una molla del prodigioso meccanismo della sua volontà..E’necessario provvedere se no tutto il sacrificio è stato inutile.”: pp.94-97.

Adria, quindi, comunica al marito e ai due bambini la decisione di ritirarsi dalla scena - “Insomma dal mondo. Intendo che nessuno dovrà vedermi mai più. Nessuno al mondo dovrà assistere al mio declino.”: p.100 - andando ad abitare a Parigi, sotto il Sacre Coeur, “ad aspettare per qualche decennio la morte.”: p.134.

“Il suolo della strada era sassoso, senza marciapiedi, due fili magri d’acqua torbida correvano lungo i margini: anche dai tubi arrugginiti che scendevano dalle grondaie, sgorgava ancora ogni tanto una boccata di liquido sudicio. Il mezzo della strada era macchiato di chiazze rossastre d’origine ignota, di sterchi rinsecchiti d’animali passati là chi sa quando. Ma davanti a qualche uscio fa la guardia un bidone di latta pieno di spazzatura, un ignobile cane vi si sofferma,èì un altro preferisce il lampione in fondo alla strada..

Invece l’interno della casa sotto i suoi ordini diveniva d’ora in ora lucido, semplice, aereo; il legname e le vernici gareggiavano di nobiltà.”: p.112.

 

( Nel frattempo muore il marito di Adria, rimasto a Roma).

 

Analogamente, venendo alla figlia Tullia, la sua esuberante adolescenza è messa a contrasto - “..Passava ore intere a girovagare le stanze di Villa Adria, o usciva a passeggiare per quei terreni vaghi verso oriente; lasciava le strade, lasciava i sentieri; le piaceva camminare sulla terra viva onde la furia vegetale scoppiava prepotente in mille forme; così andava in mezzo a turbini di verde e di giallo: Tullia si sentiva ricca come quella terra, smaniosa di espandersi, riempire spazio tra la terra e il cielo; invocava qualche avvenimento che la travolgesse, qualche occasionedi muover tutta la forza concentrata e pronta nel cuore.”: p.166 - con lo squallore della sua fine: a vent’anni, fattasi trasportare dietro le linee nemiche, dopo Caporetto, è fucilata come spia.

 

Suo fratello Remo - “(Questa storia deve saper circolare con indifferenza tra il cielo e l’inferno.)”: p.215 -, ucciso a Marsiglia un amico, s’imbarca sotto falso nome per l’America del Sud.

 

Adria, giuntole un decreto, che tutta la strada della sua casa, dove era stata reclusa da dodici anni, nell’ambito d’un risanamento del centro di Parigi, doveva essere distrutta, appicca il fuoco al suo appartamento.

“..Io non ho mai saputo capire Adria né farmi un giudizio di lei; ma come niente fu trovato del suo corpo, così temo che nell’incendio dell’ultima notte di settembre sia di lei morta anche tutta l’anima.”: p.263.


N.B. “Leva”: “Adria la mattina dopo si svegliò con una gran voglia di scrivere a Tullia una lunga lettera..Scrisse ‘Tullia’ e cominciò ad avere paura delle parole che le sarebbero venute. E che dirà Tullia ricevendouna lettera simile? A che cosa simile?”: p.143; e “pone”: “Ebbe un desiderio di sentirseli tra le braccia. Ma le pareva di non sapere come sifa ad abbracciare i suoi bambini..Adria si chinò, li baciò uno dopo l’altro, a caso, ma piano, sulle tempie, sul mento, e con le braccia cingeva l’uno e l’altro alle spalle. Quel minuto forse era eterno. Poi Adria si rialzò. Essi si scostarono come se avessero toccato l’orlo d’un altare.”: p.106, alla Conrad.