A.A.V.V., DA FATTORI A CASORAT

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A.A.V.V., DA FATTORI A CASORATI. CAPOLAVORI DELLA COLLEZIONE OJETTI, LX tavole a c. e in b.n, pp.71-189, Viareggio, Centro Matteucci per l’Arte Moderna, 2010, pp.1-205

 

 


- Giovanna De Lorenzi, Ugo Ojetti critico e collezionista d’arte, pp.16-29

- Graziella Battaglia, La raccolta Ojetti, pp.30-45

- Rossella Campana, Ojetti, Ghiglia, Andreotti. Proposte d’arte e critica a Firenze nel primo Novecento, pp..46-63

- Ferruccio Canali, La villa e il giardino del Salviatino, pp.64-70

- Fabio Amico, Ugo Ojetti (1871-1946)

- Bibliografia essenziale di Ugo Ojetti, p.197

- Arturo Loria, Ricordo di Ugo Ojetti, “Il Mondo”, 16 marzo 1946, p.198 e sg.

Bibliografia del Catalogo, pp.200-205

 

La collezione Ojetti, nel 1912 trasferita, dal villino liberty in via dei Della Robbia, 10, a Firenze, occupato da Ojetti dal 1906, nella cinquecentesca Villa detta “Il Salviatino”, sulle pendici di Fiesole, che comprendeva capolavori dei Primitivi del Tre e Quattrocento, una selezione dell’arte del Sei e Settecento, raccolte di pitture e sculture del secondo Ottocento e del primo Novecento, grafica e arti applicate, dopo la scomparsa della madre Fernanda Gobba nel 1970, è stata “nella necessità di rendere attiva una proprietà divenuta ‘inerte, polverosa e gravemente passiva’”: p.31, dispersa dalla figlia Paola.

 

<Oscar Ghiglia, Ugo Ojetti nello studio, olio su tela, cm.73,5 x 73, 5, collez. privata>

“..Dopo aver abbozzato la composizione, il pittore cominciava a dipingere il quadro partendo dagli oggetti disposti sul tavolo. Cominciava, racconta Fernanda, dal ‘vasetto con le due rose - la bianca la finisce, la rosa la abbozza’, il terzo giorno si dedicava al ‘portacenere di Ugo di coccio blu’;..quindi ‘comincia a fare il libro [della Pinacoteca di Brera] che Ugo sfoglia’..Solo dopo due settimane cominciava a dipingere gli scaffali del fondo, ai quali dedicava altri dieci giorni di lavoro, provocando l’impazienza degli Ojetti.”. Forse sfiduciato dalle lagnanze, Ghiglia sospendeva il dipinto, che, incompleto quindi, restava comunque in casa Ojetti.

 

<Antonio Berti, Ritratto di Ugo Ojetti malato, 1946, terracotta, cm.23,5 x 14 x 20, Firenze, collez. privata>

 

 


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