Joris-Karl Huysmans, L'ART MODERNE

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eBook, senza testo francese per diritti di copyright sulla stampa, in traduzione integrale del c., di: Joris-Karl Huysmans, L'ART MODERNE, Paris, Plon-Nourrit, 1883, pp.1-238

 


Ecco delle verità che è utile enunciare

quando lo si può  - urteranno sì, ma faranno

bene a chi le scrive.

(Joris-Karl Huysmans)

 


Sono passati in rassegna: Il Salone ufficiale del1879, Il Salone ufficiale del 1880, L'Esposizione degli Indipendenti del 1880, Il Salone ufficiale del 1881, L'Esposizione degli Indipendenti del 1881, con un'Appendice.


<Preambolo>

"..Il Salone del 1880 è una babilonia, una baraonda aggravate dalle topiche della nuova classifica,

Ma dopotutto i pittori non meritano affatto che li si difenda. Essi invocano costantemente il soccorso dello stato, anziché mandarlo al diavolo, rifiutare le bambinate delle menzioni e delle medaglie, sforzarsi insomma di camminare colle proprie gambe. Affar loro! Non mi riguarda: vado a occuparmi semplicemente delle loro opere.": p.100.


<Degas>

"..Pittura audace e singolare, che si rimette all'imponderabile, alla ventata che, a uno scambietto effettuato dalla danzatrice, solleva la garza sulla calzamaglia, pittura sapiente eppure semplice, nella resa delle pose più complicate e ardite dei corpi, degli effetti più imprevedibili della prospettiva, al punto, per rendere l'esatta sensazione dell'occhio che segue miss Lola, sollevatasi a forza di denti fino al colmo della sala, di far pendere tutto da un lato il soffitto del circo.": pp.90-93.


<Gustave Moreau>

"..Già ossessionato dal Mantegna e dal Vinci, le cui inquietanti principesse attraversano misteriosi paesaggi nero-blu, invaghitosi delle arti ieratiche dell'India e dei febbrili colori di Delacroix, è pervenuto a un'arte personale, il cui timbro inquietante può, d'acchito, sconcertare. In effetti le sue tele non sembrano più appartenere alla pittura propriamente detta. Al di là dell'estrema importanza data da M. Moreau all'archeologia, le metodiche che impiega per rendere visibili i suoi sogni sembrano ispirarsi all'incisione dei primitivi tedeschi, alla ceramistica e alla gioielleria; dentro c'è di tutto: il mosaico, la niellatura, il ricamo paziente dell'antico e la miniatura dei vecchi messali. Delle due tele esposte, una mostra Galatea, nuda in una grotta, spiata dall'enorme faccia di Polifemo. E' qui soprattutto che si rivelano i magismi di pennello di questo visionario.

La grotta è un vasto scrigno in cui, sotto la luce spiovente da un cielo di lapislazzuli, uno strano fiore minerale incrocia i suoi germogli fantastici e intreccia le trine delicate del suo inverosimile fogliame. Dei tronchetti di corallo, dei rami d'argento, delle stelle marine, traforate come filigrane, scaturiscono, al pari di verdi fusti dai fiori a un tempo chimerici e reali, in quell'antro splendente di pietre preziose come un reliquiario e contenente l'inimitabile e radioso gioiello, il corpo bianco, tinto di rosa ai seni e alle labbra, di Galatea addormentata nella sua lunga e pallida capigliatura.": p.106.


<Renoir>

"..Dopo i balli al Moulin de la Galette, i paesaggi, gli angoli di Parigi, i saltimbanchi d'un circo, ha prodotto numerosi e vari ritratti. Curiosamente affascinato dai riverberi sul vellutato della pelle, dai giochi del sole sui capelli e sulle stoffe, M. Renoir ha immerso le sue figure nella vera luce: quali adorabili sfumature, quali fini iridescenze si sprigionano sulla sua tela! I suoi quadri figurano, senza dubbio, tra i più gustosi che racchiuda il salon.": p.143.


<Impressionisti>

"..Gli Impressionisti di talento sono, a mio avviso, molto superiori ai pittori ospitati nelle esposizioni ufficiali. Entrano maggiormente nell'individuo che rappresentano e, esprimendo meravigliosamente il suo aspetto esteriore, sanno anche farne promanare il sentore dell'ambiente cui appartiene. La ragazza 'sa' di ragazza e così la  donna di mondo.": p.27.


<Pissarro>

"..Alla figura umana dava spesso, nelle sue opere, un'inflessione biblica, - ora non più; - M. Pissarro s'è totalmente liberato delle reminiscenze di Millet; dipinge i suoi campagnoli, senza falsa grandezza, semplicemente, come li vede. Le sue deliziose ragazzine in calze rosse, le sue vecchie col fazzoletto annodato sulla testa, sono veri piccoli capolavori.": p.209.


<Gauguin>

"..Quest'anno M. Gauguin si presenta con una tela ben sua che rivela un incontestabile temperamento di pittore moderno.

Il titolo è: Studio di nudo: è, in primo piano, una donna, di profilo, su un divano, in atto di rammendare la camicia; dietro lei, l'infilata del pavimento, ricoperto da un tappeto violaceo e delimitato, in fondo, da una tenda vista di scorcio.

E' una ragazza d'oggi, non in posa per la pinacoteca, né lasciva né smancerosa, intenta, semplicemente, a cucire.

Poi, la carne parla; non più quella pelle piana, liscia, senza granulosità, senza pori, come avviene per tanti pittori; è un'epidermide arrossata dal sangue, sotto cui i nervi sussultano; che verità, infine, in tutte le parti del corpo, nel ventre un po' abbondante, in quelle giunture un po' angolose dei ginocchi, in quell'aggetto del polso piegato sulla camicia!

Ah! La donna nuda! - Chi l'ha dipinta reale e superba, senza premeditati arrangiamenti, senza falsificazioni né dei tratti né delle carni? Ad onta dei titoli mitologici e delle bizzarre vesti indossate dalle modelle, Rembrandt solo ha, ad oggi, dipinto il nudo.

Sono delle schiette Olandesi quelle Veneri, quelle ragazze a cui si lavano i piedi e si rastrellano le chiome con un pettine, quelle comari panciute dalle grosse ossa sporgenti sotto la pelle granulosa, in un raggio d'oro.

Sarebbe desiderabile che artisti di talento come Gauguin dessero alla loro epoca quello che Van Rhin ha dato alla propria.": p.184.


<Odilon Redon>

".Dei carboncini si spingevano ancor più addentro negli incubi tormentosi: erano dei vibrioni e dei volvòci, gli animali microscopici che si trovano nell'aceto. che brulicavano nel glucosio tinto di fuliggine; là, un tubo in cui fremeva una palpebra smorta, un sito deserto, arido, desolato, simile ai paesaggi delle carte selenografiche, in mezzo a cui s'ergeva un fusto supportante un'ostia, simile a un fiore rotondo, a una faccia esangue, dall'espressione pensosa.": p.219.


<Stroncature>

"..Segnalerò semplicemente, di passaggio, l'amabile invenzione adottata da pittori ambosessi: la natura morta-indovinello, la natura morta-rebus.

Tre tele, fra le altre, sono alquanto misteriose. Una, di M.lle Desbordes, rappresenta un mappamondo sul quale è piantato un fiore che ingentilisce un paese o un mare; spiegazione: il Ricordo dell'assente; nell'altra, M. Delanoy mostra un libro trafitto da una spada: soluzione: il Diritto vince la forza. La terza infine è concepita come segue: un revolver su un tavolo, a lato una lettera aperta,  comunicante che il jury rifiuta la tale 'crosta'; la minuta d'un testamento completa la scena. Si chiama la pittura 'di idee' e qualche pittore la reputa spiritosa.": p.186.


L'Art Moderne è stato pubblicato, a più riprese, solo nella lingua originale.

 


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