Alberto Savinio, DRAMMATICITA' DI LEOPARDI

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Alberto Savinio, DRAMMATICITA' DI LEOPARDI, Introduzione, pp.7-9, di Natalino Sapegno, Roma, Edizioni della Cometa, 1980, pp.1-50


Senza negare i meriti di Savinio inventore

di favole, confesso di preferirgli l'altro,

commentatore in apparenza svagato di

fatti, libri, opinioni e personaggi, quello voglio

dire del finissimo saggio su Maupassant, della

"Scatola sonora", della "Nuova Enciclopedia".

E' lì che si afferma la qualità più singolare e

nuova della sua scrittura, che si esplica in una

sorta di anomala concatenazione e divaricazione

di idee spunti allusioni richiami analogie, arginate

tuttavia da una profonda esigenza di chiarezza

intellettuale.

[Introduzione, p.8]


"..Quel suo voltare le riconosciute verità come guanti, quel suo buttare un occhio dietro i decorosi scenari della storia umana, quel suo 'sporcar casa' sarebbero impertinenti a un uomo di stile meno compiuto, di meno ferma dignità.

Dare al rovescio delle cose la stessa dignità che alla facciata: non è questo forse il segreto del fascino leopardiano?..

Si consideri la prudenza antiretorica di Leopardi, lui così riguardoso della forma, a velare la stessa bellezza della lingua, a diffidare del suo vantato vocalismo, a evitare le aperte sonorità dell' a e i o u. La sua prosa non di rado rivela il proposito  di accumulare consonanti su consonanti, sonare sui soli tasti neri..

Filologo, cioè a dire amico delle parole, le spezzava per vedere come sono fatte dentro. Godeva scoprire che nausea viene da naus [in greco naus, nave, che può provocare il mal di mare, ndc.]: questi giochi, queste freddure superiori. Spiritualista, non amava le parole che per il loro significato riposto. In Leopardi, molte parole vanno intese in un altro modo. ".