Carl Jacob Burckhardt, RICORDI DI HOFMANNSTHAL

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Carl Jacob Burckhardt, RICORDI DI HOFMANNSTHAL, Traduzione di Ervino Pocar, @ Milano, Enrico Cederna editore, 1948, pp.1-109

 


Gli incontri di Burckhardt, diplomatico e storiografo (1891-1974) con Hofmannsthal vanno dal 1918 al 1929.


Parafrasando, a parametri temporali mutati, la citazione di p.57: "La mattina seguente, disse sopra pensiero: ' - Non la volontà, non la capacità, non la vocazione decidono di un'opera. Si può capitare in un clima, in un'epoca che non ammettono alcuna possibilità di prosperare. Accade come nella vegetazione, come nella fauna: serie intere scompaiono. La parola che fino a ieri aveva un potere magico cade oggi a terra senza senso.", il 2013 "ammette" come estremamente attuali, anziché i drammi lirici, le commedie, i racconti e i romanzi brevi, i suoi saggi di critica letteraria, accanto all'epistolario.

Come attesta Dalle lettere del poeta: pp.63-107, che svariano dall'intervento sull'attualità: "..Scrive: 'Il concetto di popolo è svanito, perché gli manca il giusto contrapposto: ora non si può parlare di grandi come nei secoli XVII e XVIII, e i ricchi sono un contrapposto ben misero. Eppure la definizione di popolo non è caduca: quando incontri uomini tra i quali ti sembra che la vita abbia un altro peso, uomini che considerano la sopportazione del peso come la comune sorte umana, che accettano anche il peggio con animo tranquillo e non stanno a ponderare troppo neanche sulla morte, uomini nei quali la parola è piuttosto vicina al sentimento, il pensiero più vicino all'azione, uomini il cui giudizio ti insegnerà la realtà punto per punto, la cui mancanza di dialettica ti sorprenderà, nella cui cerchia gli eventi del mondo ti appariranno meno confusi, nella cui compagnia ti sarà più difficile affermare te stesso e collaborare che non conquistare la loro simpatia, uomini che ti faranno spesso sorridere con la loro credulità e ti umilieranno con la loro spontanea signorilità, uomini tra i quali, sentendoti a casa tua e forestiero nello stesso tempo, provi una specie di nostalgia per una situazione spirituale che non ti è estranea, ma tuttavia più inaccessibile che il paradiso perduto: sappi allora che sei fra il popolo,'"; al riflesso d'una vacanza italiana: "..Venezia Lido, 10 luglio 1926. Qui viviamo tutto il giorno nelle cabine e nell'acqua come le anatre nei loro acquitrini - e soltanto la sera si va in città, con una dolce spossatezza, talvolta quasi nel dormiveglia, e si ritorna alla spiaggia: a me però questo mutamento fisico fa bene, ne sentivo il bisogno quest'anno, perciò ci siamo decisi rapidamente a venir qua, ma due settimane di questa vita meramente fisica e semisognante sono sufficienti, e alla metà della settimana ventura contiamo di ritornare a Rodaun.".