Alberto Savinio, IL SORBETTO DI LEOPARDI

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Alberto Savinio, IL SORBETTO DI LEOPARDI, Bologna, Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, 2012, pp.1-27

 


All'ingresso a Napoli, il sole sbaraglia la nuvola e

d'improvviso il mare brilla davanti a noi. Accanto

all'utilitaria che avanza a passo d'uomo, cammina,

invisibile, un poeta. Come cent'anni fa, Leopardi

ripercorre la strada che dalla sua abitazione scende

al Caffè d'Italia.


Per aver, nel '39, sul settimanale "Omnibus", scritto in questo articolo, in contrasto col clima apologetico delle celebrazioni del centenario, che Leopardi, nel 1837, morì, durante un'epidemia di colera, d'una leggera colite che i napoletani chiamano '''a cacarella", per ordine di Mussolini, la rivista fu soppressa e, per qualche mese, gli fu vietato di scrivere su qualunque giornale o periodico.


Nel pomeriggio, all'ora del gelato, Leopardi, che se "li faceva porre uno sopra l'altro, così da comporre una piccola montagna di sciroppi e di creme rapprese", usciva "dalla sua abitazione da talpa"  e da Santa Teresa degli Scalzi, per Toledo, approdava al Caffè d'Italia.