Alberto Savinio, NUOVA ENCICLOPEDIA

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Alberto Savinio, NUOVA ENCICLOPEDIA, @ Adelphi edizioni, 1977. In copertina: Alberto Savinio, Atlante (1927), pp.1-406

Tranne alcuni del tutto inediti, gli articoli, raccolti da Savinio stesso per una pubblicazione in volume, apparvero sulla rivista "Domus" (gennaio 1941-ottobre 1942, numeri 157-178) e su "La Stampa" (aprile 1942-luglio 1943) e "Corriere della Sera" (1947-1948). Al 1952 risale la voce 'Giovanna d'Arco', tratta dalla rivista "I Rostri" (Roma, IV, 2 febbraio 1952): Nota dell'editore, p.16.

 


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…quell'apparecchio volante che si scrive aeroplano e si pronuncia

areoplano.

[ Attendere, p.58]

..Ricordarci che 'borghese' viene dall'aggettivo 'burgensis', e questo

a sua volta dal sostantivo basso latino 'burgus' nel senso di città..

c'insegna soprattutto che il borghese è per antonomasia il cittadino,

ci suggerisce l'impossibilità per il non cittadino a diventare borghese.

[Borghesia, p.77]

..Lavorando in quest'aura utopica, ho finito per credere, utopicamente,

che i miei lettori hanno tutti superato il pregiudizio della serietà, che

tanto buio spande sulle cose della coltura e comunque della vita, e

sanno ormai che la serietà è un ostacolo e una limitatezza, e dunque

una forma di inintelligenza.

[Comunismo sessuale, p.102]


<Le curiosità intellettuali, le esigenze di conoscenza, contro il possesso d'un sapere in sé esaustivo>

"..Non sarà perfettamente chiara la libertà finché rimarrà nel mondo anche il minimo derivato dell'idea di Dio. Finché non sarà svanito del tutto anche l'ultimo residuo del divino, ossia di cosa che sovrasta, e propone all'uomo un mistero, e genera in lui un'aspirazione, e indica a lui una meta. Né sarà d'altra parte perfettamente raggiunta la libertà finché durerà nell'uomo anche l'ultimo ricordo del concetto di causa e effetto, e che la vita in generale e ciascuna cosa in particolare hanno un fine. Finché non saranno dimenticate del tutto le domande che l'uomo si pone davanti alla nascita, alla morte, all'arte, ai 'misteri': 'Perché?', 'Che significa?'. Finché non sarà spento anche l'ultimo sospetto che le cose celano un significato. Finché la vita non avrà raggiunto la condizione di perfetta insignificazione e di suprema leggerezza.": Libertà, p.231; ".. Ho superato il mezzo secolo di vita. Ho visto molte cose nascere e poi morire, e molte cose ho visto mutare. Soltanto la pluralità e varietà delle esperienze dà il necessario equilibrio, i necessari pilastri sui quali ama poggiare la saggezza. I danni vengono dal che gli uomini guardano una cosa per volta, che è il modo peggiore di conoscerla. Le cose non si conoscono se non per comparazione. Guai agli specialisti.": Popolo, p.293; "..Il più sicuro modo di felicità è il movimento mentale: il 'gioco' mentale. questa suprema e completa distrazione dalla noia, dal dispetto, dall'invidia, dallo smarrimento, dalla delusione, dalla tristezza, dall'odio, dall'ira, dal dolore, dalla morte. Io penso a una civiltà che anziché pane e circensi, distribuisse temi di pensiero.": Segnalazioni, p.331; "Si sente dire molto spesso: 'Sono cose superate'. Questa frase si riferisce in modo particolare a quanto è stato fatto in quel periodo di grandi ricerche, di grande rinnovamento, di grandi conquiste che a un dipresso va dal 1910 al 1930 [il surrealismo, di cui Breton gli attribuisce la primogenitura, ndc.]..Ci sono state nel frattempo molte rinunce e un ripiegamento, che per decenza ci si accorda a chiamare ritorno all'ordine, rinascita dei valori fondamentali e in altrettali modi pomposi e vacui. Anche la parola 'umano' è molto usata in questo senso e con unzione si dice che gli artisti sono ritornati all'umano, come se prima si dedicassero al mondo degli epizòi..

Da questo non vedere e non capire l'uomo, la cosa, l'oggetto se non dentro una loro breve e ridotta cubatura, nasce anche la misteriosa ragione del nobilismo: si capisce perché il mondo, per certi uomini, non può avere se non una struttura feudale.

Il titoliamo si ferma al 'cavaliere ufficiale', perché l'uomo che sente necessità di titolizzare intorno a sé, ossia l'uomo basso di mente, è mozzo e ostacolato anche nel linguaggio; altrimenti, e se avesse coraggio d'andar liberamente dietro ai propri sentimenti, egli propagherebbe i titoli anche fuori dal campo umano a tutto che gl'incute timore, che gl'ispira rispetto, e darebbe dell'eccellenza al mare, del commendatore a un cannone, del professore a una rotativa.

Questi titoli invece ci tocca crearli noi e del mare fare 'l'Eccellenza Mare', del cannone 'il Commendator Cannone', ecc., con le quali associazioni e con l'omogeneizzare ciò che per il comune è ibrido, noi creiamo delle immagini e delle forme poetiche, ossia quel teatro più vasto, quegli 'altri' personaggi, quello spettacolo 'universale' che prima o poi dovrà sostituire il Teatro delle Scimmie, che non riproduce se non alcuni aspetti e quasi sempre i più superficiali e apparenti degli uomini e del mondo, come appunto fanno le scimmie nei loro rapporti con gli uomini.": Teatro, p.359.


<Sull'Europa: v. anche: Alberto Savinio, "Sorte dell'Europa", Adelphi, 1977>

"..Sarà mai felice l'Europa? Sarà mai 'tutta' europea? Un lavoro sottile e costante compie l'Europa per salvarsi dal non europeo che continuamente le s'infiltra dentro e la inquina. L'europeismo più puro è la Grecia presocratica. Ancorché parti non europee ci fossero anche nella Grecia presocratica: Pitagora e il pitagorismo. Tuttavia le idee (non europee) di anima e corpo, materia e spirito, fisico e metafisico, inferno e paradiso, non infradiciavano ancora la mente europea. La vita era guardata, pensata, esaminata, in quello che è, un infinito fisico, non come la mente non europea pensa che debba essere, 'per esser degna di Dio'..

Condizione ottima dello spirito europeo è il dilettantismo. La sola mente europea è così civile da riconoscere che la vita non cela problemi dentro di sé. La sola mente europea sa che i problemi semmai non sono se non motivi di diletto, passatempi, pretesti ginnastici..

L'uomo europeo 'si tiene su' anche se gli manca lo stimolo della virilità. (L'equivalente per la donna europea). L'uomo europeo non porta i baffi come un'insegna (né la donna europea le mammelle). Tra europei il sesso non è un sacro principio (un orgoglio, un onore)..

Sui campi dei non europei [Asia, ndc.] collinosi di mammelle, domina ritto un fallo gigantesco, fiancheggiato da due baffi, simili a due sciabole nere. Nel mezzo dell'Europa, su un divano civilmente magro, circondato di apparecchi comodi e silenziosi, sotto una luce indiretta e diffusa, dorme Ermafrodito.

Dormire, così calmo, è segno di forza, di sicurezza.": Europa, pp.146-150.


<Sui sogni: v. anche il capitolo: 'Delle cose notturne' in: "Vita dei fantasmi", Scheiwiller, 1962>

"..Per capire i sogni bisogna abituarsi a pensare che non sempre i valori e i significati della vita sveglia si continuano nel sogno con lo stesso valore e lo stesso significato, ma che nel sogno hanno molto spesso un valore diverso e un diverso significato. Per capire i sogni bisogna pensare che nel sogno A può anche non essere la prima lettera dell'alfabeto, e 24 può anche non essere la somma di 20+4..Per capire i sogni bisogna mondarli di quanto non partecipa della loro sapienza propria, ma è residuo della nostra sapienza di uomini svegli passato per errore nel sogno.

Nel sogno che ho fatto la notte passata si trovano reminiscenze della mia sapienza di uomo sveglio, e assieme cose che fanno parte della sapienza 'propria' del sogno. Bisogna separare le une dalle altre. L'errore della psicanalisi è è di non riconoscere l'autonomia della sapienza del sogno, ma considerare che anche la parte autonoma del sogno è formata di reminiscenze dimesse dalla nostra coscienza e passate nel nostro subcosciente, come in un sicuro nascondiglio.

I ricordi della vita sveglia che trapassano nel sogno sono le impurità del sogno, i 'peccati mimetici' del sogno. Non qui è l'enigma del sogno. Non qui è quello che del sogno bisogna capire..

I sogni attuano quello che il mio pensiero di uomo sveglio non ha possibilità di attuare. Ora comincio a capire il perché di questo sempre più insistente richiamo dei sogni. E' in vista del mio 'totale' trasferimento nei sogni.

Già nella vita sveglia, la mia vita è sempre più una vita da sonnambulo. Già nella mia vita sveglia io vivo sempre più nei miei pensieri che nella realtà comune. Già nella mia vita sveglia, io posso chiamare ormai tutti i fatti e i ricordi della vita reale, le 'impurità' e i 'peccati mimetici' della mia vita sveglia.": Sogni, pp.346-349.


<Encomio della solitudine>

"..Abbiamo scrittori doloristi (Pirandello), pittori doloristi (Casorati), attrici doloriste (Eleonora Duse). il dolore è considerato più elegante, più nobile, più profondo della gioia. Per quello che è della gioia come 'esaltazione d'amore': il joy [topos della poesia provenzale, ndc.], resta da dire che anche nella più smagliante esaltazione d'amore c'è sempre una ancorché minima ombra che ne macchia la luce; perché l'amore che si ha per altri non è mai perfettamente puro in quanto implica dedizione di noi stessi; e il joy noi cavalieri senza dama lo serberemo piuttosto per l'amore a noi stessi: a quello che di più puro e più alto esprimiamo da noi stessi, alle nostre opere: a ciò  che non ci viene da sorgente altrui, ma dalla nostra propria sorgente. La nostra solitudine è la nostra nobiltà. La nostra solitudine è la nostra gioia, il nostro joy.": Joy, p.227; "..Il solo pensiero valido che si possa pensare, è quello che si pensa nel cuore di una solitudine perfetta, di un assoluto vuoto, lontanissimi da ogni suggerimento, da ogni guida sia essa la più benevola e benintenzionata, da qualunque imposto principio. Io penso con infinito desiderio e con ansia tormentosa al giorno in cui pensieri liberi e puri, forti della loro sola forza, paghi della loro indipendenza, cominceranno a costellare il firmamento della nostra letteratura.": Questi, p.314.


 

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