Alberto Savinio, HERMAPHRODITO E ALTRI ROMANZI

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Alberto Savinio, HERMAPHRODITO E ALTRI ROMANZI, a cura di Alessandro Tinterri, Introduzione: 'Savinio dei fantasmi', pp.VII-XXXVII, di Alfredo Giuliani, Note ai testi, pp.897-988, Milano, Adelphi, 1995, pp.1-996

 


ANGELICA O LA NOTTE DI MAGGIO, @ Milano. Morreale editore, 1927

 

Angelica - fin da neonata al centro di "un cerchio di paura. Più che guardarla, la scrutavano..

Sereno l'umore: cielo nel quale mai s'affacciava la più lieve nube. Isolata dentro una zona impenetrabile. Velata di sonnolenza. Alla vita e ai suoi fatti, non partecipava se non disinteressatamente e di lontano. Il suo volto era calmo di una calma eccessiva: cielo nel quale stanno per apparire i presagi. Qualcosa d'incompiuto in lei, di non nato. Alla nascita carnale un'altra certo era per seguire completa, definitiva." - è, in realtà, Psiche.

Sposatasi col finanziere barone Rothspeer, cade in un sonno continuo, come Psiche, discesa agli Inferi per chiedere a Proserpina un po' della sua bellezza, aperta l'ampolla, data da Venere, contenente il dono di Proserpina, che è il sonno più profondo.

Il barone, tentato, una notte di maggio, d'ucciderla - il colpo di rivoltella è deviato da "un angelo", che è il dio Amore -, è ricoverato in manicomio.

 


AVVENTURE E CONSIDERAZIONI DI INNOCENZO PALEARI [incompiuto] @ "Primato Artistico Italiano", marzo 1921-aprile 1922

"Considerazioni" del 'doppio' saviniano Innocenzo Paleari, presto abbandonato e sostituito da quello di Nivasio Dolcemare, sulla 'forma' del dilettantismo: "..Grazie a un destino particolare sul quale ora sarebbe fuori luogo diffondersi, io ho raggiunto uno stato d'indipendenza piena e completa, vuoi pratica, vuoi spirituale..Nulla e nessuno mi può comandare, obbligarmi a chi che sia, costringermi a lavori, opere, fatiche: obbedisco alla mia volontà sola. Spiritualmente  poi posso ben dire che nella mia mente non hanno stanza autorità di sorta, né immaginarie, né teologiche, né tampoco ideali."; e sulla 'utilità' di stupirsi: "..Ma i miei simili per essere incapaci ormai di stupore, non vedono altro intorno a sé, se non oggetti incolori e nudi. Hanno smarrita parimente quella magica facoltà di rivestire e colorire con luce sempre rinnovata gli aspetti delle cose.".


IL SIGNOR DIDO @ "Corriere della Sera", febbraio 1949-gennaio 1952


Terminata la cena fredda, suoni acidi e sincopati

sorsero e dominarono l'incomposto vocìo; alcune

coppie si abbracciarono, girarono su se stesse in

uno spazio ristretto. Avevano gli occhi aperti, eppure

dormivano in faccia.: p.824


"E' mezzogiorno e il signor Dido è ancora a letto. Dodici rintocchi hanno risonato all'orologio su la scrivania. Dodici rintocchi d'oro. Quest'orologio che è un orologio a molla, il signor Dido lo chiama 'il pendolino'. La Grande Baronessa non è più. Lo stesso signor Dido è vecchio. E la voce d'oro del Pendolino è monda tuttavia di incrinature. Risonerà ancora quando il signor Dido…"; "..Si sente portato il signor Dido dal presente come da un fiume. Ama coloro che stanno insieme a lui sul medesimo fiume: i suoi compagni di fiume: li ama solidariamente..

Andare tutti insieme sul fiume del Presente: questa la via per il signor Dido. E quando il fiume del Presente imbocca la galleria chiamata Passato, entrare tutti insieme nella morte: questo è l'amore per il signor Dido.".


L'ultimo dei doppi, sulla soglia della vecchiaia: "il suo cammino è una specie di film personale, un nastro ininterrotto dei desideri, pensieri, sogni suoi propri; e dell'attuazione dei desideri, pensieri e sogni suoi propri.": p.800: "la legale diminuzione dell'uomo" operata dalla famiglia: "L'unità della famiglia c'era, in quanto c'era il capo della famiglia. C'era ancora..

Se la nostra epoca ha un carattere che la distingue, è che essa è piena di forme sopravvissute al proprio contenuto. Una di queste forme è la famiglia - la mia famiglia.

Io mi siedo a tavola in qualità di capofamiglia. Qualità nominale..


Allora, a che questo riflesso d'una cosa che non c'è più? Oggi, alla mia tavola, durante il giro del piatto (giro del piatto, una delle forme più ripetute della 'pazzia domestica', una specie di 'roulette alimentare') il dubbio sorse in mezzo a noi se il piatto doveva fermarsi prima davanti a me, o prima davanti a mia figlia. Prevalse, sostenuta da me, la priorità di mia figlia - in quanto donna."; "la continuità psichica tra materia e memoria": Introduzione, p.XXXV:: " - Che baffi hai messo su, Rinaldo! Che basette! -. Infatti, una bruna peluria ombra il labbro superiore del giovanetto, gli scende giù per le gote.

- Tra poco, gli compreremo la gillette -.

La signora Dido avvampò in faccia.

- Non vorrai mica che anche tuo figlio si faccia la barba con la gillette, come hai fatto tu per tutta la vita. A Rinaldo compreremo un rasoio elettrico -"..

Mentre ritornano questi ricordi nelle testa del signor Dido, l'uscio della stanza da pranzo s'apre pian piano, e appare sulla soglia un signore alto, pallidissimo e barbuto.

Il padre del signor Dido, che il signor Dido non aveva più veduto da più di quarant'anni.

Il signore alto e barbuto sorride, e con la mano magrissima accenna la barba che gli circonda la faccia.

Ma non parla.

Perché i morti non parlano."; e il poetiamo metafisico: "Il signor Dido ha mobilitato gli amici. Li disegna, li modella, li dipinge. E cerca in ciascuno la radice della sua realtà. Così che sulla tela appaia il viscere della realtà: quella realtà che non solo l'occhio velato d'eufemismo, ma la stessa natura nasconde; anche più dell'uomo velata d'eufemismo.".


TRAGEDIA DELL'INFANZIA @ Roma, Edizioni della Cometa, 1937


INFANZIA DI NIVASIO DOLCEMARE @ Milano, Mondadori editore, 1941


LA CASA ISPIRATA @ Lanciano, Carabba editore, 1925


"Il mito di Edipo reso in un'atmosfera di putridume parigino, dalla quale il tono di ironia e di suggerito mistero non riesce a sollevarsi. immaginazione che somiglia a quei fiori dall'odore di carne marcia, che hanno bisogno di attirare i mosconi per potersi fecondare.": G- Prezzolini, "Leonardo", agosto-settembre 1925.

HERMAPHRODITO @ Firenze, Vallecchi "La libreria della Voce", 1918


Prélude Tete-antichambre de ministre

Drame de la ville méridiane

Epoca Risorgimento

Il Papa in guerra

"Frara" città del Worbas

L'ora ebrea

La guerra

Drame de l'après-midi entre deux saisons

Dio-ruotalibera

Il rocchetto di Venere

Un bagno russo

Atlas

Ferrara-Partenza

La festa muratoria

Poesie

Isabella Hasson

La partenza dell'Argonauta

Capitolo I

Capitolo II

Capitolo III

Capitolo IV

Capitolo V

Epilogo

L'orazione sul tetto della casa

Il politico

Il religioso

Il lirico


"Per chi cerca un edificio, una costruzione, un'architettura questo libro è un deserto. Ma legga, a parte, certi capitoli - Isabella Hasson, per esempio, o La partenza dell'Argonauta.": G. Papini, "Tempo", 2 gennaio 1919.


<Epoca Risorgimento>


Avemmo persino una filosofia; - cioè

i principi dell'antifilosofia..

Mazzini uomo-epoca. Vuoto di sostanza,

come ogni felice cominciamento.


"..Dal 1850 al 1875: periodo più felice per la  vita morale del nostro paese.

Torino, capitale; vero frutto temporaneo di quella fioritura.

Fermento e azione naturalmente dotati di limpidezza classica. Momento del miglior latinismo moderno…

Avevamo una poetica italiana; una musica; uno spirito monumentale; un'architettura; - sopratutto un senso eccelso nella costruzione delle città.".

In occasione dell'impresa libica, dal caffè Elena ode il "canto patriottico composto da due pittori fiorentini sulla poesia d'un musico.".


<La guerra>


"..Sviluppare uno stato d'opposizione. Il doppio stato è necessario matematicamente - per far bilanciere…

In arte, la solenne mole del pompierismo rese necessaria la creazione di uno stato opposto - l'arte moderna.

Resta inteso che, intrinsecamente, i due stati si equivalgono.".


<Dio-ruotalibera>


"..Fino che il collo non s'è dipanato dalla ficcatoia [terreno melmoso, cedevole. Il capitolo è una metafora del suo 'metodo', ndc.], arraffarsi al salvagente-scettico. Cinismo marmoreo per tagliar l'argilla, sino a che i tacchi non poggino sulla banchina d'approdo..

Il cuore mio, amici, sta là: sulla seconda terraferma..

Che vi giunga in pieno, e quanto miele vedrete sgorgherà dalle mie vene rotte al nuovo sole, crepate al caldo della nuova luce.

Frutti per rari climi: son come l'iguerro che tanto più dolce matura se più vicino all'equatore.".


<Poesie>

Mutamenti

Costaggiù fan muta i paradossi

Costassù fan San Michele i paradisi

Lasciatemi gli ossi

- Vi lascerò i sorrisi.


<Isabella Hasson>


Interprete al seguito dell'esercito d'occupazione italiano, a Salonicco, porta in salvo da metà città in fiamme la figlia d'un merciaio, Isabella, cui ripensa - "..Io aspettavo ancora…e dalle quinte del mio teatro cerebrale balzava fuori una bambina vestita di flanella bianca, con tanti capelli che le ridevano in giro al visetto smunto picchiettato di lentiggini rossigne, e mi s'accoccolava a' piedi, e mi guardava giù dal mento, e muoveva le labbra articolando certi suoni rozzi  come una piccola selvaggia, e finalmente la sua voce usciva, ingrossata per lo sforzo, goffa un po' nella pronuncia e, fra il canto dei grilli trillanti nel vento impetuoso, piano e gravemente mi chiamava: Alberto…" - e che, una settimana dopo, al suo deschetto, il padre, divenuto venditore ambulante di acqua-anice, gli dice essere "a la casa fermée…Senorita de buena famille; non sortir avè soldati!".


<La partenza dell'Argonauta>


Nel viaggio da Bari a Salonicco affiora "un pimpante parodiamo espressionistico, vibrante di chiaroscuri": Introduzione, p.XXII.

"..Dirimpetto alla sponda imbiancata di case, corre una catena di colline basse infino al promontorio che segna la punta maggiore dominante l'aperto, dalla cui cima s'inalzano, con delle figure di pietre imploranti, i ruderi d'un castelletto veneto, simili a un fantasma solido sorgente dal cratere d'un vulcano.".


 

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