Aldo Palazzeschi, SCHIZZI ITALOFRANCESI

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Aldo Palazzeschi, SCHIZZI ITALOFRANCESI, una tavola f.t., Notizia, p.45, Appunto bibliografico, p.47 e sg., copia n.406 di mille copie numerate, @ Milano, All'insegna del Pesce d'oro, 1966, pp.1-49

 

 

Un satyre au Bois

Politesse

Le garcon du comptoir

Le flic

Le clochard

La tapette

Le cocu

La dame au pliant

L'ouvreuse

La Dame du Métro

Madame la concièrge

Le travet à bicyclette

Le travet a motorisé sa bicyclette

La boite à cigarettes

Prima traduzione italiana a cura del c.


Un satiro al Bois


A un tratto

a Parigi

un grido s'è levato:

- Attenzione! attenzione!

al Bois c'è un satiro -.

Con un

- Ah! ah! -

inebriante

in fretta ciascuno

lustra la sua pelle

e innaffia  la sua capigliatura ondeggiante

con acqua di Colonia

per rendere l'aria gradevole,

deliziosa

al satiro

del Bois de Boulogne.


Politesse


Il perdono

non essendo affatto,

come tutti sanno,

un dono terreno,

ma una grazia celeste

esclusiva,

se mi si chiede scusa:

- pardon, pardon monsieur -

se ho ricevuto

un pestone,

salgo al settimo cielo;

e se mi si chiede scusa:

- pardon, pardon monsieur -

se mi si sputa in faccia,

mi sento Dio.


Il garzone da banco


- S'il vous plait s'il vous plait -.

Non rispondo:

- Mi state scocciando -,

ma con un bel sorriso:

- A vous m'sieur -.


Il flic


Niente

mio bel flic,

passi per la divisa,

ma lo stile

non è chic.


Il clochard


Silenzioso come un gatto,

passando

per le vie più eleganti

di Parigi,

guarda dall'alto in basso

i palazzi della grande

e della piccola borghesia:

Etoile, Invalides, Passy…

Il buon clochard dagli infantili occhi

e dalla biblica barba,

non prova invidia

per quanto rappresentano

né curiosità per le belle cose

che racchiudono,

e meno ancora

per l'ineffabile charme

dei loro confort à la page.

Portando la bisaccia

in cui c'è tutto quanto possiede,

Diogene contemporaneo,

guarda tutto questo

con aria

affatto naturale

e sussiegosa:

- Né Foch né Hoche [Lazare Hoche, 1768-1797, generale francese terrore dei Vandeani, ndc.]

je fais la cloche -.


L'invertito


Come un bolide

lei passa

terribilmente rapida

e volage.

Niente l'attrae,

solo il mostrarsi

a questa folla

che non vuol accettare

il suo piccolo essere.

E' per questo

che fa tante marchette,

per provare ad essa

che lei esiste,

esiste anche più di essa.


Il cornuto (epitaffio)


Gaiamente

com'è vissuto,

è morto

il vecchio cornuto.

La signora dal seggiolino pieghevole

Con un'aria di mistero

e di crudeltà desolante,

davanti alla porta chiusa

dell'Opéra

o del Théatre Francais,

non più giovane ormai,

ahimé,

la signora attende

con fiducia evangelica

seduta sul seggiolino pieghevole.

Ella pregusta

avidamente

il delirio di Fedra,

abominevole madre,

o la toccante sorte

della fragile Manon,

il romantico amore di Margherita,

la Dame aux camélias,

la disperazione di Tosca,

il diabolico piano di Dalila.

La tecnica di Célimène,

la miseria d'un avaro

o l'impudenza d'un impostore.

Le astuzie di Rosina

e gli intrighi del suo parrucchiere.

Con lo slancio d'una conquista,

dopo tre ore d'attesa,

la signora varcherà quella porta

aperta con magnanimità,

premendo sul petto,

uccello da preda,

il suo magico ticket,

il braccio infilato

nel seggiolino pieghevole.


La maschera


Uguale a san Pietro

che tiene in mano

l'impareggiabile grazie alle chiavi

(ci attende sulla porta

per accertarsi se la nostra anima

è ben purgata)

la maschera, san Pietro d'un Paradiso terrestre,

ci attende all'ingresso,

e con un'allure sfuggente

stringendo in mano

la chiave delle nostre gioie spirituali,

ci fa ricordare

che per arrivarci

dobbiamo passare da lui.


La signora del Métro


Levando la testa

rapidamente

a ogni stazione,

e non per leggere sui tabelloni

biancoblu:

"Volontaire, Vaugirard, Convention",

ma per segnare le tappe

del tempo perduto,

accanitamente

fa la maglia.

E quando in autunno

con un'aria d'importanza,

avvolgerà intorno al suo collo

la sciarpa biancoblu

come i tabelloni del métro,

non: - che bellezza! -

vi dirà

la sua occhiata di sufficienza,

ma: - ecco, monsieur,

il tempo ritrovato -.


Place Pigalle


Sandwich al prosciutto

o al salame,

coca-cola americana

e birra d'Alsazia,

pernod francese,

gelati italiani

e cartocci nazionali

di pommes frites.

Dopo il tramonto, quando tutt'attorno l'aria

si fa oscura,

un uomo,

nudo e tatuato il torso,

circondato da una folla

che s'estasia

religiosamente,

da tempo immemorabile

mangia il fuoco.

Dopo un'attesa

d'una durata insopportabile

una colonna di petrolio

in fiamme

esce dalla bocca

e sale al cielo

in un nugolo di fumo,

mentre il firmamento

del boulevard di Clichy

risplende

di luci multicolori

fino alla Place Blanche,

ove la rossa ruota d'un vecchio Mulino

gira senza sosta,

e simile all'orologio

della torre dell'abbazia,

marca l'eternità di Montmartre.

In Place Pigalle, ancora:

"Eva, Narciso, I Naturisti"

aprono le porte

seducenti e misteriosi

all'avidità naive dei turisti.

Di fronte,

con abbagliante affiche:

"il nudo più audace"

annuncia il Grand Pigalle,

certo dimenticando

che il nudo più osé

è riservato a Dio.


La signora del Café


La capigliatura rosso-rame

le scaturisce dal cranio

come la fiamma dal vulcano,

e, seppur vecchia,

gli occhi,

d'un maquillage blu carico,

lanciano sguardi

come frecce

alla gioventù che entra ed esce,

che nel café l'attornia.

E' un gioco abituale

e incessante;

ma quando ha del denaro

in tasca

lei si paga dei gigolos.

Seppur vecchia

non ha scordato la sua giovinezza

la signora del café,

come un bambino

ha bisogno di tenerezza.


La portinaia


Verso le sei

quando ogni lavoro cessa,

cessa anche

quello della portinaia.

Ma come nell'organismo

il cuore non conosce pausa

così in quello della portinaia

non conosce pausa

la lingua.

E uscendo dalla garitta,

le braccia incrociate

con imponente gravità

si mette di fazione

accanto al portone

e lancia sguardi esploratori

a destra e a sinistra

nella strada

in modo davvero inconfondibile.

Poi

fa un piccolo segno

d'intesa

alla portinaia

del palazzo dirimpetto

(alle sei anche quella è accanto al portone)

e traversando la strada

con una fretta di circostanza

avvicina l'orecchio

alla bocca della collega

ascoltando le nuove prodezze

d'un affittuario di sua conoscenza.

Tanto è ricca

di tali delizie

che tiene in serbo o regala

a capriccio.


Il travet in bicicletta


Per Parigi

ingombra di vetture

dalle più diverse forme,

tinte

e cilindrate,

il povero travet

spinge a tutta forza

la bicicletta.

Non è mica stupido

- sappiatelo -

il povero travet,

avendo

in testa

tante cifre

che formano un grave pondo

sul punto di scoppiare,

mentre spinge

a tutta forza

la bicicletta.


Il travet s'è motorizzato


A seguito d'una decisione

di sensazionale importanza

il buon travet

passando

sulla sua bicicletta motorizzata,

sembra una rondine.

E tutte le cifre

che formavano un grave pondo

intassandosi penosamente,

scaturiscono dalla testa alleviata

e si perdono nel vento

come scintille.


La scatola di sigarette


Sul largo marciapiede

del boulevard Haussmann

tre bei ventenni

passeggiando insieme

con slancio da conquistatori

si divertono a prendere

a calci

una scatola di sigarette

che qualcuno, vuota, ha gettato

con nonchalance,

sul pavé.

E quando se la ritrovano

davanti,

ora l'uno, ora l'altro,

senza rendersi conto della cosa

- è un riflesso fisico, forse,

che li fa agire meccanicamente -

dà un calcio

alla scatola.

Chiacchierano fra loro

ad alta voce

accalorandosi

per qualche questione

importante,

e ora uno ora l'altro

dà un bel calcio

alla povera scatola

per lanciarla più lontano

senza guardarla.

E la povera scatola vuota,

una volta arrivata

alla fine del Boulevard,

cade nel rigagnolo

che cola

tra il marciapiede e la carreggiata.

Trascinata dalla corrente

fino a un tombino

naviga a gran velocità,

e al momento di riversarvirsi

getta un ultimo sguardo al cielo

che è blu come essa,

uno sguardo veramente spirituale

più che triste, rassegnato:

- m'hanno desiderata,

m'hanno comprata,

m'hanno accarezzato

con occhi e mani;

m'hanno strappato i visceri

cupidamente,

m'hanno gettata vuota sul pavé

con disprezzo.

E una volta abbandonata

così crudelmente

nella via,

m'hanno pubblicamente oltraggiata

facendomi percorrere

a calci

tutto il Boulevard Haussmann:

ma infine…

erano i calci

della jeunesse -.

 

Piene di pathos tra l'ironico e il gagliardo, sono belle costruzioni

che volano basso, nel senso che non rifuggono dalla concretezza "matematica"

dell'oggetto osservato e acclarato. (Vito Ventrella)

 



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