Leo Longanesi, PARLIAMO DELL'ELEFANTE

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Leo Longanesi, PARLIAMO DELL'ELEFANTE - Frammenti di un diario, Milano, Longanesi & C. 1947, pp.1-269

 


Ho letto un curioso diario di Longanesi: "Roma, Napoli, Milano"

dal 1938 al 1946. E' tristissimo, e, in qualche punto, ripugnante;

perché fa vedere ogni sorta di caos e dissolvimento. Longanesi

è uno scettico malinconico ma intelligente, acuto, malizioso,

maligno. Certe scene: ad esempio, il discorso repubblicano di

Sforza all'Università di Napoli, non si dimenticano. Questo libro

è un terribile documento sugli intellettuali italiani di questo tempo;

e sarà consultato dagli storici con maggior profitto che certi

documenti ufficiali.


[Giovanni Papini, Diario, 26 giugno 1947]


Le nostre voci divennero più calde, a volte affettuose. -  Leo  -,

diceva Mario Soldati, -  Leo, tu non hai pietà di nessuno. -.


[p.183]

p.11  1938

p.32  1939

p.42  1940

p.49  1941

p.69  1942

p.77  Roma 1943

p.172  Napoli 1943

p.224  Napoli 1944

p.235  Roma 1944

p.252  Roma 1945

p.261  Milano 1946

Copre l'arco di tempo che va dall'entrata in guerra, all'Otto settembre 1943, all'occupazione alleata del Sud.


"Bisogna trovare un fratello al Milite Ignoto."

26 luglio 1938


"Sono un carciofino sott'odio."

11 dicembre 1938


"F., gerarca molto soddisfatto di sé, viziato da dieci anni di successo e d'ottimismo, mi dice: - Un giorno o l'altro bisognerà affrontare il problema di Venezia. E' ridicola quell'acqua malsana che stagna nei canali: ci vogliono strade larghe per automobili.".

2 giugno 1939


"A teatro, a una recita dei De Filippo. Sono gli unici grandi attori di oggi. Riescono a farci vergognare di essere italiani, tanto sono veri.".

13 settembre 1942"


"..Ritorniamo nel nostro scompartimento; gli altri dormono. Allora ci avvolgiamo nei nostri pastrani e chiudiamo gli occhi. Ma né Stefano né io dormiamo. L'apparizione dei due tedeschi, saperli sul treno, ha turbato i nostri vaghi e romantici pensieri. Non è la paura di quei due cupi soldati che ora ci coglie, ma è come se la nostra libertà sia già finita, e qualcuno guidi il nostro destino. Sentiamo per la prima volta quel che milioni di uomini, dal giorno della guerra, hanno sentito prima di noi, quel terribile senso d'inutilità dei nostri atti, della nostra volontà, quel dover attendere che altri decidano per noi.".

16 settembre 1943


"..Sulla porta dei bassi, molte piccole mostre costruite con assi bruciacchiate, puntellate con manici di scopa; vi sono esposti, su piatti sbocconcellati, pezzi di carne viola luridi marciti, frittelle che lasciano nell'aria un odore greve e nauseabondo, cannoli alla crema su pezzi di giornale unti, barili di olive fradice e caramelle già succhiate. Donne che si pettinano, mendicanti che si fasciano i piedi con lembi di sacco e ragazzi che spaccano la legna. Sulla porta dei bassi lampeggiano le fiamme dei fuochi accesi in vecchie latte per far bollire le pentole; Magnasco e Ribera in tempi di C.L.N.

Quando le instancabili voci dei napoletani si placano, è sera: nei vicoli scuri e solenni, appaiono le luci delle candele nelle edicole dei santi, chiusi dietro nere inferriate. La giornata è finita. Attraverso le porte socchiuse dei bassi s'intravvedono alla luce dei bracieri i negri che abbracciano le puttane coperte di pulci.".

10 gennaio 1944


"Si crede che la rivoluzione si faccia per corrispondenza, con le lettere anonime.".

13 gennaio 1944


"Leggo con grande diletto Promenades littéraires di Remy de Gourmont, critico elegante, sottile, spesso acuto. Vien fatto di pensare ai nostri critici, sordi, monotoni, pesanti, cattedratici, i quali leggono un autore con lo stesso animo con cui un commissario di polizia interroga un criminale.".

17 agosto 1944