Leo Longanesi, IL DESTINO HA CAMBIATO CAVALLO

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Leo Longanesi, IL DESTINO HA CAMBIATO CAVALLO, Milano, Longanesi & C., 1951, pp.1-111

 


Interventi sull'attualità (dall'"assalto al finanziamento ERP"; all'"ordine della Celere di Scelba e Einaudi"; agli "articoli 1 e 2 della costituzione" - "'L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro', spiega l'art. 1 della costituzione, e certo è una bella ouverture, ispirata all'inno di Turati, e la Liberia non la ripudierebbe affatto..'La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.'.

Più leggete queste righe, più scoprite il vuoto che esse nascondono. e l'art. 2 è ancor più vago del primo:

'La Repubblica garantisce..l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.'

Non v'è traccia d'alcun sentimento in queste poche parole, e quell'inderogabili ha l'accento dei moduli ferroviari e delle comunicazioni tributarie. Voi capite che le tavole della repubblica non sono nulla più d'un avviso, d'un regolamento burocratico."; al "servilismo" dei quotidiani, nel riportare i fatti della guerra di Corea (1950-1953) - "..Più gli americani prendevano legnate, più la nostra democrazia s'appellava all'art. 11 della costituzione, in cui è detto che 'l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli'.

Ma appena la stella di Mac Arthur tornò a brillare, e la Corea del Nord fu riconquistata, allora s'assisté a un'inflazione di anticomunismo.'; al "neoverismo di sinistra" - "Il popolino di Belli, di piazza Navona e di Trastevere, il popolino che gridò: aridacce er puzzone! ['er Puzzone' era il soprannome con cui veniva chiamato l'ex capo del governo, e la scritta apparve su un muraglione del lungotevere nella seconda metà del '44] è finito. Il nuovo popolo romano si chiama proletariato: il suo linguaggio, le sue miserie, le sue astuzie e le sue virtù entrano a far parte del neoverismo della sinistra. Da piazza Navona, da via delle Cornacchie, dal vicolo del Divino Amore, il colore locale di Roma passa, grazie a De Sica, alle periferie..

I personaggi di Moravia, abbandonati i quartieri alti, ora s'incontrano nelle baracche popolari dietro la Farnesina e lungo i depositi ferroviari; è lì che stridono le vecchie locomotive care al pittore Vespignani; è lì, accanto ai grandi gasometri, che si profilano le sagome dell'eterno fannullone romano, oggi decorato col titolo di disoccupato."),

graffianti politicamente, più che letterariamente creativi.