Joris-Karl Huysmans, EN RADE [AL RIPARO]

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Joris-Karl Huysmans, EN RADE [AL RIPARO], @ Paris, Tresse & Stock, 1887, Paris, Plon-Nourrit & C. Editeurs, 1925, pp.1-319

 


Prima traduzione italiana. Del curatore.


Jacques Marle, pressato dai creditori, dopo l'irreparabile fallimento d'un banchiere ingegnoso, lascia Parigi per riparare nel castello, in totale abbandono, di Lourps, di proprietà d'un sarto del boulevard, il cui conduttore è Antoine, zio della moglie Louise.

Affrontate svariate seccature - "Al diavolo la campagna! si disse."; "Benché non fosse innamorato della sua persona, lo rattristava il vedersi così vecchio a trent'anni."; "Seduto sul fondo del carro, su un fascio di fieno, Jacques esaminava quei paesani che sperava di non più rivedere. - Sono la mia consolazione nel lasciare questa miserabile rade dove ero quasi al riparo - pensava - poiché, canaglie per canaglie, preferisco comunque frequentarne [a Parigi] di più affilate e di più docili." - fino al ritorno alla capitale.


il parto della vacca la Lizarde (cap.V°); la mietitura (VII°) e la maldestra e breve monta, da parte del toro, della vacca la Barrée (XI°) rientrano nella linea naturalistica (alla Zola).

Cui vanno aggiunte, al cap. XII°, la lunga agonia del gatto di Norine, la moglie d'Antoine, adottato da Jacques e Louise, ritratta con meticolosità veterinaria; e la loro cena d'addio, che potrebbe ben appartenere a "Marthe" o a "Zaino in spalla".

Il capitolo II°: Jacques entra in un castello, in cui appare il signore del luogo, avvolto di mistero e sfolgorante di gemme, davanti a cui c'è una splendida giovane nuda, dalla pelle dorata, nella quale Jacques crede di riconoscere Ester, sul punto d'offrirsi in sacrificio al suo re Assuero per salvare il suo popolo. Appena ella ha posato le sue labbra sullo scettro [simbolo fallico] del re, il castello s'invola in una spessa coltre di fumo, nell'incerta direzione del paese che non c'è.; il V°: Jacques, in compagnia di Louise, visita la luna, descritta da Huysmans ricorrendo al lessico degli strumenti medicali; e il X°: nella torre di Saint Sulpice, Jacques è perseguitato da un uomo senza gambe e da una prostituta "dall'aria satanica", più che sogni, sono visioni, vicine al simbolismo (quello, in pittura, degli amati Odilon Redon e Gustave Moreau).

Cui va aggiunta (nel cap.IX°) quella cui è indotto dalla lettura d'un articolo scientifico: "Che bella cosa, si disse, la scienza! ecco che il professor Selmi, di Bologna, scopre nella putrefazione dei cadaveri un alcaloide, la ptomaina, presente allo stato d'olio incolore, con un vago ma tenace odore di biancospino, musco, siringa, fior d'arancio e di rosa..

Si potranno convertire i cimiteri in officine, che forniscano a comando, per le famiglie ricche, estratti concentrati di nonni, essenze di bambini, bouquet di padri..

Poi, che incessante mantenimento di rapporti, che eterna freschezza della memoria non s'otterrebbero con queste sublimi emanazioni dei morti! Oggi, quando di due esseri che s'amarono, uno muore, l'altro può al più serbarne la fotografia, e, ai Santi, visitarne la tomba. Grazie all'invenzione delle ptomaine, si potrà, ormai, conservare la donna adorata, in tasca, allo stato volatil-spirituale, trasmutare la benamata in un flacone di sali, condensarla allo stato di succo, porla, se in polvere, in un sacchetto ricamato con un dolente epitaffio, respirarla, i giorni d'abbattimento, annusarla, i giorni lieti, sul fazzoletto..

Poi, con l'avanzata del progresso, le ptomaine che sono ancora temibili tossici, saranno in seguito assorbite senza pericolo; allora, perché non profumarne alcuni cibi? perché non si dovrebbe impiegare quest'olio odoroso come s'impiega l'essenza di cannella e mandorla, vaniglia e garofano, per render squisiti certi dolci? come per la profumeria, una nuova via, al contempo economica e cordiale, s'aprirebbe per l'arte pasticciera e confettiera..

Così, il giorno dei Morti, la sera, nella piccola sala da pranzo dal buffet in noce chiaro a bacchette nere, sotto la luce della lampada riflessa sulla tavola da un'abat-jour, la famiglia è riunita. La madre è una brava donna, il padre cassiere in un'azienda commerciale o in una banca, il figlio, giovanissimo, fresco di pertosse e di crosta lattea, minacciato di smenarci il dessert, ha alla fine acconsentito a non sbattere il cucchiaio nella zuppa e a mangiare la carne con un po' di pane.

Egli guarda, immobile, i genitori muti e raccolti. La serva entra, porta una crema alle ptomaine.

La mattina, la madre ha rispettosamente preso dal secrétaire Impero in mogano, ornato d'una serratura a trifoglio, la fiala che contiene il prezioso liquido estratto dalle viscere decomposte del nonno.".

Alternare i due diversi manifesti letterari è altra cosa dall'adottare uno stile che, osservandole, "segue le operazioni spirituali così come la fisiologia gli stati differenti del corpo.", come avviene in "En route" (il capolavoro).