Stefan Zweig, BALZAC

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Stefan Zweig, BALZAC, traduzione e Introduzione, pp.1-4, di Lavinia Mazzucchetti, Indice delle illlustrazioni, p.401, Milano, Mondadori, 1950, pp.5-395

Nel “Balzac” di Zweig (Vienna, 1881-Petropolis, 1942), è memorabile la formula critica del “dinamismo interiore” dei personaggi: “..Fra il puro narratore e il pensatore sta al centro l'osservatore: il suo vero terreno è la realtà..L'intensità non sta nel colorito o nell'intreccio, ma soltanto negli uomini. Non esistono soggetti, tutto è soggetto..Non l'ambiente decide, ma il dinamismo..Ogni personaggio è veduto dal lato giusto e riconosciuto nel suo segreto. Basta lasciarli agire l'uno verso l'altro, far sì che i diversi mondi si tocchino, che il male rimanga male e il bene bene. Basta prendere quali forze, senza alcuna interpretazione morale, la viltà, l'astuzia, la bassezza. L'intensità è tutto; chi la possiede e la sa riconoscere è un poeta.”; e impietosa la rappresentazione del Balzac indebitato “raccoglitore”: “Se mostrassimo a un lettore ignaro le lettere di Balzac del biennio 1845-1846 e gli chiedessimo quale fosse, a giudicare dalle sue inclinazioni, la professione del corrispondente, ci direbbe senza dubbio un antiquario o un raccoglitore di quadri, o forse anche uno speculatore in terreni, o un mediatore d'immobili. Certo non indovinerebbe mai che si tratta d'un romanziere..E' più in miseria che mai: ogni sorgente è inaridita. E anche si vergogna un po' di chiedere piccoli prestiti, mentre continuano le spese più assurde per la 'modesta dimora', il Pavillon Beaujon di rue Fortunée. Fa tappezzare il salone di ricevimento in damasco d'oro e le porte sono in intarsi d'avorio. La sola sua biblioteca, per il nostro gusto un mobile orribile, a incrostazioni di tartaruga, costa quindicimila franchi. Anche la scala dev'esser protetta da tappeti di gran valore e dovunque stanno vasi cinesi, coppe di malachite, oggetti di porcellana..In scansie d'ebano vi figurano tutti i bric-à-bracs, tutte le 'grandi occasioni' che Balzac ha comprato in ore d'ozio a Dresda, a Napoli o a Heildelberg, in una gran confusione tra cose autentiche e falsificazioni, tra buono e cattivo gusto. Alle pareti pendono i sessantasette quadri della galleria, il preteso Sebastiano del Piombo, il preteso paesaggio di Hobbema, e un ritratto che Balzac dà senz'altro per un Durer..Il rovescio dei suoi favolosi traffici si rivelerà soltanto alla vendita. Non si è più sentito parlare di Holbein o di Rujsdael e non esiste in alcuna galleria notevole un solo quadro con l'indicazione 'proviene dalla proprietà di Onorato de Balzac'.”   

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