Indro Montanelli, I PROTAGONISTI

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Indro Montanelli, I PROTAGONISTI, Milano, Il Giornale - Società Europea di Edizioni S.p.A., 24 fascicoli in custodia, pp.1-382

 


[Caio Giulio Cesare]

Teodorico

[Federico II di Svevia]

[Dante Alighieri]

[Francesco Datini]

I Borgia

[Papa Giulio II]

[Niccolò Machiavelli]

[Pietro Aretino]

[Benvenuto Cellini]

[Galileo Galilei]

[Gli ultimi Medici]

[Giacomo Casanova]

[Ugo Foscolo]

Giuseppe Garibaldi

[Papa Pio IX]

[Camillo Benso di Cavour]

[Bettino Ricasoli]

[Ferdinando II di Borbone]

[Giuseppe Verdi]

[Francesco Crispi]

[Giovanni Giolitti]

[Vittorio Emanuele III]

Il Proto Duce


<Giuseppe Garibaldi>

“..Garibaldi parlò chiaro e duro ai volontari, ne epurò i quadri, impose una disciplina di ferro, e infine ebbe una geniale trovata, destinata a contribuire non poco alla sua leggenda: la camicia rossa.

Su questa camicia si sono ricamati romanzi. Ma la sua storia invece è molto semplice, addirittura prosaica, e assolutamente priva dei contenuti ideologici che le sono stati attribuiti. Da buon soldato, Garibaldi era convinto che per trasformare degli uomini in combattenti una divisa non basta, ma ci vuole. La Legione non aveva soldi per distribuirne. Ma in quel momento una fabbrica di Montevideo, che produceva grembialotti rossi destinati ai saladeros, cioè ai macellai argentini, non potendo più smerciarli dato lo stato di guerra fra i due Paesi, dovette venderli sotto costo. Garibaldi approfittò dell'occasione per incettarne una cospicua partita. E fu così, per pure ragioni d'economia, che nacque la famosa uniforme.”.


<Dante Alighieri>

“..I triboli, per Dante, non finirono con la morte..

Nel 1327 il Cardinale del Poggetto, Legato pontificio in Lombardia, fece bruciare il De Monarchia come libro eretico, e propose che le ceneri dell'autore venissero dissepolte e sparse al vento. Gli amici e ammiratori di Dante riuscirono a stento a sventare l'infamia. Ma ci volle un secolo e mezzo perché la Chiesa abbandonasse le sue prevenzioni contro il Poeta. E fu il padre del Cardinale Bembo a commissionare a Pietro Lombardo il 'fregio' di cui oggi non si vede più che una pasticciata manipolazione. La cella a cupola fu sistemata nel 1780 dal Morigin e Stecchetti la definì 'una patacca'.

Ma l'ammirazione di cui ora godeva si rivelò, per la pace di Dante, non meno insidiosa dei rancori. Colta da rimorso per il trattamento che gli aveva inflitto, Firenze fin dal 1373 aveva istituito una cattedra di esegesi dantesca e l'aveva affidata al Boccaccio. Venticinq'anni dopo chiese a Ravenna i resti del Poeta per seppellirli in Santa Maria del Fiore accanto a quelli dello stesso Boccaccio e del Petrarca. Ravenna naturalmente rifiutò, e con piena ragione. Ma nel 1519 la richiesta fu ripetuta, e stavolta da un Papa, Leone X dei Medici fiorentini, cui era difficile rispondere di no.

Ravenna dovette piegare la testa. Ma la commissione inviata per recuperare i resti, quando ebbe aperta la tomba, non vi trovò che due o tre ossicini e le foglie secche del lauro con cui Guido aveva coronato il suo grande amico..

Nel 1865 l'Italia, da poco diventata una Nazione libera e unita, s'apprestava a celebrare il sesto centenario della nascita del Poeta. Fra le altre cose, fu deciso il restauro del suo sepolcro. E un trombaio, aprendo un buco 'nell'angolo fra le cappelle Rasponi e Braccioforte - scrive Santi Muratori -...sulla soglia d'una porta', scoprì una cassa di legno semidecomposta dall'umido.

Apertala, si trovò uno scheletro quasi intatto e una specie di expertise sotto forma di lettera in doppia coppia - una del giugno, l'altra dell'ottobre 1677 - a firma del priore del convento Antonio Santi. Costui attestava che quelle erano le ossa di Dante. I monaci, diceva la lettera, le avevano trafugate al tempo di Leone X per impedirne la traslazione..

Tutto sembrava definitivamente sistemato, quando a complicare nuovamente le cose sopravvenne l'iniziativa privata.

Nel 1878 il segretario comunale di Ravenna, Pasquale Miccoli, nel lasciare la sua carica per limiti d'età, consegnò al suo successore un sacchetto, contenente 'diverse ossa, avanzi mortali del Divino Poeta, trafugate all'epoca del loro scoprimento nel 1865'..

La moltiplicazione dei resti del Poeta cominciava a diventare allarmante. E nel 1921, sesto centenario della morte, si decise di ricostituire daccapo tutto lo scheletro. Il mausoleo fu chiuso ai visitatori e i professori Sergi e Frassetto procedettero all'inventario delle ossa e alla loro ricomposizione..Rimasero pochi dubbi, ma su particolari di poco conto: una falange, una lisca di sterno, briciole insomma..

Poi la Commissione ripose i resti dentro una nuova cassa di piombo, corredandoli d'una pergamena su cui sta scritto:


DANTIS OSSA - SUPER REVISA

ET HIC REPOSITA – PRIDIE KAL.NOV.MCMXXI

Questo epitaffio, finalmente redatto con un po' di sobrietà, chiude la vicenda terrena di Dante.”.