Carlo Dossi, OPERE

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Carlo Dossi, OPERE, Prefazione, '"Carlo Dossi e l'opera sua", pp.V-XXI, di Carlo Linati, Milano, Garzanti Editore, 1944, pp.1-1013

 


Nato a Zenevredo, borgo appenninico dell'Oltrepò pavese, il 27 marzo 1849, "in vedetta della battaglia di Novara, risparmiato appena dall'Incendio": Prefazione, p.VIII, settimino per lo spavento provato dalla madre.

Verso i trent'anni, già collaboratore alla Riforma, il quotidiano di Crispi, è da questi chiamato a far parte della Consulta, come primo Ciambellano del cifrario [repertorio, a uso, ad esempio, del Governo, che contiene la chiave per interpretare uno scritto, un messaggio, o un dispaccio in cifra]. E da allora ha inizio - "sulle prime può meravigliare che lo stravagante linguajolo si sia adattato a squadrar periodi da pronunciarsi ore rotundo": Prefazione, p.XIII - la carriera diplomatica, come segretario particolare di Crispi Primo Ministro.

Nel 1892 è nominato Console Generale e Ministro Residente d'Italia a Bogotà, in Colombia.

Tre anni dopo dalla Colombia è trasferito ad Atene.

In Colombia (con la raccolta di reperti dell'antica civiltà precolombiana), in Grecia (dell'età di Pericle) e a Roma, grazie alla sua intimità col Soprintendente Giacomo Boni, nasce la sua passione per l'archeologia.

"..Altra impresa del genere, a fianco della sua attività di scrittore, fu, allora, una grande raccolta a cui mise mano di ventiduemila bolli aretini che gli diede modo di riesumare i nomi dei vasai toscani che avevano dato forma e bellezza a quegli antichi vasi. Ma nella lunga fatica d'espungere date e firme di sotto ai tondi di quelle vecchie scodelle, perdette l'occhio sinistro.": Prefazione, p.XV.

Caduta del Governo e scomparsa (1901) di Crispi.

Segue un ventennio di silenzio letterario "perfetto": cfr.: Gian Pietro Lucini, "L'ora topica di Carlo Dossi", p.223.


pp.3-70  L'ALTRIERI  @ 1868, fuori commercio, Milano, tipi Lombardi


pp.71-218  VITA DI ALBERTO PISANI @1870, Milano, tipi Lombardi

Come L'Altrieri a quelli della sua adolescenza, questo libro dà spazio ai ricordi della sua giovinezza.

Poco indovinato e in chiave di romanzo nero, il finale, in cui si suicida, dopo averle estratte dalla bara, sulle spoglie dell'amata Claudia Sàlis.


pp.293-300  ELVIRA - elegia in prosa @ "Opere di Carlo Dossi", Volume I°, Milano, Fratelli Treves Editori, 1910


pp.301-361  GOCCIE D'INCHIOSTRO  @ 1880, Milano, Stabilimento tipografico italiano

Prefazione

Valichi di montagne

Viaggio di nozze

Profumo di poesia

La veste

Istinto

Balocchi

La casetta di Gigio

Il vecchio bossolottajo

Illusioni

Un'accademia alla buona

Una visita al Papa

Giudizi della giornata

Tesoretto

"De consolatione philosophiae"


pp.363-386  Il REGNO DEI CIELI @ "Opere di Carlo Dossi", Volume II°, Milano, Fratelli Treves Editori, 1910


"..Ma qui i miei pensieri si cominciàrono a fònder nell'ombra che il giorno lasciava e vi si abbuiarono insieme. E allora mi parve che il mio studietto s'alzasse e allargasse smisuratamente.

- Figlio, - disse una voce grave e armoniosa.

Mi volsi, conobbi il fiammeggiante àngelo della Memoria, dal volto mestamente pensoso.

- Figlio, tu sei nel gran cimitero di tutto quanto ha fatto il suo tempo. Guarda! - e, pigliandomi a mano, m'addusse per lunghi e lunghissimi corritoi, che illuminàvansi a tratti come noi passavamo, ricadèndoci appresso nel buio.

E, guardando, mi pareva veder dovunque un confuso, cencioso, ammuffito farraginio di roba. Oh quante istituzioni cadute! oh quante passate di moda! E io scorsi gli Asiàtici imperi e gli Afri, e la potenza di Grecia e di Roma. e scorsi, in un inestricàbil garbuglio, tutti i sistemi, le sette, le scuole, in cui si divise il mistico vaniloquio…platòniche idee, pitagòrici numeri, àtomi epicurei, nominali e reali, il Caso, la Provvidenza, l'originale peccato, il diritto divino, il patto sociale, il categòrico imperativo, i ricorsi vichiani…con tutti gli altri milioni d'inganni, che si disser misteri, profezìe, miràcoli, stregoneria, magìa, alchimìa, illuminismo, tavolini parlanti…e via via. E poi, ogni sorta d'oltraggi alla libertà…schiavitù, mare clausum, patria potèstas, feudalesimo, enfiteusi [rapporto giuridico in cui il proprietario concede all'enfiteuta il diritto d'utilizzazione d'un fondo rustico, ndc.], un cùmulo di monopoli, l'ipse dixit, l'immobilità della terra, l'inquisizione, la confessione, leggi a perdita d'occhio, gramàtiche a fasci, Dei di tutte le speci…E quindi, vestiti e costumi di tutti i colori e le fogge, migliaia di lingue, innumeri libri, tantissima fede, i conventi, gli schioppi a focile, i sette giorni della creazione, le nove spere mobili, ghibellinismo e guelfismo, il significato di molte parole, il valore di molte virtù, il codino, il toupet, il poter temporale dei Papi..

Scorsi…l'amore di patria. - Anch'esso? - esclamai con stupore. - Ma e non l'abbiamo tuttodì sulle labbra?

- Sì, certo, il nome - rispose il mio àngelo. - Ma, in realtà, il vostro patriotismo non è che il listino di borsa..

Càngian le idee senza riposo, come la foggia degli abiti; una l'altra sospinge; lascia questa la via per darla a quell'altra, come il chicco di grano dell'Evangelio..Io, intanto, m'aspetto di giorno in giorno, con impazienza, quelle due gran ladrerie della dogana e del lotto, pubblica truffa, m'aspetto la goffa adozione, le forbici ignoranti delle Censure, l'indissolubilità del matrimonio, quell'offesa al diritto che è la grazia sovrana, i Monti senza Pietà, le dannose proprietà demaniali, le inefficaci guarentigie del Papa..Quello stesso principio di nazionalità, ancor dalla dubbia lanugine, il quale, sostituito al sempre tracollante equilibrio, è destinato a diventare prestissimo il factotum di tutto l'internazionale diritto, dovrà cedere anch'esso dinanzi all'altro principio di umanità..Non già che la nuovissima idea abbia eternamente a durare. Al principio di umanità tiene subito dietro la rivendicazione dell'individualità. L'uomo non ne vuol più sapere d'un governo comune, che infine, dal nome in fuori, è ladroneggio, o, come tu vuoi, socialismo. Chiunque sia governo a se stesso; unica legge, l'amore..Abbiate solo pazienza. Nullum, quo stat loco, stabit. Nuovi errori pigliano continuamente il posto dei vecchi, poiché l'uomo procede solamente a lor mezzo; per cui, se tu vuoi èsser degno di scusa in faccia alla storia, attienti all'errore dei molti, che è la verità di quest'oggi; e se invece ambisci a una lode, datti all'errore dei pochi, che è la verità di domani.".


pp.219-289  LA COLONIA FELICE @ 1874, Milano, editore Perelli

Un nucleo di forzati, confinati in un'isola, posto fine alle lotte intestine, è indotto a darsi un codice di leggi, sancito da un diploma reale - "Uomini fratelli! Già la vostra domanda era scesa nell'animo Nostro. Noi, obliando, ridiscendiamo la mano su voi." - letto dal capitano di fregata giunto dalla madrepatria.

Nella "Diffida" alla quarta ristampa,  sembrandogli "oggi un errore", prende le distanze da questa giovanile "Utopìa lirica" in prosa.


pp.387-448  AMORI @ 1887, Roma, Stabilimento tipografico italiano


Primo cielo: Ricciarda

Secondo cielo: Tilia

Terzo cielo: Amelia

Quarto cielo: Elvira

In terra: Ester e Lisa

Ancora in terra: Adele

Sempre in terra: Tea

Di nuovo al cielo: Antonietta

Quinto cielo: Diana

Sesto cielo: Celeste

Settimo cielo


Brevi rapimenti per la regina di cuori d'un mazzo di tresette; una marionetta vestita da ballerina; un ritratto visto in una pinacoteca; Elvira, la vicina usa far oscillare, "nel silenzio, un sospiro di violino, lungo, lamentèvole"; le immagini femminili vagheggiate da Orazio, Tibullo, Jean Paul, Goethe, ecc.; una pianta - la Tilia grandiflora - del suo giardino; Antonietta, morta giovane; Tea, una cagnetta; Diana - "Chi sei tu, invisibile èssere, che sempre a mè scendi per la scala d'argento della luna, recàndomi i doni celesti dell'amore?..Ma io conosco chi sei. Sei la cara fanciulla che troverà questo minimo libro, e, leggèndolo, sospirerà dell'amore ond'io gemo scrivèndolo..In questo stesso momento, unico per tutti e due, in cui io scrivo e tu leggi, il mio passato diventa il tuo avvenire, le ànime nostre s'incòntrano, si riconòscono, si fòndono in un bacio schioccante, che non ha fine.".


pp.449-471  GIORNI DI FESTA - 1880-1885 @ "Opere di Carlo Dossi", Volume II°, Milano, Fratelli Treves Editori, 1910 (scritti usciti su periodici romani, o rinvenuti inediti, raccolti dal curatore Gian Pietro Lucini).


La notte dell'Epifania (a Roma)

Venerdì santo

Pasqua

San Giovanni (24 giugno)

San Carlo

Il Natale - Milano

Presepio ed albero

Natale in solitudine

I due anni

Sagre e feste campestri.


pp.537-579  RITRATTI UMANI: DAL CALAMAIO DI UN MEDICO @ 1873 Milano, Perelli editore


Dedica

Nuova e antica impostura

Un amore perduto

Medici e farmacisti

Castità e onestà

Gola

Le due ignoranze

Il dilettante ammalato

Gli eredi

Bruti e cristiani

Dieci minuti di fede

Strappi di nervi

Gigi


pp.473-536  RITRATTI UMANI: CAMPIONARIO @ 1885 Milano, Fratelli Dumolard


Prefazione generale ai Ritratti umani

Etichetta al Campionario

I lettori

I dilettanti

Ricetta per farsi illustre

I seccatori

La gente che tiene da conto

La gente che mangia quando vuole e la gente che mangia quando può

Gli allarmisti

Il pianto della vedova

Contrattempisti

Vantaggi dell'ineducazione

Gli irreperibili

Il bello del brutto

Fannulloni

La calata dei matematici in Italia


<Il bello del brutto>

Una coppia di campioni di bruttezza.

"..E qui Virginio pensava che, mentre non c'è creatura, per quanto bella o dotta o d'ingegno, che non si possa a qualche altra paragonare e non trovi chi ne trionfi, non superanda, perché incomparabile, era Pàola sua.

Possedèa egli quindi una cosa ùnica, e cosa, ad un tempo, che sfidava ogni furto; e Virginio, commosso da tanta fortuna, chiudèa gli occhi e facèa le fusa come un gatto soriano.

Allora Pàola alzava i siparietti de' suoi e passeggiava miopemente su e giù per le macchie del suo maritale lunino, astro senza tramonto. Quella di Virginio era davvero la forma che la Natura, eternamente libera ed asimmètrica, predliige, la forma, che dinanzi a una quercia in contorsioni tetàniche, ci fa, obliando i pali e le canne, esclamare - Quanto è bella! -.

Ma come descrivere quelle sopracciglia folte, vere sanguette [sanguisughe, ndc.] di pelo, e quel rincagnamento di labbra che gl'imprimevano, anche senza il sussidio della statura, una sì fiera e stizzosa aria di nano? e quelle mani che sembràvano guanti da scherma e avrebber potuto stringer la palma del gigante Golìa? e quei piedi (delle gambe non parlo, non avvertèndosene che un tentativo), piedi spettacolosi che parèa uscissero dalla stanza e dall'appartamento, piedi saldi e infiniti come l'amor suo e di Pàola?

Come il loro amore, dico, imperciocché, se la bellezza e la verità hanno limiti, e però col troppo ripèiersi finiscono a stancare; se la mediocrità passa e nessuno la sègue; la bruttezza invece e l'inganno, inesauribili per loro natura, ìrritano senza posa la sensazione e la mantèngono perpetuamente viva.".


[pp.619-814  LA DESINENZA IN "A" @ 1878, Milano, A. Sommaruga]


[pp.815-869  NOTE AZZURRE 1870-1907]


pp.871-995  ROVANIANA


Appunti presi da Dossi in vista d'una pubblicazione sul romanziere e giornalista Giuseppe Rovani (Milano 1818- Milano, 1874).


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