Carlo Dossi, OPERE - QUARTO VOLUME

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Carlo Dossi, OPERE - QUARTO VOLUME, a c. di Gian Pietro Lucini, Milano, Fratelli Treves Editori, 1926, pp.1-324

 


p.17  OTTO LETTERE DIRETTE DA CARLO DOSSI ALL'ARCHITETTO LUIGI CONCONI.


p.31  I MATTOIDI AL PRIMO CONCORSO PEL MONUMENTO IN ROMA A VITTORIO EMANUELE II°.


p.89  FRICASSEA CRITICA DI ARTE, STORIA E LETTERATURA.

Arte. - Cremona e Grandi, p.95 - Il Cristo di Gabriele Max, p.105 - il monumento a Garibaldi in Milano, p.109 - L'Esposizione di Brera nel 1885, p.115 - Giovanni Segantini, p.123 - Federico Faruffini, p.128 - Rossini e Perucchini, p.137 - La nuova moneta italiana, p.143.


Storia. - Cesare Vignati, p.147 - Adelaide Maraini-Pandiani, p.169 - Luigi Vassalli, p.174 - Teodoro Mommsen, p.181 - Il combattimento di Dogali, p.183 - Gorini a tavola, p.187.


Letteratura. - Le ultime note di F. D. Guerrazzi, p.191 - La tirannide borghese, p.211 - Misdea e la nuova scienza penale, p.218 - Verità e amore, p.222 - Villa Gloria, p.227 - Lettera inaugurale del giornale Guerin Meschino, p.230 - Saggi di critica nuova, p.232.


p.259  BRICIOLE CRITICHE

Arte. - I. "Opus Romanum", p..261 - II. A proposito di un'iconografia, p.262 - III. Luigi Malvezzi, p.265 - IV. Preraffaellismo, p.268 - V. Un palazzo di fiori, p.270.


Storia. - I. Una scomunica di Ottone Visconti, p.272 - II. In memoria di Annibale Cressoni, p.274 - III. I Santi Padri della statistica, p.275 - IV. Ernesto Cairoli, p.280 - V. La signora Grudner, p.282 - VI. Un'elezione politica nel 1849, p.284 - VII: Cristoforo Negri, p.289 - VIII. L'Italia in fuga, p.291.


Letteratura. - I. Un carme alla memoria di Paolo Gorini, p.295 - Ii. Per annunciare un nuovo volume di poesie di Giuseppe Revere, p.297 - III. Genio e follia, p.298 - IV. "Erato", p.300 - V. "Ebbrezza mortale", p.301 - VI. "Crichton-Siebenkas", p.302 - VII. Un romanzo montano, p.305 - VIII. Per delle "Intenzioni", p.307 - IX. "Ciliegie!", p.311 - X. Beccaria e Rovani, p.312 - XI. Luigi Sailer, p.315 - XII. La sorte dei dialetti, p.315 - XIII. "Sublimi certezze", p.321.


Rarissimo, praticamente introvabile.


<Cesare Vignati, Codice diplomatico Laudense, Milano, Fratelli Dumolard, 1883, pp.LXXII-546>

"..Quintino Sella, tanto vantato per la pubblicazione degli Statuti biellesi, non ha fatto di più che copiare. Per Lodi, invece, tutti i suoi documenti erano dispersi e smarriti. Bisognava dunque cercarli negli archivi delle altre città, nelle soffitte, sui muriccioli; cimentarli uno per uno sotto la lente della critica, trovare un capo al corpo che ne mancava, e un corpo dove non c'era che capo, riunire infine in un tutto omogeneo le sparse membra. Come dunque dicemmo altra volta, Vignati ha non solo scritto la storia di Lodi, ma gliel'ha scoperta..

La fatica e lo studio di ricercare, secernere, ordinare e pubblicare tanta congerie di autografi e di apografi, furono evidentemente grandi..

Vignati nel conservarci i caratteristici errori de' vari testi, ci ha insieme salvato buona parte di autentica storia, quella cioè curiosissima che si riferisce ai costumi. Ogni parola, anche monosillabica, rappresentando un'idea o serbando il color dell'ambiente in cui s'è formata, fa sì che il linguaggio, fissato in scrittura, sia il più schietto esponente, l'espressione meno adulterabile del grado di civiltà pel quale passa un paese od arriva un individuo.

E ne volete un esempio? Leggete i nomi e cognomi, nella originaria lor dicitura, de' personaggi che ci sfilano innanzi in questi 336 documenti..Non c'è descrizione che, più di simili nomi, potrebbe darci un'esatta idea di quei tempi di universale ignoranza e mendicità. E' una processione grottesca di Cavalcabò, Magnavacca, Tosabecchi e Scornavacchi; di Malpeli, Accattapane, Seccamelica, Tignosi, Camola e Luganega; a non parlare di tutta la serie dei Cagoni, Cagamosti, Caghinarga, Caghinosa, Caghinpozzo. E notate, che non si tratta, per lo più, di gentuccia, ma di consoli, di plenipotenziari, di condottieri d'esercito, di canonici..

Ciò per la storia. Ma molta messe può raccogliersi anche per la filologia. In quel latino da Merlin Coccaio che fu il medievale, troviamo modi di dire e parole, o già schiettamente italiane, o cui manca ben poco per esserlo.

Citeremo ad esempio: bracentes (braccianti), cithatinus (cittadino), maniclus (manico), seglonum (secchione), mertiarius (merciaio), arramen (rame), habere tortum (aver torto), batere cocleam (suonar campane).": pp.152-168.


<Crichton-Siebenkas>

"Inizieremo fra qualche giorno nelle nostre appendici la pubblicazione di due romanzi, capolavori della letteratura straniera, tradotti per la prima volta in italiano espressamente per la Riforma [il quotidiano di Crispi, ndc.] e dovuti l'uno ad una distinta penna inglese, l'altro ad una penna illustre tedesca.

Il primo è il Crichton dell'Harrison Ainsworth, romanzo, che, mentre desta e mantiene nei lettori il più vivo interesse pel drammatico intreccio e per le scene di sorpresa, ha il pregio d'essere una fedele pittura dei costumi, specialmente universitari e di corte, della fine del XVI secolo.

Lo scozzese Giacomo Crichton (1559-1584), come il nostro Pico della Mirandola, fu di quegl'individui portentosi, di quelle splendenti meteore che passano rapidamente nel mondo sbalordendo colla precocità e l'onnilateralità del loro intelletto, fatto però più di memoria che di genio. Crichton, a vent'anni, conosceva già da maestro dieci lingue e tutto lo scibile del tempo suo, dalla teologia alla matematica, dalla filosofia all'astrologia, alla cabala. Dialettico non superabile, percorse, paladino errante della scolastica, le massime città dell'Europa, fermandosi principalmente a Parigi, Milano, a Venezia, e sfidandovi a disputa i professori di qualunque scienza, che mandò spesso a catafascio col torrente della sua facondia e delle sue citazioni. Bellissimo, oltre a ciò, d'aspetto, e magnifico di modi, cavaliere, schermitore, danzatore e nuotatore compiuto, giuocatore senza pari a qualsiasi giuoco, dagli scacchi al pallone, il divino Crichton (come veniva chiamato) possedeva tutte le qualità che conquistano il cuor delle donne e fanno battere di sospetto quel dei mariti..

L'altro lavoro che presentiamo al pubblico, è il Siebenkas, o, per tradurre più fedelmente il titolo originale, è 'Lo stato coniugale, la morte e le nozze dell'avvocato dei poveri F. Stanislao Siebenkas'.

E' opera di quel Jean Paul Richter (1763-1825), contemporaneo di Goethe, i cui libri, come le sonate di Beethoven, costituiscono dei magazzini d'idee destinati a provvedere d'ingegno e di fama generazioni e generazioni di scrittori; libri che formerebbero la consolazione anche di chi non nacque in Germania, se Jean Paul in gran parte non fosse refrattario a qualunque traduzione. il Siebenkas appartiene quindi a un tutt'altro genere del Crichton. Benché vi corra un intreccio denso di curiosità, il suo essenziale valore sta nelle continue osservazioni filosofiche, acutissime, e nel modo, quanto bizzarro altrettanto esatto, di manifestarle, del loro autore. Né, con questo, si allarmino le signore lettrici, sempre in cerca di passioni e di lagrime. In tutti i libri del Richter si sente l'onda del sentimento: 'nella foresta aspra dei suoi pensieri, sospira sempre l'usignolo.', com'egli s'esprime, parlando d'altro scrittore che gli assomigliava.": pp.302-304.