Marcel Schwob, IL TERRORE E LA PIETA'

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Marcel Schwob, IL TERRORE E LA PIETA' - Racconti e scritti vari, Postfazione: 'Notizia biobliografica con una postilla critica', pp.191-203, di Nicola Muschitiello, in copertina: Oskar Kokoschka, Il narratore in trance, 1908, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux Arts. Einaudi, 1992, pp.1-207

 


Mi sembra doveroso dichiarare che la raccolta antologica qui presentata corrisponde a uno schema stabilito da Italo Calvino e Claudio Rugafiori nel 1979. A me fu rimessa la scelta dei singoli brani da riunire, con l'eccezione delle tre vite immaginarie, di tre cronache dei processi (su quattro), e dell''Essai sur le parapluie, l'inclusione del quale mi fu indicata come facoltativa.: Appendice alla Postfazione, p.203.


p.1 Saggio sull'ombrello

p.9 La bella Gabrielle

p.17 Il plebiscito Jonquières

p.23 Gli assassini

p.29 L'esecuzione

[p.35 Il terrore e la pietà]

[p.49 I senzafaccia]

[p.55 Il terrore futuro]

[p.63 La differenza e la somiglianza]

[p.69 Le Milesiache]

[p.75 La Grande-Brière]

[p.81 Il paese azzurro]

p.87 George Meredith

p.95 San Giuliano Ospitaliere

p.111 La crociata dei bambini

[p.131 L'arte della biografia]

[p.141 Cyril Tourneur]

[p.145 Il maggiore Stede Bonner]

[p.153 Burke e Hare]

[p.159 Lettere del viaggio a Samoa]

p.183 Il libro della mia memoria


Gli articoli dal secondo al quinto sono ispirati a processi penali dell'epoca.


<George Meredith>

"Mi rendo conto che è necessario presentare Meredith ai lettori francesi, e mi trovo in grande difficoltà..I libri di Meredith qui nessuno li conosce..

I motivi dell'indifferenza del grosso pubblico nei confronti di quei libri sono facili da spiegare. Il linguaggio di George Meredith è d'una difficoltà estrema, per effetto della complessità delle idee che s'affollano nelle sue frasi. Tutte le sfumature sentimentali, tutte le antinomie dello spirito, tutte le costruzioni dell'immaginazione sono qui espresse con una ricchezza di metafore che è possibile rintracciare solo nelle opere dell'epoca elisabettiana..Il meccanismo dell'intelligenza vien studiato così minuziosamente, in One of our Conquerors (1891), che le prime cinquanta pagine son dedicate all'enumerazione di tutte le associazioni d'idee che nascono nella mente di Victor Radnor alla vista d'una macchia di fango sul suo panciotto bianco..Infine, per venire all'essenza stessa della sua opera,..in The egoist (1879), un libro unico al mondo, ha esplorato il mistero più terribile del cuore umano..

L'uomo che andavo a trovare ha esaltato la sua attività cerebrale oltre tutti i limiti umani.

Presso Dorking, ai piedi di Box-Hill, di fronte alle praterie biondeggianti del Surrey, cosparse d'alberi tozzi, arrotondati, d'un dolce verde smeraldo, tra olmi e frassini, la casa di Meredith s'annida contro la china fertile del terreno. Più in alto, sul declivio della collina, oltre le macchie di fiordalisi e di papaveri, una villetta di legno con due sole stanze. E' lì che Meredith lavora. Vi si rinchiude dalle dieci di mattina fino alle sei di sera. Vieta, pena il suo malumore più severo, che lo si disturbi durante quel tratto di giornata. Se c'è qualcosa d'urgente, da casa comunicano con Meredith mediante una soneria elettrica e un apparecchio telefonico.

Fui colpito innanzitutto dall'esito d'un tale surriscaldamento cerebrale, non appena vidi farsi avanti Meredith, che aveva lasciato una pagina iniziata, E' di alta statura; i capelli e la barba sono grigi; il viso regolare, bello, imponente, gli occhi d'un azzurro profondo; ma quegli occhi, nei primi minuti che egli mi parlò, erano letteralmente ebbri di pensiero..

Non smetteva di guardare un uccello che volava infaticabile di qua e di là nel cielo. - Vedete quell'uccello, - mi disse, - m'interessa in modo straordinario; svolazza tutto il giorno senza posarsi mai, senza fermarsi mai; lo chiamiamo swift (rondone); e, ogni volta che lo guardo, penso che il suo eterno movimento sia simile al movimento instancabile del nostro cervello, che non si posa e non si ferma mai..

Ed ora è il momento di definire il carattere più singolare e sorprendente della conversazione di Meredith..Si sente nettamente che traduce ciò che dice, e che le sue metafore sono il risultato d'una trasposizione di segni. In altre parole, come il computatore Jacques Inaudi si serve, per il suo lavoro mentale, non di cifre, ma di simboli suoi peculiari, Meredith non pensa né in inglese né in un'altra lingua conosciuta, pensa in meredith. E, come Inaudi trascrive in cifre il risultato delle sue operazioni, così Meredith traduce in parole il suo movimento cerebrale, offrendo in tal modo lo spettacolo della più prodigiosa funzione intellettuale del secolo.

Il succo di ciò che m'ha detto? Come potrei riferirlo? L'evoluzione del genio arriva a un punto nel quale le parole non hanno più, per chi le usa, il senso che si dà loro. Per uomini come Tolstoj, Ibsen, Meredith, i termini intelligenza, amore, natura, contengono molte più idee di quanto noi potremmo concepire..

- La morte? - m'ha detto. - Ho vissuto abbastanza, non la temo: non è che l'altro lato della porta (the inside and the outside of the door).

E conservo negli occhi l'immagine dell'alta statura di George Meredith, col suo nobile viso circondato da capelli grigi, mentre egli, ritto sulla porta della sua casa fiorita, seguiva con lo sguardo la macchina che mi conduceva per la verde strada di Box-Hill.".


San Giuliano Ospitaliere è uno studio tratto da Spicilège (1896), comparso già come prefazione a La Légende de Saint Julien l'Hospitalier di Gustave Flaubert, presso l'editore Ferroud (1893): nota 1, p.95.


La crociata dei bambini (Racconto del goliardo - Racconto del lebbroso - Racconto di papa Innocenzo III - Racconto di tre bambinelli - Racconto di Francois Longuejoue, chierico - Racconto del Qalender - Racconto della piccola Allys - Racconto di papa Gregorio IX) trae spunto da una cronaca del XIII° secolo, in cui si parla di una folla di fanciulli francesi e tedeschi, accorsi per liberare il Santo Sepolcro nell'anno 1212, com'è anche riportato da Steven Runciman (Storia delle Crociate), Einaudi, 1966: nota 1, p.111.


<Il libro della mia memoria>

Sotto questo titolo, preso dalla Vita nuova di Dante, sono riunite alcune fra le ultime pagine dell'autore, che le consegnò all'amico Paul Fort, direttore della rivistaVers et Prose, nella quale esse comparvero postume nel marzo del 1905.: nota 1, p.183.

I. Il Cristo dell'usignolo

II. Il ricordo di un libro

III. Il libro e il letto

IV. Le "Hespérides"

"Leggere Herrick [Robert Herrick (Londra,1591-Dean Prior,1647), autore della raccolta di liriche "Esperidi", esponente della scuola dei Poeti cavalieri, uniti dall'ammirazione per la poesia di Ben Jonson, ndc.] è come leggere api e latte. Le parole rilucono d'olio di fiori, sono impregnate di nardo, iridate di goccioline odorose. I suoi versi s'involano verso l'eternità con minute ali d'oro battuto. Basta aprire le Hespérides e sprofondarvi un momento gli occhi come in un vapore di benzoino. Ogni riga che scorriamo è tinta d'un odore che vien fiutato con lo sguardo. Cera vergine e brina, ricco polline di pistilli, madreperla di farfalle, polpa di rosee margherite. La sua testa ricciuta e aquilina, che convergeva tutta verso la bocca, soffiava bolle d'oro. Era ebbro d'un vino che frizzava in schiuma di poesia. Bevete le sue canzoni in lacrimatoi di vetro sottilissimo. Per un attimo sarete circondati dalla primavera più bianca e dall'estate più gialla. Ma non leggete a lungo: anneghereste in un oceano di rose.".


V. Robinson, Barbablù e Le Mille e una notte

""Bambino, mi chiudevo in soffitta a leggere un viaggio al Polo Nord, mangiando un tozzo di pane secco inzuppato in un bicchiere d'acqua. Avevo fatto un buon pranzo, probabilmente. Ma mi figuravo di partecipare di più alla miseria dei miei eroi.

Il vero lettore costruisce quasi quanto l'autore: la differenza è che egli lavora fra le righe. Chi non sa leggere nel bianco delle pagine non sarà mai un buon intenditore di libri. La vista delle parole, come il suono delle note in una sinfonia, suscita una processione d'immagini che vi porta con sé.

Vedo la grande tavola rozzamente squadrata dove mangia Robinson. Sta mangiando capretto, o riso? Un attimo…andiamo a vedere. To', si è fatto un piatto tondo tondo, di terra rossa. Il pappagallo s'è messo a strillare: gli daremo sùbito un po' di grano novello. Andremo a rubarlo dal mucchio di riserva sotto la tettoia. Il rum che beveva Robinson quand'era malato, stava in una grossa bottiglia nera, costolata. Il termine fowling piece (schioppo per galline), che non capivo bene, mi faceva immaginare le cose più straordinarie riguardo al fucile di Robinson..

Com'era fatta la lampada di Aladino? Nel mio pensiero, era un po' come le lampade a olio della nostra sala da studio. Così, mi preoccupava l'idea di come avrebbe fatto Aladino a svuotarla. Il punto dove bisognava strofinarla con un po' di sabbia fina - ed è con la stessa sabbia fina che la moglie di Barbablù tenta di cancellare la macchia di sangue sulla chiave - era da qualche parte sul rigonfiamento del ventre di metallo. Adesso so che la lampada di Aladino era una lampada di rame, col beccuccio, tutta tonda e aperta, come le lampade greche o arabe; ma non la vedo più..

Mi figuravo con grande precisione le olive verdi e lucide, cosparse di polvere d'oro nei vasi del principe Camaralzaman; il muro un po' cadente, venato d'edera, grigio di muschio, pieno di sole, ai piedi del quale lavorava il principe quand'era dal giardiniere; la bottega di Brededdin Hassan, divenuto pasticciere…Care, care immagini, i cui colori amo tanto rivedere, quando le trovo sotto la loro rubrica nel libro della mia memoria.".

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