Nina Berberova, ALLEVIARE LA SORTE

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Nina Berberova, ALLEVIARE LA SORTE, @ Actes Sud, 1988, traduzione dal russo di Bruno Osimo. In copertina: Johann Heinrich Fussli, Solitudine all'alba,1820 (particolare)

 


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p.75  PIANTO


ALLEVIARE LA SORTE

Un liceale pietroburghese, Aleksej Georgievic (Alesa), sta dal lunedi al venerdi con la madre Klavdija Ivanovna, nella camera al sesto piano (le camere del quale erano tutte affittate) d'un enorme vecchio edificio, dove “il vecchio ascensore idraulico si guastava ogni due giorni, sulla scala senza finestre spesso la luce non funzionava, giù, il portone di ghisa era molto pesante: per tutti questi motivi mammina non usciva quasi mai. A far la spesa per lei andava una vicina e, per quanto riguardava le visite, mammina si limitava a farle allo stesso piano e al piano di sotto.”; e il resto della settimana dalla matrigna, l'attrice Ksenija Andreevna, - “alla sera, stava in poltrona con gli occhi stralunati, senza la forza d'andarsene, spogliando mentalmente le donne dei vestiti di seta a volant e a pieghe, insinuandosi tra gli uomini, per divorare insieme con pasticcini, pasta frolla, bigné, le arguzie e le battute che cadevano nella stanza rotolando come piselli, come pallini, come perline.” - con cui è andato a vivere il padre.

A vent'anni perde il padre.

Nel 1925, riaperti i confini, emigra - al pari della matrigna - a Parigi.

Sulla quarantina - “Il giornale lo leggeva ogni giorno e sempre con lo stesso atteggiamento: - Vediamo che cosa hanno combinato, perché s'agitano tanto, in quali trappole sono caduti.-..

E allora sognava ad occhi aperti e i suoi sogni, come quelli della maggior parte delle persone incapaci di sognare, erano lontani dalla realtà in cui viveva, astratti e assurdi. Qualunque novità riguardante la Russia suscitava il suo scherno: - Ma come, signori, esistete ancora? -. Al contrario, quando gli capitava di guardare le fotografie dove c'era un uomo con un meraviglioso paio di stivali militari che salutava migliaia di uomini con stivali identici, qualcosa in lui trepidava segretamente di felicità..Sognava l'ordine, l'uomo che riuscisse a tener in pugno tutta l'Europa, e di conseguenza tutto il mondo. E allora lui, Astasev, si sarebbe procurato un paio di stivali meravigliosi e lucidi come quelli, segno d'appartenenza a una disciplina superiore. Si sarebbe sentito necessario in questo mondo, più necessario che mai, più d'adesso, perché adesso erano tutti uguali: sani e malati, dritti e falliti; quel giorno, invece, ci sarebbe stato bisogno soltanto di gente come Astasev.” -, dopo donne occasionali - “tre ore le aveva passate in una certa casa, costosa e aperta solo di giorno, dove era conosciuto: quando arrivava, il portiere gli chiedeva se voleva entrare a sinistra o a destra. A sinistra c'erano le donne, a destra delle poltrone e uno schermo. Andava una volta di qua e una volta di là. Quel giorno toccava allo spettacolo.” - conosce la cassiera d'un cinematografo, Zenja - “Lei non era mai stata come quella sera con un uomo, di notte, sul ponte d'un panfilo immobile (che avrebbe potuto, ma non voleva, partire per il giro del mondo, in paesi di fiaba), d'un panfilo con le luci spente; le sembrava che insieme avrebbero potuto vivere una lunga vita di innamorati, o una mezza vita, o anche solo un quarto di vita; mentre con nessun altro mai aveva avuto voglia di vivere neppure per un giorno. Pensava che in qualcosa l'avrebbe potuto aiutare, stando accanto a lui, invisibile e coraggiosa, e forse insieme sarebbero riusciti a conquistare momenti che nessuno dei due, da solo, era stato in grado d'avere.” - che, passata una notte con lui, l'indomani si suicida col gas.

Appresolo dalla matrigna,“non capiva cosa gli stesse accadendo: si sentiva liberato da un incubo durato due giorni: meditazioni e rimorsi, sogni e tristezza. Era di nuovo del tutto libero, del tutto tranquillo, leggero nel corpo e forte nell'animo..

Le baciò entrambe le mani, che ora, senza anelli, erano vecchie da non riconoscersi. Poi s'avvicinò alla toilette e, poiché nutriva fin da piccolo una strana passione per tutti gli oggetti femminili, si profumò, si mise un po' di crema, si ravviò i capelli con una spazzola, si passò il piumino della cipria sul mento, fiutò un unguento e giocherellò un poco con le forbici..

- Il suicidio secondo me è il gesto meno perdonabile -, e infilò le dita nello scavo del gilet, col petto in fuori. - Non a caso in alcuni paesi è severamente vietato. Distruggere quel che è stato creato! - Alesa, come ti voglio bene! Come sei intelligente, come sei profondo, elegante. Chissà quante ti si gettano al collo. Bravo! -..E lui se ne andò. Ombrello e cartella. Le braccia molli dondolano da una parte e dall'altra, avanti e indietro. I piedi elastici fanno presa sul selciato. Cammina nel buio delle strade, nell'oscurità della città, verso il sonno pesante degli Astasev, per andare fresco e riposato, il mattino dopo, in banlieue, dall'aviatore [per fargli stipulare, a nome dell'agenzia per cui lavora, un'assicurazione sulla vita, ndc.], nel sole, nel vento, con la bombetta pulita, più avanti, sempre più avanti, col suo passo fermo, agile, cittadino, contribuente, consumatore (ma non soldato!), oltre la gente, oltre le frontiere, con un povero passaporto in una tasca, la penna stilografica nell'altra, cammina nella nebbia, nell'afa, sotto la pioggerella grigia, unò-duè, sinist, sinist, scivolando come un'ombra su tutto quello che incontra, offrendo sigarette, alludendo, rammentando, inchinandosi fino a terra, lasciando la sua traccia, più avanti, sempre più avanti, all'infinito, ormai un poco fiacco, un poco stempiato, con un dente d'oro nel largo sorriso, il respiro più pesante, facendo tremolare le pallide guance grassocce, da bambino, per le scale, per i vicoli, per le strade dove sfreccia un'automobile, per i binari dove passa il treno, ancora, ancora, oltre i cimiteri, le donne, i monumenti, i tramonti.”: p.72 e sg.


PIANTO

Vita mai vissuta davvero, ma transitata dagli eventi, dell'emigrata russa a Parigi Sasa.