Raymond Carver, ORIENTARSI CON LE STELLE

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Raymond Carver, ORIENTARSI CON LE STELLE - Tutte le poesie, @ All of us, 1996, Traduzioni di Riccardo Duranti e Francesco Durante, Prefazione del curatore, p.7 e sg, e Cronologia, pp.497-502, di William L. Stull, Introduzione, pp.9-19 e Introduzione a Il nuovo sentiero per la cascata, pp.483-496, di Tess Gallagher. In copertina: foto @ Rick Witacker. Roma, Edizioni minimum fax, 2013, pp.1-511

 


p.21 da Voi non sapete che cos'è l'amore (1983)

Bevendo e guidando

Fortuna

Svendita

Ti muore il cane

Fotografia di mio padre a ventidue anni

Harold Ramouz (1818-1906)

Fallimento

Il panettiere

Estate nell'Iowa

Alcol

Per Semra, con vigore marziale

In cerca di lavoro

Alla salute

Gita in motoscafo sul fiume Rogue, Gold Beach, Oregon, 4 luglio 1977

Voi non sapete che cos'è l'amore

Una serata con Charles Bukovski

Mattina, pensando all'Impero

Le pietre azzurre

Tel Aviv e Vita sul Mississippi

Notizie arrivate in Macedonia

La moschea di Jaffa

Non lontano da qui

Pioggia improvvisa

Balzac

Questioni rurali

Questa stanza

Rodi

480 a.C., primavera

Presso Klamath

Autunno

Insonnia invernale

Prosser

Di notte i salmoni escono

Con una canna telescopica sul torrente Cowiche

Poesia per la dottoressa Pratt, patologa

Wess Hardin: una fotografia

Matrimonio

L'altra vita

Il postino malato di cancro

Poesia per Hemingway e W.C.Williams

Tortura

Galleggiante

Autostrada 99E da Chico

Il puma

La corrente

Cacciatore

Cercando di dormire fino a tardi un sabato mattina di novembre

Louise

Poesia per Karl Wallenda, principe dei funamboli

Deschutes

Per sempre


p.91 Racconti in forma di poesia (1985)

Woolsworth's, 1954

Onde radio

Movimento

Pioggia e polenta

La strada

Paura

Romanticismo

Il posacenere

Sempre alla ricerca del meglio

Dove l'acqua con altra acqua si confonde

Felicità

I vecchi tempi

La nostra prima casa a Sacramento

L'anno prossimo

A mia figlia

Anatema

Energia

Chiudersi fuori e poi cercare di rientrare

Medicina

Wenas Ridge

Lettura

Pioggia

Soldi

Pioppi tremuli

Almeno

L'aiuto economico

La mia barca

La poesia che non ho scritto

Lavoro

Nel 2020

Il giocoliere de I cancelli del cielo

Mia figlia e la torta di mele

Commercio

La canna da pesca dell'annegato

Una passeggiata

Il portafoglio di mio padre

Chiedigli un po'

Vicini

Il Caucaso: un romanzo

Una forgia e una falce

La pipa

In ascolto

In Svizzera

Burrasca

Il mio corvo

La festa

Dopo giorni di pioggia

L'intervista

Sangue

Domani

Dolore

I cigni di Harley

A caccia di alci

Le finestre delle case delle vacanze

Memoria

Sparite

Musica

In più

Per tutta la vita

Il cappello

Notte fonda con cavalli e nebbia

Venezia

Vigilia di battaglia

Estirpazione

La pesca

La mia morte

Tanto per cominciare

Le gru

Un taglio di capelli

Felicità in Cornovaglia

Afghanistan

Nella luce del mare vicino a Sequim, Washington

Aquile

Ieri, la neve

Leggendo qualcosa al ristorante

Una poesia che non ce l'ha con gli uccelli canterini

Tardo pomeriggio, 8 aprile 1984

Il mio lavoro

Il traliccio

Per Tess


p.213 Blu oltremare (1986)

Questa mattina

Cosa serve per dipingere

Un pomeriggio

Circolazione

La ragnatela

Legno di balsa

Il proiettile

La posta

La sala delle autopsie

Dove avevano abitato

Ricordo

La macchina

Istupidito

Union Street: San Francisco, estate 1975

I nudi di Bonnard

Il televisore di Jean

Mesopotamia

La giungla

Speranza

La casa dietro a questa

Limiti

La ragazza sensibile

Il minuetto

Uscita di scena

Incantesimo

Dall'Oriente, luce

Un compito difficile

Il responsabile della sua rovina

L'addetto alle mine

Forbicine

NyQuil

E' possibile

Fannullone

I piccoli mangiatori di fuoco di Città del Messico

Che fine ha fatto la spesa

Cosa posso fare

La cameretta

Dolce luce

Il giardino

Figliolo

L'orologio di Kafka

La fulminea velocità del passato

Veglia

Nell'atrio dell'Hotel del Mayo

Bahia, Brasile

Il fenomeno

Vento

Migrazione

Dormire

Il fiume

Il momento più bello della giornata

Scala

Compagnia

Ieri

Il banco di scuola

Posate

La penna

Il premio

Il resoconto

Il prato

Dolce far nulla

Nervetto

Attesa

Dibattito

Il suo corso

Settembre

Il campo innevato

A caccia

La finestra

Calcagni

La cabina telefonica

Poesia e Cadillac

Semplice

Il graffio

Madre

Il bambino

I campi

Dopo aver letto Due città della Provenza

Sera

Il resto

Pantofole

Asia

Il dono


p.331 Il nuovo sentiero per la cascata (1988)

Quadro fresco (J. Seifert)

Termopili

Due mondi

Fumo e inganno (A. Cechov)

In una chiesa greco-ortodossa vicino a Dafne

A futura memoria

Trasformazione

Minaccia

Cospiratori

Questa parola amore

Non scappare (A. Cechov)

Bagnante

Il nome (T. Transtromer)

In cerca di lavoro [2]

Il venditore di enciclopedie

Le dita del piede

La luna, il treno

Due carrozze (A. Cechov)

Miracolo

Mia moglie

Vino

Dopo l'incendio (A. Cechov)

da "Diario dei fiumi del Sud" (C. Wright)

La cucina

Canti lontani (A. Cechov)

Bretelle

Quel che c'è bisogno di sapere per pescare (A. Cechov)

Unguento per attirare il pesce all'esca (J. Cetham)

Lo storione

Umidità notturna (A. Cechov)

Un altro mistero

Ritorno a Cracovia nel 1889 (C. Milosz)

Domenica sera

Il pittore e il pesce

A mezzogiorno (A. Cechov)

Artaud

Cautela

Una in più

Al mercato degli uccelli (A. Cechov)

Le tasche dell'accappatoio piene di bigliettini

La marcia in Russia

La stella polare

Poesie

Lettera

Le ragazze

da "Epilogo" (R. Lowell)

La fatale anguilla

Acetosella (A. Cechov)

La soffitta

Margo

Su una vecchia foto di mio figlio

Alle cinque di mattina (A. Cechov)

Nebbia d'estate

Colibrì

Fuori

Scendendo al fiume (A. Cechov)

La rete

Quasi

Presentimento (A. Cechov)

Notti tranquille

Nottate da passeri (A. Cechov)

Limonata

Tanti diamanti (A. Cechov)

Sveglia

Cosa ha detto il dottore

Ruggiamo, Vostro Onore (A. Cechov)

Proposta

Abbi cura

Una pacchia

Non c'è bisogno

Tra i rami

Chiarore residuo

Ultimo frammento


p.451 Poesie sparse (da Per favore, non facciamo gli eroi)

L'anello d'ottone

Inizi

Giù nelle pampas stasera

Quei giorni

La donna che prende il sole parla da sola

Per favore, non facciamo gli eroi

Adulterio

Poesia per il mio compleanno, 2 luglio

Ritorno

Per la moneta egizia di oggi, Arden, tante grazie

In trincea con Robert Graves

L'uomo là fuori

Semi

Il tradimento

Il contatto

Qualcosa sta succedendo

Un'estate a Sacramento

Allungare le mani

Crackers


p.477 Appendice

Zio Bob e l'arte del racconto

Strumento

Louis sta morendo


Si ha la sensazione che tutte le poesie di Ray siano in realtà evasioni nell'autotestimonianza. Ciascuna di esse presenta la patina graffiata di parole buttate giù sulla pagina alla bell'e meglio, qualcosa di pescato a fatica dal torrente, impiegando soltanto il linguaggio che veniva alla penna con facilità, persino accidentalmente. Gli artifici cedono il passo alla velocità, all'audacia, all'improvvisazione e alla puntuale esattezza del momento.: Introduzione, p.14


<Di notte i salmoni escono>

Di notte i salmoni escono

dal fiume e vanno in città.

Evitano i posti che si chiamano

Foster's Freeze, o A&W, o Smiley's,

e invece nuotano ben vicino

alle case di Wright Avenue dove a volte

nelle prime ore del mattino

si può anche sentirli scuotere le maniglie

o sbattere contro i cavi della tv.

Noi li aspettiamo svegli.

Lasciamo aperte  le finestre sul retro

e gridiamo quando sentiamo sciaguattare.

Le mattine poi sono una delusione.


<La corrente>

Questi pesci non hanno occhi

questi pesci argentati che vengono nei miei sogni,

spargendo uova e seme

nelle sacche del mio cervello.


Ma ce n'è uno fra loro -

grosso, ferito, muto come gli altri,

che si limita a resistere alla corrente,


chiudendo la sua bocca scura contro

la corrente, chiudendola e aprendola

mentre resiste alla corrente.


<L'aiuto economico>

O questo o vado a caccia di coguari

con il mio amico Morris.

Provare a scrivere una poesia alle sei

stamattina, oppure rincorrere

i segugi imbracciando

un fucile.

Con il cuore che saltella nella mia gabbia.

Ho quarantacinque anni. Senza un lavoro fisso.

Immaginate che lusso, una vita così.

Provate a immaginarvela.

Potrei andare con lui se ci va

domani. O magari no.


<Chiedigli un po'>

Con riluttanza mio figlio entra con me

oltre i cancelli di ferro

del cimitero di Montparnasse.

- Che modo di passare una giornata a Parigi! -,

gli vien voglia di dire. E infatti lo dice..

Sa il francese. S'è messo a parlare

con un guardiano canuto che s'è offerto

di farci da guida. Così in tre lentamente

camminiamo lungo file e file di tombe allineate.

A quanto pare, stanno tutti qui.


Fa caldo, c'è pace e il rumore delle strade

parigine qui non arriva. Il guardiano vuol condurci

alla tomba dell'inventore del sommergibile

e a quella di Maurice Chevalier. E a quella

di Nonnie, la cantante morta a ventott'anni.

ricoperta da un mucchio di rose rosse.


Io voglio vedere le tombe di scrittori.

Mio figlio sospira. Lui non vuol vedere niente.

Ne ha viste abbastanza. Ha oltrepassato la noia,

s'è rassegnato. Guy de Maupassant; Sartre; Sainte-Beuve;

Gautier; i Goncourt; Paul Verlaine e il suo vecchio amico,

Charles Baudelaire. Dove ci soffermiamo..


Ma ci sono diversi nomi incisi sulla lapide di Baudelaire

e non capisco che ci stanno a fare.


Il nome di Charles Baudelaire è stretto tra quello della madre

che per tutta la vita gli ha prestato soldi e s'è preoccupata

della sua salute, e quello del patrigno, un pedante

che detestava, ricambiato, lui e tutto quello che lui rappresentava.

- Chiedilo un po' al tuo amico -, gli dico. Lui glielo chiede.


E' come se lui e il guardiano ormai fossero vecchi amici

e io fossi qui per esser tenuto buono.

Il guardiano dice qualche cosa e poi mette

una mano sopra l'altra. Sorride. Alza le spalle.

Mio figlio traduce. Ma ho già capito.

- Come un sandwich, papà -, dice mio figlio. - Un sandwich Baudelaire -.


Al che noi tre riprendiamo a camminare.

Il guardiano preferisce far questo che altro.

Si accende la pipa. Guarda l'orologio. E' quasi ora

di pranzo e di bere un bicchiere di vino.

- Chiedigli un po' se vuole esser sepolto

in questo cimitero, quando muore.

Chiedigli un po' dove vuole esser seppellito -.

Mio figlio è capace di dire qualsiasi cosa.

Riconosco le parole tombeau e mort

sulle sue labbra. Il guardiano si ferma.

E' ovvio che stava pensando ad altro.

A battaglie sottomarine. Al varietà, al cinema.

A qualcosa da mangiare e un bicchiere di vino.

Non certo alla putrefazione, non al decomporsi.

Non all'annichilamento. Non alla propria morte.

Ci guarda in faccia, prima l'uno, poi l'altro.

Chi vogliamo prender in giro? Che razza di scherzo è?


Ci saluta e se ne va.

Diretto al tavolo d'un caffè all'aperto.

Dove potrà togliersi il berretto, passarsi

le dita tra i capelli. Sentire voci e risate.

Il tintinnio concreto delle posate.

Dei bicchieri. Il sole riflesso sui vetri.

Il sole sul marciapiede e sulle foglie.

Il sole che s'insinua sul suo tavolo. Sul suo bicchiere. Le sue mani.


<In Svizzera>

La prima cosa da fare a Zurigo

è prender il trolley numero 5

per lo "Zoo", fino al capolinea

e scender lì. M'hanno messo in guardia

sui leoni. Su come i loro ruggiti

si senton dal recinto dello zoo

fino al cimitero Flutern.

Dove percorro lo stesso

bellissimo sentiero

che porta alla tomba di James Joyce.

Da buon padre di famiglia, è qui

con la moglie Nora, naturalmente.

E con il figlio, Giorgio,

che è morto qualche anno fa.

Lucia, la figlia, la sua pena,

è ancora viva, ancora chiusa

in una clinica per folli.

Quando le portarono la notizia

della morte del padre, disse:

Che ci fa sottoterra, quell'idiota?

Quando si deciderà a venir fuori?

Sempre lì a osservarci.

Ho indugiato là per un po'. Penso

d'aver detto qualcosa a voce alta a Mr. Joyce.

Devo averlo fatto. Ne son sicuro.

Ma non ricordo che cosa,

adesso, e mi tocca lasciar perdere.


Dopo una settimana esatta, lasciamo

Zurigo in treno per Lucerna..

Ma la mattina presto prendo

ancora una volta il trolley numero 5

fino al capolinea..

Il ruggito dei leoni si riversa

nel cimitero, come prima.

Hanno falciato l'erba.

Mi siedo un po' sul prato a fumare.

Fa bene starsene qui,.

accanto alla tomba. Non avevo niente

da dire, questa volta.


Quella sera abbian giocato ai tavoli

del Casino del Grand Hotel

proprio sulla riva del lago di Lucerna.

Più tardi abbian visto uno spogliarello.

Ma che cosa far del ricordo

di quella tomba che m'ha sorpreso

nel bel mezzo dello spettacolo,

sotto la luce diffusa del palcoscenico?

Non c'è niente da fare.

Come pure del desiderio che m'ha assalito dopo,

scacciando tutto il resto,

come un'onda.

E più tardi, seduti su una panchina

sotto i tigli, sotto le stelle.

Abbiamo fatto l'amore.

Allungando le mani sotto i vestiti.

Con il lago a pochi passi.

Dopo, abbiamo affondato le mani

nell'acqua fredda.

Poi siam tornati a piedi in albergo,

stanchi ma felici, pronti a dormire

per otto ore.


Tutti noi, tutti, tutti,

cerchiamo di salvare

le nostre anime immortali, certi modi

a quanto pare son più

complicati e misteriosi di altri. Ci stiamo

divertendo qui. Ma speriamo

che ci sarà rivelato tutto,


<La finestra>

Stanotte è arrivato un temporale e ha fatto saltare

l'elettricità. Quando ho guardato fuori

dalla finestra, gli alberi erano traslucidi.

Curvi e pieni di brina. Una calma enorme

s'estendeva sull'intera campagna.

Pur sapendo che non era vero, in quel momento

avevo la sensazione di non aver mai fatto, in vita

mia, una falsa promessa né d'aver mai commesso

neanche un atto impuro. I miei pensieri

erano pieni di virtù. Più tardi nella mattinata,

naturalmente, hanno riattaccato l'elettricità.

Il sole è uscito da dietro le nuvole

e ha sciolto la brinata.

E tutto è tornato come prima.


<Calcagni>

Comincia nudo a caccia dei calzini

indossati ieri e magari anche

l'altro ieri, eccetera. Non ce li hai

ai piedi, ma non posson mica

esser tanto lontani. Eccoli lì sotto al letto!

Li raccogli e gli dai una bella

scrollata per liberarli dalla polvere.

Una scrollata è tutto quel che meritano.

Adesso passa colla mano lungo questi così

flosci e senza forma. Questi calzini

blu, marroni, neri, verdi o grigi.

Ti pare che ci potresti infilar il braccio

senza che faccia la minima

differenza. E allora perché non la fai

quest'unica cosa che ti va di fare?

Te li tiri sopra le dita

e li spingi su verso il gomito..

Stringi i pugni e li riapri. Poi

li stringi ancora e li tieni stretti.

Ora le tue mani sono come calcagni

con cui poter calpestare

le cose. Qualsiasi cosa.

Ti dirigi verso la porta

quando ad un tratto uno spiffero t'investe

le caviglie e ti vengon in mente i cigni selvatici

a Coole e anche i cigni selvatici in altri posti

che non hai mai sentito nominare, figurati

esserci stato. Adesso capisci

quanto sei distante ormai da queste cose

mentre a tentoni cerchi d'aprire la porta.

Poi, ecco, la porta s'apre! Volevi

fosse mattina, come ci si può aspettare

dopo una notte di sonno agitato.

Ma in cielo ci sono le stelle, e la luna

barcolla sopra la sagoma scura degli alberi.

Alzi le braccia e accenni un gesto.

Un uomo con le mani infilate nei calzini

sotto il cielo notturno.

Sembra e non sembra un sogno.


<Domenica sera>

Metti a frutto le cose che ti circondano.

Questa pioggerellina

fuori della finestra, per esempio.

La sigaretta che tengo tra le dita,

questi piedi sul divano.

Il suono del rock and roll sullo sfondo,

la Ferrari rossa che ho in testa.

La donna che si sbatte qua e là

girando ubriaca per la cucina…

Mettici dentro tutto,

mettilo a frutto.