Marcel Schwob, LA PORTA DEI SOGNI

Stampa PDF

Marcel Schwob, LA PORTA DEI SOGNI, Prefazione: 'Marcel Schwob', pp.7-12, di Remy de Gourmont, Nota editoriale, p.13 e sg. e Postfazione: 'La lampada e il libro', pp.217-225, di Orazio Leogrande. A pag.2: Ritratto di Marcel Schwob, litografia di T.H. Spicer Simson. In copertina: Fanciulle in riva al mare, di Pierre Puvis de Chavannes. Roma, Avagliano Editore, 2005, pp.1-230

 


p.17  L'arte

p.32  L'amore

p.46  L'anarchia

p.55  Dialoghi d'utopia

p.62  Bianchemani

p.66  L'indemoniata

p.70  La mano di gloria

p.74  La casa chiusa

p.78  La perversità

p.85  La spilla d'oro

p.91  La psicologia del gioco delle tre carte

p.101  Articoli di esportazione

p.106  Barbanera

p.110  Robert Louis Stevenson

p.121  L'origine

p.125  I Rossi di Basilea (1430)

p.129  Francois Villon

p.179  Pupa

p.195  Plangon e Bacchis

p.207  Rampsinit

p.212  Vita di Morphiel


Sotto questo titolo abbiamo raccolto scritti di vario genere sconosciuti al lettore italiano: Pupa, che risale al 1883-86, è il frammento giovanile d'un progetto di romanzo ambientato nell'antichità latina, mentre Dialoghi di utopia, l'ultimo racconto scritto da Schwob, è stato ritrovato nella Biblioteca municipale di Nantes e pubblicato nel 2001. Francois Villon, Robert Louis Stevenson, Plangon e Bacchis, La perversità, Il riso, L'arte, L'amore, L'anarchia fanno parte della raccolta di saggi Spicilège (1896). La Vita di Morphiel non fu inserito nelle Vite immaginarie (1896) e fu pubblicato prima dell'uscita del libro, il 22 giugno 1895, sul 'Journal'. Articoli di esportazione uscì l'8 marzo 1891 sul 'Messager francais'. Gli altri dieci racconti apparvero, tra il 1889 e il 1893 su 'L'Echo de Paris'.: Nota editoriale, p.13 e sg.


<Articoli di esportazione>

“Stavo terminando i trafiletti della 'Mode des Batignolles', quando vidi entrare una lunga creatura  pallida e smunta che posò per terra il cappello e un blocco di manoscritti. Mormorò: - Se non sbaglio, lei dirige un giornale di moda!..La prego, mi dica se avete degli abbonati nell'arcipelago delle Pomotu! -..I migliori anni della mia vita sono quelli passati a Honolulu. La Polinesia legge i nostri giornali con ardore. Ho perso una situazione d'oro per una sventura degna di commiserazione

..Le mie opere di poesia sono considerevoli. Mi son costate un immenso lavoro. Ma gli editori m'hanno scoraggiata. Allora ho pubblicato una serie di lavori sulla profumeria e sulla moda. Devo ammettere che per buon senso non ho mai raccomandato un prodotto senza averlo prima sperimentato. L'attuale sciagura è nata da un'infrazione a questa regola: se avessi provato alle isole Sandwich le gabbie per gonna che hanno causato il mio disastro, non sarei qui.

Dopo aver sprecato una gran quantità d'energia per diversi anni, constatavo con dolore di non aver fatto un passo verso la celebrità. La mia abitazione marciva nella miseria..

Triste e abbandonata, sotto la pioggia, ad Havre m'imbarcai per la Polinesia. La mia misantropia aveva bisogno di cannibali. Veder divorare la carne umana, sentir rosicchiare sotto i denti di feroci selvaggi gli stupidi lettori che mi lasciavano morire di fame, sarebbe stata almeno un'atroce voluttà..

Al mio arrivo vidi che dalle palme di cocco pendevano e ondeggiavano degli enormi grappoli. Mi meravigliai di questi frutti straordinari. Ma quando m'avvicinai m'accorsi che erano delle creature umane che s'erano aggrappate là. Le loro grida riempivano l'aria. Fui circondata da questi esseri entusiasti. Avevano tutti qualcosa che non mi era nuovo. Una giovane signora, che di spalle assomigliava a un dromedario perché indossava una gabbia per gonna sulle spalle e un'altra sotto i reni, si precipitò verso di me e mi gettò le braccia al collo: - Lasci che la contempli! - gridò - che fronte punta dai pensieri! -.

Una vecchia la respinse; portava un abito stile impero con uno spacco sulla coscia; mi divorava le mani di baci. Capii tutto in un lampo: quel vestito l'avevo raccomandato io. Che villania avevo commesso! Avrei avuto per sempre davanti agli occhi quella coscia..

Avevo fuggito la miseria in Europa e trovavo la gloria alle Sandwich. Sì, monsieur, almeno gli abitanti di Oahu avevano apprezzato la grandezza del mio stile. Portavano in mio onore i miei articoli. La gente delle Sandwich ama i giornali di moda. Prova tutto volentieri, senza tirarsi indietro di fronte alle mode più eccentriche. La mia fertile immaginazione li aveva sedotti.

Honolulu è stato per me il paradiso terrestre. Ma ho commesso uno sbaglio: ho voluto ingigantire la

mia fama. Volevo dimostrare a quegli isolani quanto fosse facile per me produrre dei capolavori. Allora mandai allo 'Shampoing quotidien', sotto forma di corrispondenza, un'affascinante cronaca sulle nuove gabbie a molla. Ma non potevo provare l'articolo: è la sola volta che ho fatto un reportage.

Mi creda, monsieur, la gente di Oahu fu così entusiasta che fece arrivare una caterva di quelle gabbie. In quei giorni una corvetta russa ancorò nella rada di Honolulu, e il console russo diede una serata in cui le signore avrebbero indossato le nuove gabbie.

Quando s'alzarono per iniziare a danzare, s'udì una tremenda detonazione, uno scoppiettio, una fucilata, un fuoco di fila. Il capitano russo e il suo secondo piombarono a terra, credendosi sotto tiro. In pochi secondi fui accerchiata, minacciata, insultata; due marinai russi mi misero in catene. E perché? Perché le mie gabbie erano state una frode. Erano state costruite con vecchie molle per cappelli.

Lasciai l'arcipelago delle Sandwich. Non potevo più restarci. Sono tornata in Francia, sono ricaduta in miseria. Ma, per l'amor di Dio, mi lasci provare con le isole Pomotu! Basteranno cinque o sei articoli. Vorrei finire piacevolmente i miei giorni. -.

Allora quella pallida creatura s'asciugò la fronte, imperlata da un sudore d'angoscia. Le dissi che la 'Mode des Batignolles' non faceva per il genere polinesiano e le diedi una lettera di presentazione per il 'Vaporisateur hebdomadaire'. Le augurai sinceramente di riuscirci.”.


<Robert Louis Stevenson>

“Mi ricordo chiaramente quella specie di subbuglio dell'immaginazione in cui mi gettò il primo libro di Stevenson che lessi. Era L'isola del tesoro.”..

Perché? Qual'era l'essenza di questo potere magico? E' ciò che vorrei dimostrare in queste pagine..

Credo che il segreto di questo potere consista essenzialmente nell'applicazione dei mezzi più semplici e reali ai soggetti più complessi e fantastici..Prendete qualcuno, fategli incrociare l'indice al di sopra del medio e posate una biglia alle estremità delle dita incrociate: ne sentirà due e la sua sorpresa sarà ben più grande che vedere M. Robert Houdin far comparire un'omelette o cinquanta metri di nastro da un cappello truccato..Il fatto è che questa persona conosce perfettamente le proprie dita e una biglia, e non dubita della realtà di ciò che sente. Ma i rapporti delle sue sensazioni cambiano ed eccolo colto di sorpresa..

Stevenson ha visto sempre le cose con gli occhi dell'immaginazione..

Sono delle immagini più forti delle immagini reali. E tuttavia esse sono, propriamente parlando, la quintessenza della realtà..

Dovremmo esser riconoscenti a Stevenson per aver allargato il cerchio di questi amici dell'irreale..

Ricordo che quando mettemmo in scena l'opera di John Ford, Peccato che sia una sgualdrina, supponemmo che bisognasse infilzar nel pugnale di Giovanni un cuore sanguinante. Durante le prove l'attore entrò brandendo una daga in cima della quale c'era un cuore fresco di pecora. Restammo stupiti. Quell'organo aveva l'aspetto d'uno scarto di macelleria, com'era, tutto violetto. Non era il cuore sanguinante della bella Annabella. Pensammo allora che, dal momento che un cuore vero sembrava falso in scena, un cuore falso doveva sembrare vero. Facemmo il cuore di Annabella con un pezzo di flanella rossa. La flanella era ritagliata come nelle immagini sacre. Quando vedemmo apparire Giovanni con la sua daga, fummo colti tutti da un fremito d'angoscia, perché il cuore d'Annabella, non c'era dubbio, era proprio lì. Mi sembra che i personaggi di Stevenson abbiano proprio questa sorta di realismo irreale.”.


<Francois Villon>


Questo saggio, a differenza del precedente, ricostruisce la sola vita del poeta francese (1430 - c.1463).

“..Questa è dunque la biografia di Francois Villon, imperfetta e probabilmente piena di lacune, ma ci permette di giudicare più seriamente l'uomo accanto all'opera. Frequentò ambienti molto diversi tra loro, fu studente all'università, amico dei procuratori, del comandante della gendarmeria e ospite di sua moglie, e condusse una vita piacevole col cappellano di Saint-Benoit. Allo stesso tempo, frequentò gli studenti turbolenti e i compagni della Coquille. Diventato criminale, seppe tuttavia farsi accogliere da Charles d'Orléans e da Giovanni di Borbone. Due anni dopo aver scritto un'opera di pentimento, si faceva ancora vendicare dai suoi amici per un rancore della sua vita passata. Le complicazioni d'una simile esistenza, la difficoltà d'assumere costumi adeguati agli ambienti più diversi, il gusto stesso d'una mascherata continua, ci mostrano che Francois Villon non fu affatto un'anima bella. Fu un grande poeta. In un secolo in cui solo la forza, il potere e il coraggio avevano qualche valore, lui fu piccolo, fiacco, vile, bugiardo. Se fu particolarmente perverso è da questa perversità che sono nati i suoi più bei versi.”: p.178.

Vedi Foto