Marcel Schwob, CUORE DOPPIO

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Marcel Schwob, CUORE DOPPIO, Traduzione di Angelo Mainardi. In copertina:  dall'alto e da sinistra: Edward Munch, particolari da: Le quattro età, 1902. L'assassino nel viale, 1919. La danza della vita, 1899-1900. L'onda, 1921. Roma, Edizioni Kami, 2005, pp.1-173


I.  CUORE DOPPIO


p.9  Le strigi

p.13  Lo zoccolo

p.19  I tre gabellotti

p.26  Il treno 081

p.30  Il forte

p.35  I senzafaccia

p.40  Arachne

p.44  L'uomo doppio

p.49  L'uomo velato

p.54  Beatrice

p.58  Lilith

p.63  Le porte dell'oppio

p.68  Spiritismo

p.73  Uno scheletro

p.78  Sui denti

p.83  L'uomo grasso

p.88  Il racconto delle uova

p.93  Il Dom


II  LA LEGGENDA DEI VAGABONDI


p.99  La venditrice d'ambra (L'ETA' DELLA PIETRA LEVIGATA)

p.104  La mietitura sabina (L'EPOCA ROMANA)

p.109  I Predoni (QUATTORDICESIMO SECOLO)

p.113  Gli Zingari (QUINDICESIMO SECOLO)

p.119  I Sacrileghi ((SEDICESIMO SECOLO)

p.123  La banda di Cartouche  (DICIOTTESIMO SECOLO)

p.128  Gli Incendiari (LA RIVOLUZIONE)

p.133  Podér

p.137  Le nozze d'Arz

p.140  Per Milò

p.147  L'ospedale

p.152  Crepacuore

p.156  La maschera

p.160  Fiore di cinque-pietre

p.164  Istantanee

p.167  Il terrore futuro


<Le strigi>

Le strigi, come i vampiri, bucatili, svuotano i cadaveri.


<Lo zoccolo>

Una povera vecchia, in punto di morte, indotta dal diavolo, immedesimatasi con se stessa bambina, al tempo del loro incontro nella foresta del Gavre, a seguirlo, è salvata dall'arrivo in volo, a festeggiare l'Ognissanti, di santi e sante, da cui è rapita verso le isole dei Beati.


<I tre gabellotti>

Il “sogno dorato” di tre doganieri, messisi ai remi per inseguire un vascello di contrabbandieri che trasporta oro, scoppiata una burrasca, affonda nei flutti grigi dell'Atlantico.


<!l treno 081>

Un ferroviere in pensione rievoca la notte del 22 settembre 1865, in cui, alla stazione di Digione, aveva scoperto nel vagone del treno proveniente da Marsiglia il cadavere del fratello, emigrato in Cina, che, all'arrivo del convoglio a Parigi, vi aveva propagato il colera asiatico.


<Il forte>

Di due bretoni, Gaonac'h e Palaric, separatisi dopo esser usciti in avanscoperta da un forte ridotto agli estremi, il secondo è ucciso da un colpo di baionetta, conficcata nel cespuglio da un trafficante al seguito dell'esercito, attratto dal luccichio del tappo d'una lattina.


<I senzafaccia>

Due soldati, la cui faccia è stata abrasa da un'esplosione, affidati per la durata d'un mese a una donna, che spiega tra i singhiozzi che uno dei due doveva essere suo marito, ingenerano in lei un conflitto tra l'impossibilità d'ogni speranza di riconoscimento e la “vaga sensazione di gesti già visti”.


<Arachne>

Con “logica ferrea” un degente in manicomio, che ha strangolato con un filo di seta la ricamatrice Arianna, “piccola, bruna e agile con le dita”, identifica nel ragno che tesse la tela al disopra del suo letto la ninfa Arachne, “piccola, bruna e agile di zampe”.

“Io avevo legato eternamente a me Arianna stringendole la gola con la sua seta. Ora Arachne mi ha unito eternamente a sé col suo filo strangolandomi il cuore..Presto avrò il cuore prosciugato; allora resterà smaltato nella sua prigione di fili bianchi - e io fuggirò attraverso il Regno dei Ragni verso il reticolo abbagliante delle stelle.”.


<L'uomo velato>

Un uomo è condannato alla ghigliottina per esser, all'arrivo del treno in stazione, “comparso stupidamente allo sportello” con la faccia imbrattata di sangue, per aver assistito, nel suo scompartimento, allo sgozzamento d'un terzo viaggiatore da parte d'un uomo velato, poi eclissatosi.


<Le porte dell'oppio>

Dopo aver consumato alla “Casa d'oppio”, la Figlia del Libano apparsagli, che lo ha tentato, svanisce e il suo vestiario e la sua vita sono scambiati con quelli del mendicante che stazionava lungo il muro esterno.


<Spiritismo>

Assistito una sera a un'evocazione al Cercle Spirite, conduce a casa sua un signore erudito, il cui albergo era ormai chiuso, che, fattili ballare, lancia a uno a uno dalla finestra i suoi mobili Luigi XV e da ultimo se stesso.


<Uno scheletro>

Sbarcato all'albergo dei Tre Piccioni, nella sua camera, al momento d'andar a letto, trova accanto al fuoco lo scheletro dell'amico Tom Robbins, con cui conversa e da cui si fa spennare a ecarté.

“Prima d'andarsene s'infilò in tasca due candelieri, svitò freddamente il pomo del mio bastone e mi chiese senza un'ombra di ritegno se non potevo prestargli uno o due luigi. Risposi che sfortunatamente non avevo più nulla su di me, ma che sarebbe stato un piacere mandarglieli. Mi dette allora il suo indirizzo, ma era un tale miscuglio di cancelli, tombe, croci e cripte, che ho dimenticato tutto.”.


<Sui denti>

Un uomo perde tutti i denti, per essersi affidato, sotto la minaccia d'una “gengivite alveolo-infettiva”, al chirurgo dentista diplomato Stéphane Winnicox.


<L'uomo grasso>

In questo racconto, che precorre Botero, da un uomo grasso - “Attorno a lui tutto era solido, rotondo e grasso: il tavolo di quercia massiccia, dai piedi larghi, saldamente piazzato; le vecchie poltrone col dorso ovale, il sedile imbottito e i grossi chiodi sferici; gli sgabelli accovacciati a terra come grossi rospi e i tappeti pesanti, a lana lunga intrecciata. Il letto era gonfio come un ventre imbottito, crepitava la scorza dei ceppi che ardevano nel fuoco, paffuti e sfrigolanti; le caraffette del buffet erano tozze, i bicchieri avevano gobbe.” - si presenta un magrissimo dottore in medicina di piazza Saint-Sulpice, che, dichiarando che non sarebbe stato affatto stupito che l'uomo grasso abbia qualche traccia di diabete, ne è invitato a restare con lui.

“Vi fu un progressivo dimagramento delle cose; i mobili s'allungarono e divennero spigolosi; gli sgabelli stridettero sotto i piedi; le tende diventarono flaccide e si ammuffirono; la legna sembrò presa dal tremito; le padelle di cucina si arrugginirono; le casseruole appese si macchiarono di verderame..

In mezzo alla desolazione, l'uomo magro gradualmente si riempiva. La pelle gli si gonfiava e diventava rosea. Le dita cominciavano a tornirsi. E cresceva sempre la sua aria di dolce soddisfazione.

Allora l'uomo ch'era stato grasso sollevò pietosamente lo strato di pelle che gli pendeva sui ginocchi - e lo lasciò ricadere.”.


<Il Dom>

Un ricchissimo Maharajah, distribuite le sue terre e aperti i suoi forzieri al popolo, ripudiati la moglie Rani e il figlio e dato fuoco al palazzo, arriva (“ - Certo - si diceva - non sono ancora fachiro, la rinuncia dev'esser più dura e la lotta più aspra. Ecco, io ho rinunciato alle mie ricchezze, a mia moglie e a mio figlio, alla salute del mio corpo; cosa occorre di più per raggiunger la pietà che fiorisce in un povero?”) alla capanna del Dom, un vecchio appartenente alla casta inferiore, che vive del ricavo che trae annegando nello stagno i morti che gli portano.

Quando arriva la Rani col figlio morto, mandatala per otto giorni a spigolare il riso per ricavare gli otto annah della sepoltura e datili al Dom, annega il cadavere nello stagno. “Allora una luce risplendente riempì i suoi occhi; ed egli vide che aveva realmente raggiunto la più grande rinuncia e la vera pietà del povero.”.


<La venditrice d'ambra>

Una venditrice d'ambra, approdata a un villaggio di palafitticoli, la notte è rapinata e assassinata.


<La mietitura sabina>

Dopo la mietitura, si ascoltano le canzoni intonate dalla regina della mietitura, che ha una grande catena di papaveri e di margherite annodata alla vita.


<I Predoni>

Due gruppi di predoni, riunitisi per recuperare una cassa piena di argenteria e vasellame d'oro sepolta nel fiume, la trovano “piena soltanto di limo, di pietre piatte e di molli creature con due uova di anguille.”.


<Gli Zingari>

Un giudice criminale è messo a morte per aver disseppellito e fatto fuggire la regina degli Zingari, sepolta viva in una fossa, e ucciso i suoi due esaminatori.


<I Sacrileghi>

Tre falsari di monete, recatisi, paventando il rigore della legge, in Poitou, entrano in una chiesa vicino Niort. “Vi entrarono gridando e bestemmiando; il prete celebrava una messa bassa, vestito del suo camice liturgico. Presero i vasi di rame, di stagno e d'argento, nonostante quello che egli poté dire..E trovato nella coppa il Corpus Domini, lo mangiarono solennemente tutti e tre, affermando d'aver fame e che si comunicavano e rimettevano il peccato che avevano appena commesso.

Poi discesero in una bassa locanda, dove si girava briglia alla forcella di due strade..All'improvviso si vide che dei razzi di fumo grigio, spesso, fetido, sprizzavano dalla gola di Colard, dal dorso di Tortigne, dal ventre di Philippot; al che ci si accorse che bruciavano, e presto furono interamente consumati, con le facce e le membra nere come carbone.”.


<La banda di Cartouche>

L'ultima notte della banda prima d'esser catturata.


<Gli Incendiari>

Una bella ricamatrice, con la sua denuncia, manda al patibolo il suo ex-amante.


<Podér>

Il commilitone Podér spilla a una recluta l'ultimo piccolo prestito per poter filarsela in roulotte - “la bagnarola” - con una servetta.


<Per Milò>

Un negoziante, che ha perso il braccio destro nella guerra franco-prussiana, fa scrivere dalla moglie il suo diario: “..La borghesia è un male, quando non si è meritata, ma quando si è data una parte della propria vita per guadagnarsi la propria casa, nessuno può dirci niente.”.


<L'ospedale>

Una suora, ex-modista a Parigi, riconosce nel riservista di linea moribondo portato in reparto il lenone che, vedendo in lei “l'immagine della sola ragazza onesta che avesse conosciuto”, aveva inutilmente tentato di metterla sulla strada.


<Crepacuore>

Una prostituta, chiesto - “Così i due correvano in silenzio, tra due file di lampioni a gas, su bui lungofiumi, su ponti lumeggiati di lumi sopra la Senna dove tremolavano lame di sciabola d'oro rosso o giallo, fino alla barriera del Trono, dove s'ascoltava una musica nasale, spezzata da richiami di tamburo.” - al suo protettore Crepacuore di sfidare, in un baraccone della fiera, il colosso Paul e vistolo soccombere, lo lascia (“- Tu crepacuore? Suvvia, cuore di vitello!-”) per il lottatore.