Jules Renard, STORIE NATURALI

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Jules Renard, STORIE NATURALI, @ 1896, Traduzione di Decio Cinti, disegni di STO, Milano, Casa Editrice Sonzogno, pp.1-135

 


p.5  IL CACCIATORE D'IMMAGINI

p.7  LA GALLINA

p.8  GALLI

p.12  ANITRE

p.14  TACCHINE

p.16  LA FARAONA

p.17  L'OCA

p.20  IL PAVONE

p.22  IL CIGNO

p.24  IL CANE

p.25  I CANI

p.27  DEDE' E' MORTO

p.32  IL GATTO

p.34  LA VACCA

p.35  LA MORTE DI BRUNETTA

p.40  IL BUE

p.41  IL TORO

p.43  LE MOSCHE D'ACQUA

p.45  LA CAVALLA

p.46  IL CAVALLO

p.48  L'ASINO

p.50  IL PORCO

p.51  IL PORCO E LE PERLE

p.52  LE PECORE

p.54  LA CAPRA

ivi  IL CAPRONE

p.55  I CONIGLI

p.58  LA LEPRE

p.62  LA LUCERTOLA

ivi  IL RAMARRO

ivi  LA BISCIA

p.64  LA DONNOLA

ivi  IL RICCIO

ivi  IL SERPENTE

ivi  IL VERME

p.65  LE RANE

p.67  IL ROSPO

p.68 LA CAVALLETTA

p.70  IL GRILLO

p.72  LO SCARAFAGGIO

ivi  LA LUCCIOLA

ivi  IL RAGNO

p.74  IL MAGGIOLINO

ivi  LE FORMICHE

p.75  LA CHIOCCIOLA

p.78  IL BRUCO

p.80  LA PULCE

ivi  LA FARFALLA

ivi  LA VESPA

ivi  LA LIBELLULA

p.82  LO SCOIATTOLO

ivi  IL SORCIO

p.83  SCIMMIE

p.86  IL CERVO

p.88  IL GHIOZZO

p.90  IL LUCCIO

ivi  LA BALENA

ivi  PESCI

p.95  IN GIARDINO

p.97  I PAPAVERI

ivi  LA VITE

ivi  PIPISTRELLI

p.99  LA GABBIA SENZA UCCELLI

ivi  IL CANARINO

p.102  IL FRINGUELLO

ivi  IL NIDO DI CARDELLINI

p.105  IL RIGOGOLO

ivi  IL PASSEROTTO

p.107  LE RONDINI

p.108  LA GAZZA

p.110  MERLO!

p.112  IL PAPPAGALLO

p.113  LA CUTRETTOLA

ivi  LA GHIANDAIA

ivi  IL CORVO

p.117  LE PERNICI

p.125  LA BECCACCIA

p.128  UNA FAMIGLIA D'ALBERI

p.129  CHIUSURA DELLA CACCIA


Commento di Vittorio Lugli: "Con l'ossequio al mondo esterno che è proprio dei classici, lo interpreta e lo rende nei modi più liberi e nuovi, con fantasie poetiche tenere, argute, finitissime.": voce in: Dizionario Letterario Bompiani delle Opere, vol. VII, 1951, p.260.

A cinque di queste Storie naturali di Jules Renard (1864-1910), Maurice Ravel (1875-1938) ha dato veste musicale in cinque liriche per canto e pianoforte: 'Il pavone', 'Il grillo', 'Il cigno', 'Il Martin Pescatore', 'La faraona', scritte nel 1906.


<Il cacciatore d'immagini>

"Salta giù dal letto di buon mattino, e parte solo se ha netto lo spirito, puro il cuore e leggero il corpo come un vestito per l'estate. Non porta seco provviste. Berrà l'aria fresca, in cammino, e aspirerà gli odori salubri. Lascia a casa le armi e s'accontenta d'aprir bene gli occhi. Gli occhi servono da reticelle in cui le immagini s'imprigionano da sole.

La prima ch'egli fa prigioniera è quella del fiumicello. Esso s'imbianca alle svolte e dorme sotto la carezza dei salici: luccica, quando un pesce volta il ventre, e, non appena venga giù una pioggerella fine, il fiumicello ha la pelle d'oca..

Il cacciatore non sapeva d'esser dotato di sensi tanto delicati. Subito impregnato di profumi, non perde alcun sordo rumore, e perché comunichi con gli alberi, i suoi nervi si legano alle nervature delle foglie..

Infine, tornato a casa, con la testa piena, egli spegne il lume, e lungamente, prima d'addormentarsi, si compiace di contar le sue immagini.

Docili, esse rinascono come vuole il ricordo.Ognuna ne desta un'altra, e senza posa la loro frotta fosforescente s'accresce di nuove venute, come pernici che, perseguitate e divise per tutto il giorno, cantano a sera, e si richiamano nelle incavature dei solchi."


<La gallina>

"A zampe giunte, salta dal pollaio appena le si apre la porta.

E' una gallina comune, modestamente abbigliata e che non fa mai uova d'oro.

Abbacinata dalla luce, fa qualche passo, indecisa, per il cortile..

Poi cerca il suo cibo sparso. Becca, becca, instancabile.

Di tanto in tanto, si ferma.

Ritta sotto il suo berretto frigio, vivace l'occhio, impettita, ascolta con un'orecchia e con l'altra.

E, sicura che non c'è niente di nuovo, si rimette alla cerca.

Alza molto le zampe rigide, come chi ha la gotta. Allarga le dita e le posa a terra con precauzione, senza rumore.

Sembra che cammini scalza."


<Tacchine>

I. "Si pavoneggia in mezzo al cortile, come se vivesse sotto l'antico regime..

Sta tanto impettita, che non si vede mai le zampe.

II. Sulla strada, ecco l'educandato delle tacchine. Ogni giorno, qualunque tempo faccia, vanno a passeggio.

Non temono la pioggia (nessuna donna alza le gonnelle meglio d'una tacchina) né il sole (una tacchina non esce mai senza ombrellino)."


<L'oca>

"..Il suo collo vibra e serpeggia rasente terra, poi si rizza.."


<La vacca>

"..Quando mi vede, accorre, con un passettino leggero, in zoccoli spaccati, con la pelle ben attillata sulle zampe, come una calza bianca; mi si avvicina, sicura ch'io le porto qualcosa che si mangia, con le labbra alleccornite da cui pendono un filo d'acqua e un filo d'erba.

Ma di ciò che assorbe fa del latte, non del grasso."


<Il cavallo>

"Non è bello il mio cavallo. Ha troppe nodosità e troppi incavi, ha piatte le costole, una coda da topo, e degli incisivi da donna inglese. Ma m'intenerisce..

Non gli lesino né il fieno né il granturco. Lo striglio fino a che il pelo brilli come una ciliegia.

Lo commuove, tutto questo?

Non si sa.

Scorreggia.

Lo ammiro specialmente quando mi porta a spasso in carrozza. Lo frusto, e accelera il trotto. Tiro la guida a sinistra, e lui obliqua a sinistra, invece d'andar a destra e gettarmi nel fosso, con dei calci in quel posto.

Mi fa paura, mi dà vergogna e mi fa pena.

Forse si desterà, presto, dal suo dormiveglia, e, prendendo colla forza il mio posto, mi ridurrà a prender il suo."


<L'asino>

I. Per lui, tutto è indifferente. Ogni mattina, con un passettino secco e frettoloso da funzionario, scarrozza Jacquot, il postino, che distribuisce nei villaggi ciò ch'ebbe incarico di portar dalla città: le droghe, il pane, la carne macellata, alcuni giornali, una lettera.

Finito il giro, Jacquot e l'asino lavorano per conto loro. Vanno insieme alla vigna, al bosco, a raccoglier patate..

Rincasano soltanto a sera.

Subitamente, il lago di silenzio nel quale le cose sono immerse si frange, messo a soqquadro.

Forse una massaia, a quest'ora, tira su dal pozzo, con una carrucola arrugginita e stridente, dei secchi pieni d'acqua?

E' l'asino che risale e butta fuori tutta la sua voce, ragliando, fin a quando l'ha esaurita, che se n'infischia, che se n'infischia.

II. E' il coniglio diventato grande."


<Il porco>

"Brontolone, ma familiare come se t'avessimo sempre avuto con noi, ficchi il naso da per tutto, e cammini col naso quanto con le zampe.

Nascondi sotto orecchie simili a foglie di barbabietola i tuoi occhietti color di visciola.

Sei panciuto come un acino d'uva spina. Come questa hai lunghi peli, pelle chiara e una coda corta, a ricciolo.

E i cattivi ti chiamano: - Brutto porco! -

Dicono che mentre nulla ti fa schifo, fai schifo a tutti, e che ti piace solo l'acqua grassa della rigovernatura di piatti.

Ma ti calunniano.

Ti ripuliscano, e avrai un bell'aspetto.

Ti trascuri per colpa loro.

Sei quale ti fanno diventare, e la sporcizia è soltanto la tua seconda natura."


<Le pecore>

"Tornano dai campi di stoppie, dove han pascolato, da stamane, col muso all'ombra del corpo.

Occupa tutta la strada, il branco. Quando si mette a correre, le zampe fanno un rumore di canne, e crivellano di tanti niducci d'api la polvere della strada.

Quel montone ricciuto, ben munito, balza come un involto gettato in aria, e dal cartoccio della sua orecchia sfuggono delle pasticche..

Arrivano all'orizzonte. Su pel pendio, salgono, leggere, verso il sole. Gli s'avvicinano, e si coricano qua e là..

Non rimane fuori altro altro che una zampa. S'allunga, si sfilaccia come una conocchia, all'infinito..

LE PECORE: - Mèe…Mèe…Mèe..

IL CANE DA PASTORE: - Non c'è ma che tenga!"


<La capra>

"Nessuno legge il foglio del giornale ufficiale affisso al muro del municipio.

Sì, lo legge la capra.

Si rizza sulle zampe posteriori, appoggia le anteriori sotto l'affisso, muove le corna e la barba, e agita la testa a destra e a sinistra, come una vecchia signora che legga.

Finita la lettura, siccome quella carta ha un buon odore di colla fresca, la capra se la mangia.

Tutto vien utilizzato, nel comune."


<Il caprone>

"Lo precede il suo odore. Lui non si vede ancora, ma l'odore è già arrivato..

Non guarda né a destra né a sinistra: cammina stecchito, puntute le orecchie e corta la coda. Gli uomini l'han caricato dei loro peccati, ma lui non sa nulla, e, serio, sgrana un rosario di caccole.

Si chiama Alessandro; nome noto anche ai cani."


<La lucertola>

"Filiazione spontanea della pietra spaccata a cui m'appoggio, mi s'arrampica sulla spalla. M'ha creduto una parte del muro, perché sto fermo e ho un pastrano color di muraglia. La cosa è lusinghiera, ad ogni modo."


<Il riccio>

"Siete pregati di pulirvici il…

- Bisogna prendermi come sono e non stringere troppo."


<Le rane>

"A scatti bruschi, esercitano le loro molle.

Saltan su dall'erba come pesanti gocce d'olio fritto.

Una, si rimpinza d'aria; si pensa d'introdurre un soldo, dalla sua bocca, nel salvadanaio della sua pancia.

Salgono, come sospiri, dalla melma.

Immote, con quei loro grossi occhi a fior d'acqua, sembrano tumori dello stagno immoto."


<La cavalletta>

"Che sia il gendarme degl'insetti?

Tutto il giorno, salta e s'accanisce alle calcagna d'invisibili cacciatori di frodo che non acciuffa mai.

Le erbe più alte non la fermano.

Nulla le fa paura poiché ha gli stivali da sette leghe, un collo da toro, una fronte geniale, il ventre d'una carena, ali di celluloide, corna diaboliche, e una gran sciabola.

Siccome non si posson avere le virtù d'un gendarme senza averne i vizi, bisogna pur dirlo, cicca.

Se non mi credi, inseguila colle dita, gioca con lei ai quattro cantoni, e quando l'avrai acchiappata, fra due salti, su una fogliolina d'erba medica, osservale la bocca: - dalle sue terribili mandibole, secerne una schiuma nera come sugo di tabacco.

Ma non la tieni già più. E' ripresa dalla sua frenesia di saltare. Il mostro verde ti sfugge con un brusco sforzo, e, fragile, smontabile, ti lascia una coscetta nella mano."


<Il maggiolino>

"Un germoglio tardivo si schiude e vola via dal castagno.

Più pesante dell'aria, appena dirigibile, testardo e brontolone, arriva tuttavia alla sua meta, con quelle ali di cioccolata."


<La vespa>

"Eppure, finirà col guastarsela, quella vitina!"


<La libellula>

"Si cura la sua oftalmia.

Da una riva all'altra del fiumicello, non fa che bagnar nell'acqua fresca i suoi occhi enfiati, E vibra cricchiando come se volasse elettricamente."


<Lo scoiattolo>

II. Lesto accenditore dell'autunno, passa e ripassa sotto le foglie la piccola fiaccola della sua coda."


<Scimmie>

"..Andate a veder i fenicotteri, che camminano su delle molle da caminetto, per timore di bagnar nella vasca i loro gonnellini rosei;..le cicogne che alzano continuamente le spalle (e alla fine questo non significa più nulla);..i pinguini in pipistrello;..il bufalo, grave di pensieri preistorici;..l'elefante che trascina le sue pantofolone davanti alla sua porta, curvo, col naso basso: quasi scompare entro il sacco dei pantaloni tirati troppo su, e, di dietro, gli ciondola un pezzo di coda;..la zebra, falsariga di tutte le altre zebre; l'orso che ci diverte e non si diverte affatto; e il leone che sbadiglia, tanto da farci sbadigliare."


<Il cervo>

"Entrai nel bosco da un'estremità del viale, mentre egli giungeva da un'altra estremità..

Gli dissi:

-Avvicinati. Non aver timore..

Il cervo ascoltava e fiutava le mie parole. Appena tacqui, non esitò. Le sue gambe s'agitarono come steli che un soffio d'aria incrocia e scroscia. Fuggì via.

- Peccato! - gli gridai. - Fantasticavo già che avremmo fatto la strada insieme. Io t'offrivo, con la mano, le erbe che ti piacciono, e tu, con andatura da passeggiata, portavi il mio fucile, orizzontalmente, sui rami delle tue corna."


<La balena>

"Ha nella bocca quel che occorre per farsi un busto; ma, con quei fianchi!…".


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