John Barth, L'ALGEBRA E IL FUOCO

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John Barth, L'ALGEBRA E IL FUOCO - Saggi sulla scrittura, traduzione e Prefazione, pp.7-13, di Martina Testa, Roma, minimum fax, 2013, pp.1-200

 


p.7  Alcuni motivi per cui racconto le storie che racconto nel modo in cui le racconto invece che un altro tipo di storie

p.40  Musa, risparmiamelo

p.49  La letteratura dell'esaurimento

p.72  Romanzo storico, storia romanzata e i granchi blu della baia di Chesapeake, ovvero, Riguardo al riguardare

p.96  La letteratura della pienezza

p.121  Qualche parola sul minimalismo

p.139  Va da sé

p.154  Mi sembra un elefante

p.167  Perturbazione progressiva

p.182  "Tutti gli alberi sono querce…"


"..Il romanzo popolare lungo ha ancora i suoi appassionati, specialmente a bordo dei grandi aeroplani e sulle spiagge, ma è ben difficile negare che molte delle ore che noi borghesi adesso trascorriamo davanti alla televisione e al videoregistratore, e in macchina e al cinema, una volta le passavamo leggendo romanzi e novelle e racconti non-tanto-brevi, in particolare perché questi altri lussuosi passatempi non esistevano e in parte perché eravamo nel complesso più allenati alla concentrazione protratta, nei nostri piaceri come anche sul lavoro. il mio nipotino mette insieme i pezzi di plastica d'un'astronave giocattolo in pochi secondi; suo padre montava il modello d'un aeroplano in grado di volare in un giorno, utilizzando elementi già pronti in legno di balsa; suo nonno passava giorni e giorni a ritagliare con estrema cura quegli elementi da fogli di balsa prestampati prima di cominciare l'infinito, scrupoloso montaggio di quelle parti; e i manuali per i ragazzetti d'inizio secolo consigliavano a chi voleva costruirsi un modellino di battello a vapore d'andare prima dal fabbro del quartiere a cercare dei pezzi di stagno, poi all'emporio a procurarsi la nafta e la paraffina, e infine dal ferramenta a comprare le cesoie e la lega per le saldature. Il romanziere austriaco Robert Musil già nel 1930 si lamentava (nel suo maxi-romanzo L'uomo senza qualità) del fatto che viviamo 'nell'epoca della rivista', già troppo impazienti negli irrequieti Anni Venti per leggere libri. Mezzo secolo dopo, perlomeno in America, anche il mercato delle riviste letterarie di ampia diffusione s'era ridotto a una manciata di punti-vendita: i lettori proprio non c'erano più.."


"Less is more, 'meno è di più', ha detto Walter Gropius, o è stato Alberto Giacometti, o Lazlo Moholy-Nagy, o Constantin Brancusi, o Ludwig Mies van der Rohe?..

Per quanto vi sia molto di ammirevole nell'austerità artistica, il suo contrario non è privo di meriti e di gioie. Ci sono i piaceri minimalisti di Emily Dickinson ('Zero all'osso'), e i massimalisti di Walt Whitman ('Contengo moltitudini'). Ci sono le gratificazioni a basso contenuto di grassi dei Testi per nulla di Beckett e le ipercaloriche delizie dei Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Davvero più d'una strada porta al  paradiso. E per quanto riguarda il minimalismo e il suo contrario, mi fa pena il lettore - o lo scrittore, o il periodo storico - troppo partigiano di uno dei due per esser in grado di gustare anche l'altro"


"..Un po' ci si è morsi la lingua quando Raymond Carver ha riassunto la sua estetica letteraria per i miei studenti di scrittura creativa alla John Hopkins in due parole: 'Niente trucchi'. Si capiva cosa voleva dire quell'eccezionale realista-minimalista. niente finali con il trucco alla O.Henry e nessun altro jolly del genere, nel mazzo di carte drammaturgico; niente acrobazie; niente di sofisticato/appariscente. Con tutta l'ammirazione che provo per la lingua piana, coi piedi per terra, di Carver, io ammiro anche, però, gli eccessi verbali e immaginativi, senza alcun argine, di un Rabelais, e quel geniale burlone che è il Tristram Shandy di Lawrence Sterne; ciò che conta, ho detto agli studenti in seguito, è la qualità e la rilevanza dei 'trucchi' d'uno scrittore, non la loro presenza o assenza in quanto tali. E a questo proposito, nella misura in cui 'niente trucchi' può esser inteso nel senso di 'niente artifici', non si potrebbe allora obiettare che la levigatissima semplicità di Carver, come quella di Hemingway, è un artificio tanto quanto la scrittura di Faulkner quando raggiunge i suoi effetti più incantatori o quella di Henry James al massimo della sua barocca complessità sintattica?..

E come si fa a mordersi la lingua quando un bellicoso John Gardner, reduce di fresco dalle gambizzazioni perpetrate col suo trattato On Moral Fiction, ha ripetuto nella mia classe la sua distinzione tra quella che lui chiama Letteratura Primaria ('letteratura che riguarda la vita') e Letteratura Secondaria ('letteratura che riguarda la letteratura'), e ha fatto capire chiaro e tondo che per lui questa distinzione non è mera tassonomia, ma soprattutto un giudizio di merito? - Re Priamo che piange sul corpo insanguinato di Ettore! -, tuonava Gardner, dando manate sulla cattedra: - Quella è letteratura, cazzo! Il resto sono stronzate! - Sul serio, John, mi veniva da chiedere: che mi dici allora della famosa, protratta descrizione lasciataci dallo stesso bardo, nel diciottesimo libro della stessa opera, delle complesse scene forgiate da Efesto sullo scudo di Achille - scene piene di toccanti riferimenti alla storia epica che si sta svolgendo nel poema, e che costituiscono letteralmente esempio classico di arte sull'arte? O il finissimo riarrangiamento di quel motivo nel primo libro dell'Eneide di Virgilio, in cui il profugo Enea vede negli affreschi incompiuti della Cartagine in costruzione della regina Didone non solo scene della guerra di Troia e delle sue conseguenze altrettanto incompiute, ma addirittura le figure dei suoi compagni caduti  e perfino se stesso? Arte sull'arte, certo; letteratura sulla letteratura,..ma tutto ciò riguarda anche 'la vita' in modo così commovente che Enea (le cui fatiche epiche sono a loro volta  altrettanto lontane dall'essere finite) piange a quella vista, e l'autore vien mosso a stilare il celeberrimo verso Sunt lacrimae rerum : 'ci sono lacrime nelle cose'..Nella misura in cui tutto il mondo è un teatro e perfino le nostre identità, in sé, si può dire che siano essenzialmente le storie con cui ci raccontiamo a noi stessi e agli altri - il nostro Centro di Gravità Narrativa, per usare le parole del 'neurofilosofo' Daniel C. Dennet - la grande letteratura (avrei voluto dire a Gardner, cosa che non feci allora, essendo lui mio ospite, ma che riuscii a dirgli in seguito) riguarda raramente soltanto, ma sempre anche se stessa. Nel senso in cui, almeno, 'tutta' la letteratura è letteratura secondaria, e tutta la 'letteratura che riguarda la letteratura', perfino la più  programmaticamente e/o tediosamente 'metaletteraria', è anche letteratura che riguarda la vita..".