Oswald Spengler, A ME STESSO

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Oswald Spengler, A ME STESSO, traduzione, Avvertenza, pp.9-12, Note, pp.97-109 e Postfazione: ''Fisionomia di un ripudiato', pp.111-131, di Giovanni Gurisatti, Milano, Adelphi Edizioni, 1993, pp.1-151

 


Prima edizione integrale - "Alcuni frammenti sono apparsi, a cura di Detlef Felken, in 'Der Acquadukt 1763-1988', Munchen, Beck, 1988, pp.79-87": Avvertenza, p.12" - degli appunti autobiografici, ceduti nel 1989 dalla casa editrice Beck alla Staatsbibliotek di Monaco, di Eis heauton - che Spengler avrebbe voluto intitolare anche Solitudine o Vita del ripudiato - che mostra che, nel pensatore d'estrema destra (Blankenburg am Arz, 1880 - Monaco di Baviera, 1936)  esiste un abisso tra l'uomo d'azione, della decisione e del destino, "dall'animo forte e del tutto ametafisico, il romano senz'anima, che disprezza il graeculus histrio artista e filosofo, l'uomo rozzo, privo di scrupoli, concreto, attivo, dalla natura metallica": Postfazione, p.116, ritratto nel saggio "Il tramonto dell'occidente"  (1918) e un io bugiardo, pavido e vigliacco, la cui vita è segnata dalla paura.


"Per tutta la vita ho preferito tenermi in disparte e fare da spettatore, anziché stare io stesso in scena..


Una vita stranamente interiore, irresoluta, ricca di contrasti, priva d'unità fra anima e mondo, anima e tendenza vitale, anima e pensiero. Tipica problematica del periodo intorno al 1900. Civiltà (inventare poetico) e civilizzazione (dirigere, organizzare), due cose estranee l'una all'altra..


La vanità esteriore mi è del tutto estranea. M'infastidisco se noto che qualcuno mi riconosce, magari mi riempie di complimenti. Mi sento pienamente felice quando sono in viaggio, in un luogo nel quale nessuno mi conosce..


Ritengo che i miei pensieri siano veri, naturalmente. Che lo facciano gli altri mi è indifferente..


Se nel libro che scrivo non riconosco le mie capacità, non mi sento niente di straordinario!..


Se preferisco gli aforismi dipende da questa incapacità di portar a termine grandi lavori. L'aforisma nasce e si compie nell'attimo. Anche se viene sentito come-scadente non guasta comunque il ricordo d'un'intera raccolta.


Il grande vizio della mia vita è stato quello di mentire senza sapere perché, così, per istinto.

Mi sembra che la gioia primitiva di mentire - attribuita a uomini primordiali, selvaggi, contadini, cacciatori e marinai - sia una forma primordiale di creazione artistica, sia sempre una sorta di rifiuto istintivo dell'intelletto, che ci è di peso, un momento di distensione, un comodo sgranchirsi..


Una scena che desta la più profonda sensazione, e che per tutto il giorno ho davanti agli occhi. Dovrei solo metterla su carta. Ma il disgusto per lo scrivere, per il volgare e meccanico lavoro fatto per gli altri, me lo impedisce. Finisco ben presto per dimenticarla e pensare ad altro..


La mia smania di viaggiare che ben presto, con vertiginosa precipitazione, mi riportava a casa..


La mia paura senza limiti, quand'ero bambino, del mondo e del futuro. Come, per l'orrore della vita, avrei preferito morire. La vita si stendeva perciò davanti a me come un cammino di penitenza, simile a una sconsolata peregrinazione attraverso un deserto. Mi trascinavo da mia madre, in preda a questa paura che m'impediva di dormire, soltanto per potermi aggrappare a qualcosa..


Leggo Goethe (lettere, colloqui, romanzi), perché qui tutto ha forma di colloquio. Ma può essere un surrogato dei viventi che abbiamo intorno?


A scuola ero un sognatore.

Mio padre era di vedute troppo ristrette per capirlo. Non faceva che rimproverarmi non appena mi scopriva intento a leggere giornali o libri che non avessero diretta attinenza con la scuola..


Fino ad oggi non posso raccontare né di amici né di esperienze né di azioni né di gioie né di dolori, bensì solo del mio io, io, io, incapsulato dentro di me come in un carcere, amaramente consapevole della sua prigionia, che s'è tormentato senza mai riuscire a stabilire un contatto con l'esterno. La mia biografia è la descrizione di questo stato, e nient'altro. Invidio chiunque viva. Io ho solo rimuginato, e ogni volta che ho avuto a portata di mano la possibilità di vivere realmente, mi sono tirato indietro, l'ho lasciata passare e, quando era troppo tardi, venivo preso dal più vivo rimorso..


Come Baudelaire abbia potuto lasciarsi ingannare da Poe [Charles Baudelaire, Per Poe, Palermo, Sellerio, 1988, pp.1-149] non riesco a capirlo. D'altra parte è ovvio che i lettori si sbaglino. Me lo spiego solo così: egli ha scambiato una vuota speculazione sui nervi (Poe è l'inventore del romanzo poliziesco, d'appendice e criminale) per hashish, senza cogliere la grossolanità: ha scambiato il cocktail per un Borgogna..


Oggi sento con vergogna che avevo una responsabilità verso il mio destino. C'è qualcosa di soprannaturale in questo sentimento. Io non sono venuto al mondo per me stesso. Antisociale come sono, stimo soltanto chi ha questo sentimento: che la propria vita reca in sé un destino superiore. Ma questo destino io l'ho represso, dimenticato, disprezzato. Mi disprezzo, mi vergogno. Perché non mi sono deciso a smetterla e a osare qualcosa?


La gioia di scrivere (trovare altrettanto bello scrivere libri quanto pensare per sé) è senza dubbio un segno di mediocrità o, per lo meno, indica una carente predisposizione artistica..".