Gustave Flaubert, ATTRAVERSO I CAMPI E LUNGO I GRETI

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Gustave Flaubert, ATTRAVERSO I CAMPI E LUNGO I GRETI, @ 1881, traduzione e Introduzione: 'Il misticismo di Flaubert'', pp.5-22, di Enrico Groppali. In copertina: Claude Monet, Dirupo a Dieppe, Zurigo, Kunsthaus. Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, pp.1-312

 


Dal 1 maggio al 6 agosto 1847, Flaubert (Rouen, 1821 - Croisset, 1880) e l'amico Maxime Du Camp (Parigi, 1822 - Baden Baden, 1894), poligrafo e fotografo, prendono appunti sul loro viaggio d'esplorazione - a piedi, oltre che con mezzi di fortuna - in Turenna e Bretagna, che sarebbero serviti alla stesura d'un libro. Flaubert scrisse i capitoli dispari, Du Camp quelli pari, i cui sommari sono di Flaubert, mentre i capitoli scritti da Du Camp sono ancora inediti.


p.27  I

p.57  Sommario

p.66  III

p.96 Sommario

p.102  V

p.145  Sommario

p.148  VII

p.199  Sommario

p.204  IX

p.252  Sommario

p.259  XI

p.305  Sommario


"..NANTES. Di solito, noi evitiamo accuratamente tutto ciò che viene accuratamente descritto con la parola 'curioso': per questo motivo, non abbiamo visitato né la colonia di Mettray, vicino a Tours, né il manicomio a Nantes, né le ferriere d'Indret, né il forte Penthièvre né il faro di Belle-Isle e non siamo ancora entrati in nessuno dei caffè eleganti delle città che attraversiamo, ma siamo invece andati al castello di Clisson,.

Questo castello è come un fantasma, silenzioso, gelido, abbandonato nella campagna deserta; ha un'aria malefica che suscita sanguinosi ricordi. E tuttavia fu abitata questa triste dimora da cui oggi persino i gufi preferiscono allontanarsi. Nel torrione, tra quattro muri lividi come il fondo dei vecchi abbeveratoi, abbiamo dedotto, da quello che rimane, che si trattava d'una costruzione a cinque piani. A trenta piedi d'altezza un caminetto è rimasto sospeso per aria con le sue due colonnine rotonde e le sue lastre annerite dal fumo; la terra s'è insinuata fin lassù e sono spuntate delle piante come se si trattasse d'una giardiniera abbandonata..

Usciti dal castello, andammo a visitare il museo..

Mi piace molto, di Lancret, un ritratto della Camargo. Danza all'aria aperta, sull'erba, indossa un abito di raso bianco con dei nastri azzurri e delle ghirlande di rose. Alla sua destra, un suonatore di tamburo scuote le sue bacchette e un uomo che suona il piffero si gonfia le gote. A sinistra, un violinista, un suonatore di fagotto e una donna che guarda. La Camargo! Che nome! Non è come un'eco di sonagli dorati? E non vi manda, come in un gaio ritornello, con le folate d'aria calda d'una gonna sollevata dal vento, un profumo di polvere d'ireos e di gelsomino di Spagna e dei lampi di bianche rotule che s'inarcano su dei piumini di seta gialla in un salotto pieno di porcellane di Sassonia, tappezzato di disegni a pastello?..

il parco resta un posto incantevole. I viali s'insinuano nel bosco ceduo, le macchie d'alberi si bagnano nel fiume. Si sente scorrere l'acqua, si sente la frescura delle foglie..Se siamo rimasti nauseati dal cattivo gusto che vi regna, è accaduto perché avevamo appena lasciato Clisson che è d'una bellezza autentica, nella semplicità del suo aspetto, e perché questo cattivo gusto non corrisponde più al nostro concetto di cattivo gusto. Ma allora cos'è, in fondo, il cattivo gusto? E'invariabilmente il gusto dell'epoca che ci ha preceduto. Tutti i bambini non trovano buffo il proprio padre?..O persone di gusto dei secoli futuri! Vi raccomando le persone di gusto oggi!..Come diventerà brutto ciò che è bello, come sembrerà idiota ciò che oggi è incantevole, come parrà povero ciò che è ricco,..oh, saremo tutti spediti in solaio, e diventeremo stoppa, cartaccia, letame! O posterità!..


..DA NANTES A SAINT-NAZAIRE. Una donna riempie gli interstizi dei muri con dello sterco di vacca, serve da calcina e cementa le pietre..


..DA BELLE-ISLE A QUIBERON..Procedemmo dritto davanti a noi, oltre, senza badare alla marea che saliva, e nemmeno se più tardi ci rimanesse un varco per tornare sulla terraferma..Ci allietavamo lo spirito e ci saziavamo gli occhi a tanta ostentazione di splendore, aprivamo le narici e spalancavamo le orecchie..A forza di lasciarcene penetrare, d'entrare in comunione con gli elementi, anche noi diventavamo natura, ci effondevamo in lei e la natura ci riprendeva, avevamo la sensazione d'esserne sopraffatti e provavamo un'immensa gioia: avremmo voluto smarrirci in lei, esserne completamente soggiogati o portarla via con noi..Provavamo un vero dolore all'idea che le nostre orecchie non potessero sentire nella terra l'eco e il rimbombo della formazione dei graniti, la linfa crescere dentro gli alberi, i coralli muovere e palpitare nella solitudine degli oceani. E nell'empito di questa effusione contemplativa: avremmo voluto che la nostra anima, irradiando ovunque, partecipasse di tutta questa vita per rivestire qualsiasi forma, per avere la stessa durata continuando incessantemente a variare, e a spingere continuamente le sue metamorfosi sotto il sole dell'eternità..

Sentimmo un rumore soffocato. Poi sentimmo  un sonaglio, ed apparve un cappello. Era il postale di Aurey. Sempre lo stesso uomo, lo stesso cavallo, la stessa sacca delle lettere. Trottava tranquillamente in direzione di Quiberon da cui tra poco tornerà per tornarci domani. E' l'ospite del lido: ci passa di mattina, ci ripassa la sera. La sua esistenza consiste nel percorrere eternamente questa costa: lui solo la ravviva, ne traccia la storia, stavo quasi per dire ne fa la bellezza,.

Si ferma: gli parliamo due minuti, ci saluta e riparte.

Che duetto quello! Che cavallo e che uomo! Che quadro! Non c'è dubbio che Callot l'avrebbe raffigurato, ma solo Cervantes avrebbe potuto scriverne..


Un selciato dalle punte aguzze risuonò sotto i nostri piedi, e una via si disegnò davanti a noi: eravamo a Daoulas. Faceva ancora abbastanza chiaro per distinguere un'insegna quadrata appesa ad una sbarra di ferro saldata al muro. Anche se non ce ne fosse stata nessuna, tuttavia, avremmo riconosciuto ugualmente la locanda: anche le case, come gli uomini, portano il loro mestiere scritto in faccia..

Dopo il pasto, salimmo in camera nostra.

La scala a chiocciola, a gradini di legno tarlato, gemeva e scricchiolava sotto i nostri passi come l'anima d'una donna sensibile travolta da una nuova disillusione. In cima c'era una stanza con una porta che, come l'uscio dei granai, si chiudeva con un gancio dall'esterno. Alloggiammo lì dentro. Lo stucco dei muri, che una volta era stato dipinto di giallo, si scrostava; le travi del soffitto s'incurvavano sotto il peso delle tegole della copertura e sui riquadri della finestra a ghigliottina uno strato di sudiciume grigiastro schermava la luce che penetrava come attraverso i vetri smerigliati..I letti, fatti di quattro assi di noce sconnessi, avevano quattro piedi tondi smangiati dalle tignole ed erano rinsecchiti al punto da stare per spezzarsi, Su ogni letto c'era un pagliericcio e un materasso con sopra una coperta verde squarciata dai morsi dei topi con una frangia di fili sfilacciati. Un pezzo di specchio rotto nella sua cornice scolorita, a un chiodo era appeso un carniere e, lì accanto, una vecchia cravatta di cui era ancora visibile la piega del nodo faceva capire che nel letto ci dormiva qualcuno e che, evidentemente ci dormiva ogni sera.

Sotto uno dei cuscini di cotone rosso, scoprimmo una cosa ripugnante, ovvero una cuffia dello stesso colore della coperta dei letti, unta d'una vernice che impediva di scorgerne la trama, logora, diventata larga, floscia, oleosa, fredda al tocco. Sono certo che il suo proprietario ci tiene parecchio e la considera più calda di qualsiasi altra. La vita d'un uomo, il sudore d'un'intera esistenza si solidifica in questo panno di tela marcia e putrefatta. Quante notti ci sono volute per darle uno spessore simile? Quanti incubi si sono agitati lì sotto, quanti sogni vi si sono insinuati! E forse belli, perché no?

Un eccesso di buona educazione c'impedì di gettare quella cosa immonda fuori dalla finestra e ci limitammo a spingerla col piede sotto il letto,,

O comodità!, dicevo tra me e me scivolando timidamente tra le lenzuola, o comodità ideale della felicità moderna, come sei lontana dall'esser penetrata a Daoulas! Come vengono fraintesi i tuoi pregi! Ecco della gente che non conosce le tue stuoie, i tuoi tappeti, le tue portiere, le tue mensole, i tuoi termosifoni! Che disprezzo per la raffinatezza inglese! Che servizio trascurato! Che biancheria sporca! Che tristi guanciali! In tutto il paese non si troverebbe nemmeno una pietra pomice; non hanno neanche la minima idea di come si prepari il the, e non c'è dubbio che in nessuna di quelle case c'è un water-closet decente.

Dormimmo per quattordici ore di fila; stavamo ancora russando il giorno dopo quando andammo a visitare la chiesa..


Una nuvola che ci scoppiò in capo inondandoci ci costrinse a riprendere in fretta gli zaini e, un quarto d'ora dopo, Brest grazie al cielo mostrò finalmente i suoi tetti..

Una sera in cui la luna brillava sul selciato, ci sentimmo in dovere di far quattro passi nelle strade cosiddette malfamate..La faccenda si svolge senza complimenti, quando se ne ha voglia. Siamo entrati in una di queste case: non è una delle più infime e men che meno una delle prime..

Cosa rimpiangete voi altri? La monarchia? Le fedi religiose, l'aristocrazia o il clero? Io ve lo confesso: rimpiango la prostituta.

Una sera, sul viale, l'ho vista passeggiare, alla luce dei lampioni, vivace, silenziosa, con gli occhi sfavillanti che strascicava i piedi lungo il marciapiedi..

E' stato il suo ultimo giorno, l'indomani nessuno la vide più. Non abbiate paura che torni, perché è morta ormai, è morta davvero! Veste sfarzosamente, è una donna per bene ormai, ha paura d'usare un vocabolario volgare e i soldi che guadagna li deposita alla Cassa di Risparmio..

Ecco a cosa stavo pensando sul divano di quelle signore mentre masticavo il mio sigaro spento. Non ho fatto altro e, al ritorno, deplorammo amaramente in silenzio la scomparsa di questa categoria la cui goffa caricatura ci aveva mortalmente annoiato.

Un tempo, quando s'andava a passeggio, si aveva spesso la fortuna d'imbattersi in orsi, saltimbanchi, tamburelli a sonagli, scimmie vestite di rosso, che danzavano in groppa a un dromedario, ma tutto ciò è svanito anch'esso per sempre, è stato spazzato via, vietato per l'eternità; la ghigliottina è stata dichiarata fuori legge e funziona di nascosto, i forzati viaggiano in vetture dagli sportelli chiusi e le processioni sono vietate!

Tra poco tempo anche i saltimbanchi spariranno, per lasciar posto alle sedute d'ipnotismo e ai simposi riformisti, e la ballerina in equilibrio sulla corda che salta col suo vestito luccicante di lustrini e il suo gran bilanciere, ci sembrerà lontana come la baiadera del Gange..

E' vero che, in cambio, abbiamo acquistato un certo numero di facezie d'una comicità più piccante, ma il nuovo grottesco vale forse l'antico?..


SAINT-MALO. Di fronte ai bastioni, a cento passi dalla città, l'atollo del Grand-Bey s'innalza tra i flutti. Qua si trova la tomba di Chateaubriand [Saint-Malo 1768-Parigi 1848]; quel punto candido tagliato nella viva roccia è il posto che ha destinato al suo cadavere [vedi foto].

Ci recammo là una sera, con la bassa marea. Il sole tramontava. L'acqua fluiva ancora tra la sabbia. Alle falde dell'isola, le alghe gocciolanti si spandevano come le chiome delle donne dell'antichità sui fianchi d'un grande sepolcro.

L'isola è deserta; vi spunta una scarsa vegetazione dove radi ciuffi di fiori selvatici s'alternano a grandi cespi d'ortiche. Sulla cima c'è una casamatta in rovina con un cortile cinto da vecchi muri frananti. Sotto a queste macerie, a mezza costa, è stato scavato lungo il pendio uno spazio di dieci metri quadrati all'incirca, al centro del quale s'eleva una lastra di granito sormontata da una croce latina. La tomba si compone di tre parti distinte: una che costituisce lo zoccolo, una che consiste nella lastra, e l'ultima nella croce.

Dormirà là sotto, col capo rivolto in direzione del mare; in questo sepolcro costruito su di uno scoglio, la sua immortalità sarà come è stata la sua vita, priva totalmente degli altri e interamente cinta dalle tempeste. Le onde insieme ai secoli sussurreranno a lungo attorno a questa grande memoria: nell'infuriare dell'uragano s'alzeranno fino a lambirgli i piedi oppure, nei mattini estivi, quando le bianche vele si dispiegano e la rondine giunge d'oltremare, lunghe e soavi gli porteranno in dono la voluttuosa malinconia degli orizzonti sconfinati e la carezza delle ampie brezze. E col passare dei giorni, mentre i flutti del greto nativo continueranno eternamente ad oscillare tra la sua culla e il suo sepolcro, il cuore di René ormai divenuto di ghiaccio si disperderà lentamente nel nulla, al ritmo infinito di questa musica eterna.."

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