Maxsim Gorkij, INCONTRI

Stampa PDF

Maxsim Gorkij, INCONTRI, traduzione e Presentazione, pp.9-19, di Ignazio Ambrogio, Milano, Nuova Accademia Editrice, 1960, pp.1-163

 


p.21  Anton Cechov

p.49  Vladimir Korolenko

p.77  Lev Tolstoj

p.149  Alexander Blok


<"..- I critici son come i tafani, che impediscono ai cavalli d'arare la terra, - osservò una volta Cechov, sorridendo col suo riso intelligente. - Il cavallo lavora, tutti i muscoli sono tesi come corde d'un contrabbasso, quando d'improvviso sulla groppa gli si pianta un tafano che lo punzecchia e lo succhia. Il cavallo deve scuotere la pelle e dimenare la coda..Perché il tafano ronza? Forse non lo sa bene, ma è semplice: ha un carattere irrequieto e vuole che lo notino, come per dire: ehi, sulla terra ci sono anch'io! Vedete, posso persino ronzare, ronzare su tutto! Da venticinque anni leggo le critiche sui miei racconti, e non ricordo una sola indicazione preziosa, un solo consiglio utile."


"..Si può scrivere molto su Cechov, ma bisogna ricorrere a uno stile molto minuzioso e preciso, ed io non so farlo..

E' bello ricordare quest'uomo: di colpo nella tua vita irrompe il coraggio, di nuovo vi penetra un significato chiaro.

L'uomo è l'asse del mondo.

Ma, dicono, i vizi, i difetti?

Tutti noi siamo affamati d'amore per l'uomo, e quando si ha fame anche il pane malcotto è saporito."


<Tolstoj> "..L'idea che, visibilmente, più spesso di tutte le altre tormenta il suo cuore è l'idea di Dio. Ne parla meno di quanto vorrebbe, ma vi pensa di continuo. Non credo che sia un segno di vecchiezza, un presentimento di morte, no, credo che nasca in lui dalla sua fierezza umana. E un po' da un senso d'umiliazione, perché quando si è Lev Tolstoj è umiliante sottoporre la propria volontà a uno streptococco. Se fosse stato uno scienziato, avrebbe certamente formulato geniali ipotesi e compiuto grandi scoperte.


..Il suo interesse per me è puramente etnografico. Ai suoi occhi sono una razza particolare, che lui conosce poco. Tutto qui.


..Dopo pranzo sulla terrazza:

- Presto non riusciremo più a capire la lingua del popolo. Noi parliamo di 'teoria del progresso', di 'funzione della personalità nella storia', di 'evoluzione della scienza'. Il contadino dirà: - Non si prende l'anguilla col sacco -, e tutte le teorie, le storie, le evoluzioni diventeranno meschine, ridicole, perché non saranno comprese dal popolo e non gli saranno necessarie. Il contadino è più forte di noi, ha la vita lunga, e un giorno potrebbe accaderci quel che accadde alla tribù degli atzur, di cui si disse a uno scienziato: - Tutti gli atzur sono morti, ma qui c'è un pappagallo che conosce alcune parole della loro lingua.-


..- Qual'è stato il suo sogno più pauroso?-

- Una distesa di neve, liscia come un foglio di carta, senza colline, senza cespugli; solo qua e là emerge dalla neve qualche raro giunco. Sulla neve di questo spento deserto, da un orizzonte all'altro, s'estende come una striscia gialla una strada appena segnata, su cui camminano lentamente grigi stivali di feltro, vuoti. -

Tolstoj inarcò le sopracciglia arruffate, mi guardò attentamente e disse:

- E' spaventoso! L'ha sognato per davvero? Non l'ha inventato, eh?

E d'improvviso, come adirandosi, assunse un tono sostenuto, severo, e prese a tamburellare con le dita sul ginocchio.

- Lei non beve molto, vero? E tuttavia in questi sogni c'è dell'alcolismo. C'è stato uno scrittore tedesco, Hoffmann, per cui i tavoli da gioco correvano per le strade, e sempre allo stesso modo. Ma lui era un bevitore, un 'alcolico', come dicono i cocchieri istruiti. Stivali vuoti che camminano: è spaventoso sul serio! E' bellissimo anche se l'ha inventato -.

D'un tratto sorrise in mezzo alla sua barba, sì che le gote gli s'illuminarono:

- Immagini un momento: d'improvviso, in via Tverskaja un tavolo da gioco comincia a correre, un tavolo con zampe arcuate; le zampe scalpitano e sollevano polvere, sul tappeto verde si leggono ancora le cifre. Su di esso funzionari statali hanno giocato a whist per tre giorni e tre notti di seguito. Il tavolo non ha resistito ed è fuggito. -


..Non ci si stanca mai di stupirsi di Tolstoj, e tuttavia è difficile vederlo spesso, non potrei vivere con lui nella stessa casa, non dico poi nella stessa stanza. E' come un deserto ove il sole, dopo aver tutto consumato, stia quasi per spegnersi, minacciando un'oscura, infinita notte -


..Con me, Tolstoj non parlava quasi mai dei suoi temi abituali, del perdono universale, dell'amore per il prossimo, del vangelo e del buddismo, avendo evidentemente compreso che quella roba non era il mio pane. Lo apprezzai profondamente per la sua delicatezza.


..- Ha mai letto Veltman? E' uno scrittore vivace, preciso, moderato, buono, non è vero? A volte è migliore di Gogol. Lui conosceva Balzac, Gogol invece imitava Marlinskij -.

Quando osservai che Gogol aveva probabilmente subito l'influsso di Hoffmann, di Sterne e forse di Dickens, Tolstoj guardandomi mi domandò:

- E dove l'ha letto? Non è vero. Gogol non ha mai conosciuto Dickens. E lei ha letto effettivamente molte cose. Se ne guardi, è un male! -.


..Si distese comodamente sotto il pino, sulle sue radici scoperte, guardando le formiche che brulicavano e s'agitavano tra gli aghi grigi.

Sullo sfondo della natura meridionale, troppo varia per un nordico, in mezzo alla vegetazione superbamente rigogliosa, egli, Lev Tolstoj - di cui lo stesso nome rivela la forza interiore! - un piccolo uomo, tutto fatto di radici robuste e profondamente terrestri, tutto così nodoso, sullo sfondo della superba natura della Crimea, era nello stesso tempo al suo posto e fuori posto. Sembrava un uomo assai vecchio e quasi il padrone di tutta la regione, il padrone e il creatore ritornato dopo un'assenza di cento anni nella proprietà da lui stesso creata. Molte cose ha dimenticato, molte altre sono nuove per lui, tutto è come dev'essere, ma non completamente, e bisogna scoprire subito che cosa e perché non lo sia.

Percorre strade e sentieri col passo lieve e frettoloso dell'esploratore provetto, con lo sguardo acuto a cui non sfugge una sola pietra, una sola idea; guarda, misura, tocca, confronta. E attorno a sé sparge i semi vivi del suo indomito pensiero.".


<Blok>

"..Siamo andati al Giardino d'estate e ci siamo seduti su una panchina. Gli occhi di Blok erano quasi folli. Dal loro bagliore, dal fremito del viso freddo, ma dolente, ho capito che aveva un desiderio incontenibile di parlare, di porre domande. Cancellando col piede gli arabeschi disegnati per terra dal sole, Blok m'ha domandato: - Che ne pensa dell'immortalità, della sua stessa possibilità? -

La sua domanda era ostinata, gli occhi testardi. Ho detto che forse aveva ragione Lamennais: poiché nell'universo la quantità di materia è limitata, bisogna ammettere che le sue combinazioni si ripetono in un tempo infinito un infinito numero di volte. In questo senso è probabile che tra alcuni milioni di anni, in una grigia sera della primavera pietroburghese, Blok e Gorkij discorreranno di nuovo dell'immortalità, seduti su una panchina del Giardino d'estate..

Mi piace il suo viso severo e la sua testa di fiorentino del Rinascimento.".