Francois Villon, POESIE

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Francois Villon, POESIE, traduzione, Introduzione, pp.V-XXXVI e Note all'introduzione, p.130 e sg. di Luigi de Nardis, Milano, Feltrinelli, 1966, pp.1-137

 


p.3  Lais, I-II

p.V  Lais, XXXV

[p.7  Testamento, I

p.9  Test. X-XII

p.11  Test., XIV

p.13  Test., XXII-XXVI

p.17  Test., XXVIII-XXX

p.19  Test., XXXV

p.21  Test., XXXVIII-XLI]

p.23  Ballata delle dame d'una volta

p.27  Ballata dei signori d'una volta

p.31  Ballata in vecchia lingua

[p.35-39  Test., XLVII-LVI:  I rimpianti della bella elmiera

p.41  Test., LXXXV

p.43  Test., LXXXIX]

p.45  Ballata per pregare Nostra Signora

[p.49  Test., XC]

p.51  Ballata alla sua amica

p.55 Lai (Rondò)

[p.57  Test., CXXV]

p.59  Ballata e orazione

p.63  Ballata per Robert d'Estouteville

p.67  da "Le confutazioni di Frank Gontier"

p.69  Ballata delle parigine

p.73  Ballata della Grosse Margot

[p.77  Test., CLV] .

p.79  Bella lezione ai ragazzi traviati

p.81  Ballata di buona dottrina

[p.85  Test., CLIX

p.87  Test., CLXI-CLXIV]

p.89  Canzone

[p.91  Test., CLXXVII

p.93  Test., CLXXVIII - Epitaffio]

p.95  Versetto (o rondò)

p.97  Ballata del mercé

p.101  Altra ballata

p.105  Epistola agli amici

p.109  L'epitaffio Villon (Ballata degli impiccati)


pp.113-129  Appendice - Sette canzoni di Charles d'Orléans


<Ballata delle dame d'una volta> (1460 c.)

Ditemi dove, in quale contrada

è Flora, la bella Romana,

dov'è Taide, Archiapada,

che fu sua cugina germana;

Eco, che parla se sullo stagno

o sul fiume voce si dà,

e più che umana ebbe beltà.

Mais ou sont les neiges d'antan ?


Dov'è Eloisa tanto dotta

per il cui amore fu castrato

Pietro Abelardo e poi accolto

a San Dionigi, tonsurato?

E dov'è la regina al cui cenno

chiuso in un sacco fu gettato

Buridano dentro la Senna?

Mais ou sont le neiges d'antan?


Bianca, regina, ch'era un giglio,

e voce aveva di sirena,

Berta-gran-piè, Beatrice, Alice,

Aremburgi, signora del Maine

e di Lorena la buona figlia,

Giovanna, arsa viva a Rouan;

dove, o Vergine, dove mai stanno?

Mais ou sont les neiges d'antan?


Di loro, Principe, non chiedete

dove sono, ora o fra un anno,

se il ritornello non volete:

Mais ou sont les neiges d'antan?


"Anzitutto bisogna localizzare con precisione questa poesia, e riscattarla dalla sua condizione di pezzo antologico senza casa né patria. Essa fa seguito alla strofa 41 del Grant Testament [Morte fa fremere, il volto sbianca / consuma il naso, le vene tende, / rigonfia il collo, la carne stanca, / giunture e nervi enfia e distende. / Corpo di donna, tanto adorato, / prezioso, morbido, soave miele, / codesto orrore t'è riservato? /  Certo. O salire vivo nel cielo.]. Le antologie che riportano soltanto la ballata, senza i versi che precedono, non danno un'idea del contrasto e smorzamento di tono dall'agonia mortale alla contemplazione d'una morte ormai lontana nel tempo..Mirabile è appunto questo smorzarsi d'un terrore così fisico della morte, in una danza di velate rimembranze. In essa sta quanto di moderno, di rinascimentale è contenuto nella poesia di Villon: in mezzo all'atmosfera di 'autunno del Medioevo', in mezzo al lezzo di putrefazione, affiora una visione del mondo riconciliata con l'umano destino, con le leggi della natura, con la corporeità, con la morte.": Leo Spitzer, Critica stilistica e storia del linguaggio, Bari, Laterza, 1954, pp.75-77": Introduzione, pp.XIX-XXIII.


<Ballata della Grosse Margot> (1460 c.)

Se amo e servo la bella di buon grado,

dovete voi tenermi a vile e a sciocco?

Ella ha in sé beni quanti ognun ne brama.

Per amor suo io cingo e scudo e stocco;

quando vien gente, corro e agguanto un gotto,

al vino me la svigno in piede in piede,

d'acqua, cacio, pan, frutta, fo bottega;

s'hanno moneta, - Bene stat, - gli dico,

- tornate pur, quando sarete in frega,

qui nel casino ove facciam la vita.-


Ma poi le cose si mettono storte

se Margot senza soldi viene a letto;

non la posso veder, la odio a morte..


Fatta la pace, lei molla una puzza

spessa più d'un infetto bacherozzo.

Ride, e mi piazza un pugno sulla zucca,

- Cocco -, mi fa, e giù un colpo sul cosciotto.

Ebbri ambedue, dormiamo come un ciocco.

E al risveglio, se il ventre entro le rugge,

mi monta lei, per non sciuparsi il frutto;

sotto le gemo, più che asse appiattito;

del gran chiavare tutto mi distrugge,

qui nel casino dove facciam la vita.


Vento, grandine, gelo, ho il pan sicuro.

Porco sono, e la troia è mia ventura.

Chi val di più? Segue l'altro, ciascuno.

Par con pari; a gattaccio can mastino.

Sozzura amiam, ci vien dietro sozzura;

onor fuggiamo, esso di noi ha paura,

qui nel casino ove facciam la vita."