Francois Villon, IL TESTAMENTO

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Francois Villon, IL TESTAMENTO, traduzione, Note, pp.205-240, Notizia, pp.241-243 e Nota bibliografica, pp.244-247, di Rina Sara Virgillito, Saggio introduttivo: 'Montcorbier, alias Villon' (da The Spirit of Romance, 1910), pp.V-XXIII, di Ezra Pound. In sovracoperta: Villon (incisione dalla prima edizione del Testamento, Parigi, 1489). Milano, Rusconi Libri S.p.A., pp.1-248

 


Per la versione, si è preferito l'endecasillabo - entro sistemi mobili di assonanze - che è sembrato più congeniale alla nostra poesia. Ma è chiaro che questa è, come ogni altra lettura e a dispetto delle buone intenzioni, anacronistica e arbitraria.: Note, p.208.


"..Villon è privo d'immaginazione; è quasi privo d'arte; non ha ambizioni letterarie, non ha coscienza della fama che aleggia sopra di lui; c'è in lui una sottile vanità di far colpo sul suo uditorio immediato e, un po' più forte, la vanità d'arrivare all'orecchio di Luigi XI con una ballata; ma quest'ultimo impulso nasce da uno stato di grave necessità..

In ogni modo, le azioni di Villon sono il risultato delle sue passioni e delle sue debolezze. Niente in lui 'prende un colore malaticcio al pallido riflesso del pensiero' [Is sicklied o'er with the pale cast of thoughtt: dal monologo d'Amleto, N.d.T]: Saggio introduttivo, p.XII e p.XX"..


<Ballata delle lingue invidiose>

In risigallo [disolfuro d'arsenico, di color aranciato, potentemente velenoso], in arsenico rosso

e giallo, in calce viva ed in salnitro,

in piombo acceso che meglio le rosichi,

in sego e pece sciolti con lisciva

fatta di stronzi e piscio di giudìa,

in sciacquatura di gambe lebbrose,

in raschiaticcio di piedi e ciabatte,

in sangue d'aspide e altrettali droghe,

in fiel di lupi di volponi e tassi

vadan fritte le lingue invidiose.


In cervella di gatto terraiolo [terricolo]

nero, senza più un dente alle gengive,

e d'un mastino vecchio ma ancor sodo

e arrabbiato in bava ed in saliva;

nella schiumaglia d'una mula asmatica

tritata fina con forbici a filo [affilate],

in melma dove il grugno topi guazzano,

ranocchi rospi e bestie velenose,

serpi ramarri e tali uccelli rari [Letteralmente,'nobles oiseaulx', forse apparentando ramarri e serpi con i draghi, alata immagine araldica: Note, p. 230],

vadan fritte le lingue invidiose.


In sublimato, pericolosissimo

sull'ombelico d'una biscia viva,

in sangue, quale aggruma dei barbieri

nelle ciotole al chiar di luna piena,

ch'ora par nero, or verde più che porro;

in fico e canchero [sinonimi di: niente], in sozzi mastelli

dove le balie sciacquano le pezze,

in semicupi di donne in amore

- mi capisce chi bazzica i bordelli -

vadan fritte le lingue invidiose.


Principe, questi bocconcelli ghiotti,

se di stacci o buratti [sinonimi di: frulloni] siete a corto,

passate al fondo di brache merdose;

ma innanzitutto in cacate di porci

vadan fritte le lingue invidiose.


<Ballata di buona dottrina>

E sia tu falsatore di bolle,

giuocatore di dadi d'azzardo

o falsario di conio e ti scotti

come chi va a finirne in caldaia,

traditore spergiuro ed ignobile,

borsaiolo che arraffa e depreda:

il raccolto a chi va, c'è da chiederlo?

tutto alle taverne e alle donne.


Rima, beffa, il liuto ed il cembalo

suona, ordisci qual matto sfrontato

trucchi e lazzi sull'aria del flauto,

allestisci in città e paesi

farse giochi e moralità [Trova qualche credito la testimonianza che vuole Villon, negli ultimi anni della vita, impegnato ad allestire sacre rappresentazioni lontano da Parigi, nel Poitou: Notizia, p.243];

vinci a briscola ai birilli a scopa,

tutto, uditemi, finisce là:

tutto alle taverne e alle donne.


Sta' lontano da tali lordure.

falcia campi, prati, affaccèndati,

servi, bada a cavalli ed a muli,

se per niente sei uomo di lettere;

se sei parco, potrai contentartene;

ma che gràmoli [macini] canape o mondi,

tanto tuo lavorare non dai

tutto alle taverne e alle donne?..


<Ballade de mercy>

Ai Celestini e ai Certosini,

ai Mendicanti e alle Devote,

agli oziosi e, insieme, ai moscardini,

ai serventi e alle belle figliole

con sopravvesti e gonne che le attillano,

ai vagheggini che l'Amor trafigge

e in scarpe strette non mandano un lagno,

a tutti quanti grido: - Grazie grazie! -.


Alle ragazze che mostran le poppe

per avere clienti in più gran copia,

pure agli attaccabrighe e ai fracassoni,

ai saltimbanchi con le lor marmotte,

ai matti ed alle matte, sciocchi e sciocche

che a sei per sei sen vanno fischiettando,

ai marmocchietti e alle marmocchie,

a tutti quanti grido: - Grazie grazie! -.


Tranne che a que' malvagi can mastini

che rosicchiar ben caro dure croste

m'hanno fatto di sera e di mattina [per mano del vescovo d'Orléans, Tebaldo d'Aussigny, per tutta l'estate del 1461, Villon restò in carcere, a Meung-sur-Loire, per una colpa di cui resta ignota la natura: Notizia, p.242]

e or più non li temo di tre stronzi:

rutti e scoregge vorrei ben tirargli,

ma non posso, ché me ne sto a sedere;

alla fine, per evitar contese,

a tutti quanti grido: -Grazie grazie! -.


Gli fracassino le spalle

con bastoni (duri, veh),

con piombate e simil palle;

a tutti quanti grido: - Grazie grazie! -.

 


Son tutti morti, e Dio ne abbia l'anima;

in quanto ai corpi, sono infraciditi,

fossero gran signori oppure dame

soavi e teneramente nutrite

con farinate e creme sopraffine,

le loro ossa sono sfatte in polvere

e non gli importa di spassi e di risa:

che Gesù dolce assolvere li voglia.


"..Dante è molti uomini insieme e soffre per molti. Villon grida e piange per uno, è lui stesso un cupo canto dell'Inferno, scritto troppo tardi per esser incluso nel testo originale..

La visione di Dante è reale perché lui la vedeva. La poesia di Villon è reale perché egli la viveva..Per questi uomini ila vita ribolle nel tino dopo la spremitura, Non c'è infuso di libri, non c'è distillazione di fonti che possa eguagliarne l'accento.": Saggio introduttivo, p.XXII e sg.