Virginia Woolf, TUTTI I RACCONTI

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Virginia Woolf, TUTTI I RACCONTI, a cura di Susan Dick, traduzione di Francesca Duranti e Adriana Bottini, Milano, La Tartaruga Edizioni, 1990, pp.1-341

 


p.9  Phyllis e Rosamond

p.24  il misterioso caso di Miss V.

p.27  Il diario di Joan Martyn

p.64  Un dialogo sul monte Pentelico

p.72  Ricordi di una scrittrice

p.85  Il segno sul muro

[p.94  Kew Gardens…..p.335  La stazione balneare]

p.337  Note


<Il diario di Joan Martyn>

Miss Rosamond Merridew, alloggiata per qualche giorno al 'Cigno di Gartham', nel Norfolk, riporta, fattasela imprestare dalla proprietaria di un'antica residenza padronale, Betty Martyn, una pergamena di famiglia, contenente 'Il diario di Joan Martyn, da lei tenuto a Martin's Hall, nella contea di Norfolk, l'anno del Signore 1480': "..Il mio fratellino Jeremy volle a ogni costo che andassimo a fare una passeggiata con Anthony, il primo sovrintendente di mio padre - dopo mia madre, cioè.

E' un uomo rozzo, ma a me piace perché é servitore fedele e s'intende di terre e greggi più di chiunque nel Norfolk..Che benedizione sarebbe non sposarsi mai, né mai invecchiare; e trascorrere la vita nell'innocenza e nell'indifferenziazione tra gli alberi e le acque che soli possono mantenerti intatta e come un bimbo tra i triboli del mondo! Il matrimonio o qualunque altra grande gioia offuscherebbe lo sguardo limpido che ancora è mio. E all'idea di perderlo, gridai in cuor mio: - No, non ti lascerò mai, per nessun marito o amante, e subito mi misi a rincorrere i conigli per la brughiera con Jeremy e i cani..

Maggio. Una splendida mattina di maggio, scorgemmo la sagoma d'un uomo venire su dalla strada, a passo svelto e gesticolando come se stesse conversando con l'aria. Portava una gran sacca sulla schiena e in una mano un librone di pergamena a cui di quando in quando gettava un'occhiata; e intanto gridava forte delle parole a ritmo quasi col suo passo, e la sua voce si levava e s'abbassava, in minaccia o lamento finché Jeremy e io ci facemmo piccini contro la siepe..- Signora - disse, con una voce che rimbombava come il tuono d'estate - mi è permesso chiedere se questa è la strada per Long Winton? Tirai per il braccio mio fratello, e dissi: - Noi siamo della villa, signore, e saremo felici di mostrarvi la strada. Sarei ben contenta di vedere quei vostri libri.-..

- Mi chiamano Richard, signori, - disse l'uomo sorridendo. - Di sicuro ho anche un altro nome, ma non l'ho mai udito. Vengo da Guthian che è in Cornovaglia, e conosco più canzoni di laggiù di chiunque altro nel ducato. - Si rivolse a me facendo uno svolazzo con la mano dove teneva il libro. - Qui ad esempio, in questo volumetto stanno scritte tutte le storie dei Cavalieri della Tavola Rotonda; trascritte per mano di mastro Anthony in persona e miniate dai frati di Cam Brea..

Prese posto su una panca sotto la quercia; mia madre ordinò a Jeremy di aprire i cancelli e far entrare quanti dei nostri volessero ascoltare.

Sfilarono dentro vergognosi e incuriositi, rimanendo a fissare a bocca aperta mastro Richard, che nuovamente s'inchinò, levandosi il cappello.

In piedi su una montagnola d'erba incominciò con voce alte e melodiosa a narrare la storia di Ser Tristano e la sua Dama Isotta.

Aveva smesso i suoi modi gai, fissava con occhi dritti e fermi al di là di noi tutti, quasi traesse le sue parole da una qualche visione non lontana. E mano a mano che la vicenda si faceva appassionante la sua voce saliva, e lui stringeva i pugni, levava il piede e tendeva le braccia; e poi, quando gli amanti si separano, fu come se vedesse la dama svanire in lontananza, e il suo occhio la cercava sempre più distante finché la visione si dissolse; e le sue braccia rimasero vuote. E poi Tristano cade ferito in Bretagna, e sente la principessa giungere sul mare fino a lui..

Estate. Era dunque il momento più adatto per il nostro pellegrinaggio di mezza estate al santuario di Nostra Signora di Walsingam, tanto più che ho molto quest'anno di cui rendere grazie, e più ancora per cui invocare grazie..

Il mio cervello, che era guizzante e giocondo sulle prime, e ruzzava come un bimbetto, s'acquietò col tempo a compiti più gravi sulla strada maestra, sebbene fosse lieto ancora. Riflettevo sulle cose serie della vita - la vecchiaia, e la povertà e la malattia, e mi dicevo come di certo mi sarebbe toccato d'incontrarle; e pensavo anche a tutte le gioie e dolori che si rincorrevano incessantemente sul sentiero della mia vita. Le piccole cose non m'avrebbero più causato piacere o noia come per il passato. E sebbene questo mi desse come una tristezza, pensai anche che ero arrivata all'età in cui tali sensazioni sono vere;  e inoltre, mi sembrava, mentre camminavo, che si potesse entrar dentro le nostre sensazioni e studiarle, così come dentro le pagine del manoscritto di mastro Richard avevo attraversato un vasto spazio.

Le vedevo come solidi globi di cristallo; racchiudenti una sfera di terra e aria colorata, su cui faticavano uomini e donne minuti, come sotto la volta del cielo..

Ultime pagine. Era tornato nuovamente l'inverno da quando con tanto orgoglio avevo vergato il mio primo svolazzo..

Ma come direbbe mia madre, le storie più belle sono quelle che si raccontano accanto al focolare; e sarò contenta se potrò finire i miei giorni a somiglianza di quelle vecchie che sanno incantare l'intera famiglia le sere d'inverno, col racconto delle strane apparizioni che hanno vedute e delle imprese che furono compiute quando erano giovani..

Tale era Donna Elsbeth Aske, la quale, quando fu troppo vecchia per la maglia o il cucito e troppo invalida per la sedia, sedeva a mani giunte presso il fuoco tutto il giorno, e bastava tirarla per la manica e gli occhi le si accendevano e prendeva a raccontare di battaglie e cavalieri, e gran signori, e anche storie della povera gente, finché l'aria sembrava mossa e piena di bisbigli. E sapeva cantare ballate, inoltre. E uomini e donne, vecchi e giovani, venivano di lontano per sentirla; con tutto che non sapesse né leggere né scrivere. E si diceva che sapesse anche predire il futuro.

Eravamo giunti intanto alla chiesa dove giacciono sepolti i miei padri..Da bambina ricordo che le crude bianche figure m'impaurivano, specie se vi leggevo sotto che portavano il mio nome; ma ora che non si muovono dalla loro nicchia e tengono le mani in croce per sempre, mi fanno pena; e vorrei tanto compiere un piccolo gesto che gli dia piacere. Dovrà essere qualcosa di intimo, e inaspettato - un bacio o una carezza, come si danno a una persona viva."