Carlo Linati, MEMORIE A ZIG-ZAG

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Carlo Linati, MEMORIE A ZIG-ZAG - Prose, Torino, Fratelli Buratti editori, 1929, pp.1-200

 


p.7  Memorie a zig-zag

p.27  Passeggiata comacina

p.39  Passaggio al Po

p.53  Flauti e corni

p.65  La villa di Plinio

p.77  Conconiana

p.85  Addio alla guerra

p.97  Il riposo del condottiere

p.107  Corsa per l'Istria

p.123  Ernest Walsh

p.133  Riomaggiore

p.145  Per strade e contrade

p.157  Sale e sole

p.167  Aria di montagna

p.185  Casentino


"Piccolo, tondo, elastico, faccia glabra, occhiali di tartaruga e una risata brusca da clown, Mr Guy Bigstock, quarantenne, figlio d'un ricchissimo costruttore di Chicago, passa l'estate in una sua villa tra Portofino e Santa Margherita, sopra la bella baia di Paraggi. Sua grande e unica passione la musica; ma intesa un po' all'americana; vertigine e novità..- Questa è l'ultima invenzione americana, - fece Mr Bigstock. - Il mio giovane amico, il compositore di Boston, Edward Betterman, ha tentato d'armonizzare tutti i rumori prodotti dalle macchine d'uno stabilimento d'acciaierie.

- Oh, magnifica!

-  Sì, stupendissima invenzione,  - replicò Mr Bigstock allungandosi sulla sua sedia a dondolo. - Il mio amico plasmerà tutte le voci d'una fabbrica gigantesca come se se fossero un'orchestra. M'intendete?..

Ah, ah, quanto mi piace pensare che gli urli dei nostri forni colossali si tramuteranno in concerti per trombe e flauti, che i rombi delle pulegge diventeranno cavatine per violoncello, che i formidabili scrosci delle nostre caldaie saranno architettati in accordi immensi a pedale tenuto!..Ora voi comprendete subito che immenso giovamento verrà all'uomo di una così magnifica trovata..Ah, dev'essere, parola, un bello spettacolo, vedere tutta la terra  percorsa da una turba solerte di Demiurgi Fonici che volano qua e là per tutti i suoi centri di pena e di fracasso, e coi loro strumenti governativi organizzano, fondono e plasmano tutta questa materia assordante e rissosa, per trarne canti di voluttà e suites d'estasi!..

Io abitavo allora sull'altura di Zoagli.

- V'accompagno con la mia Buick, - disse Mr Bigstock alzandosi. - Voi non dovete partire da casa mia con un'idea così mediocre dell'America..

Poi si discese dolcemente verso la piccola baia di San Michele di Pagana.

E fu là, in una breve oscurità selvaggia, che il portento avvenne.

D'un tratto, manovrando alcune chiavi poste sul volante e sul cruscotto Mr Bigstock, mentre andavamo così mollemente, suscitò nel cuore del motore la più dolce e strana melodia che avessi udita mai. Era una cosa incredibile. Pareva che una folla di clacksons intonati su una scala diatonica cantassero là dentro al misterioso cuore del monoblocco come le canne d'un organo volante; e a questa musica fiera, malinconica e un po' guerresca egli andava mescolando alcune modulazioni flautate e armoniose che traeva dal quadro di distribuzione, Io lo fissavo strabiliato. Anche l'auto musicale!

Continuammo così un bel po'. - Ascoltate adesso una canzone di carpentieri della Florida! - egli mi sussurrava, foggiandomi un bel canto modulato e ritmico..La Buick avanzava danzando su quelle musiche esotiche ch'essa creava: pareva trasformata in una miracolosa boite à musiqueche portasse da casa a casa il messaggio della sua orchestra d'aria e di scintille e al cui ritmo avrebbero potuto danzare pure i delfini del mare;..suscitando le proteste negli avventori e un inseguimento di due o tre vigili della città..

Ci fermammo. Mr Bigstock spense il motore e discese. Io lo imitai.

- Ecco, vedete, - egli disse, - questo è il mio divertimento di tutte le sere.

- Ah bene, bene, siete un bel matto, parola d'onore!

Mi porse una sigaretta, ridendo.

- Vi pare? O non v'ho detto che il ritmo è segno dell'energia in azione? Ora ve l'ho voluto anche dimostrare." [Flauti e corni]


"..Quantunque la primavera sia in ritardo sul Carso e gli alberi abbiano a metà maggio di poco superata la germogliatura, il verde è vivo e diffuso dappertutto. Ma non illudiamoci; sotto questo verde tenero c'è il sasso, c'è la brughiera, c'è l'anima ossessa di questa terra, il grigio calcare. La primavera, bisogna dirlo, è pur grande scenografa. Persino le doline son belle, oggi. Bisogna vedere questi pozzi rotondi in fondo a cui il contadino ha messo allo scoperto quattro spanne di quella terra rossa, ch'è l'unica fertile da queste parti, e che gli permettono di tirar su un campicello di fagioli. Ma come lo vezzeggia quel campicello, come ha ben allineati  e disposti i piccoli cespi su quel fondo di terra! Lavori d'orafi, delicature agricole.." [Corsa per l'Istria]


"..Un'altra emozione della terra volterrana la ebbimo scendendo verso sera da Volterra a Cecina, lungo la valle.

Era un tramonto mirabilmente infocato in un cielo purissimo, deterso dal vento, e tutto quello strano paese di macchioni, di biancane e di fratte ne veniva sceneggiato stupendamente, n'era messo tutto a ombra e a foco..Ad ogni momento correvamo da un finestrino all'altro del vagone quasi gridando di stupore, additandoci a vicenda nuove forme e nuovi splendori in quel cielo fatato.

Quasi portato dal vento, il treno volava, volava come immerso in un violento cremisi.

Ecco, una grande morena aveva occupato tutto il cielo, trasversalmente, dal monte di Volterra al mare, e come il sole fu sotto, questa morena s'incendiò maravigliosamente come l'orlo d'un'immensa prateria percorsa dalla vampa. Una luce giallorossa, violentissima, la penetrava di bugno in bugno e la faceva rifulgere come un mosaico mostruoso e imminente, come i ruderi di qualche cataclisma aereo: mentre sotto s'apriva una queta laguna di verde, di quel verde irreale, squisitamente falso che usava il Faruffini nelle sue composizioni romantiche.." [Per strade e contrade]


"..Umanità caratteristica quella dei bagnanti poveri. Vorrei scrivere l'elogio del bagnante povero, riabilitare questo povero paria del mare.

Sapeste quanti lungo le nostre coste! Le spiaggette disabitate, gli arenili a lato degli stabilimenti, le piccole scogliere piene di ricci e d'alghe, sono i loro ineffabili possessi. Non hanno sandolini essi, né pattini, né bagnini. E' un mare senza intermediari quello di cui gioiscono, senza boe, senza gridi, né flirts; il mare libero, indifferente e triste di chi non ha soldi per comprarselo; de' luoghi dove approdano i naufraghi, dove vengono a riposare i detriti delle navi.

Passando in barca, questa squallida umanità dalle teste sparute, dalle nudità caffelatte, dispiega la sua commovente parata. Se c'è uno scoglietto si spogliano dietro quello, alla meglio, lasciando i vestiti ammonticchiati in una pozza; e se passa qualche barca le donne hanno di solito la pudicizia di farsi tener davanti un lenzuolo da una compagna, mentre gli uomini si voltano dall'altra parte, sperando nella distanza. I loro costumi sono di cotonina. Si vedono gambe percorse da flebiti, ventri obesi d'idropici, schiene segnate dalle tare della denutrizione e della sifilide.. E che tipi comici, a volte. Signorini con che ironica voluttà di precisione li avrebbe dipinti!.." [Sale e sole].