Daniil Charms, CASI

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Daniil Charms, CASI, traduzione, Note, pp.289-305, Postfazione: ‘Daniil Charms: prosa senza poesia’, pp.306-330, Nota bibliografica, pp.331-333, Criteri dell’edizione, p.335, Fonti, pp.337-343, di Rosanna Giacquinta. In copertina: Max Ernst, Collage con scimmia, da Lieux communs, edité par Alexandre Iolas, 1973. Milano, Adelphi, 1990, pp.1-343

 


p.9  Casi

p.45  La vecchia

p.77  Materiali pseudo-autobiografici

p.199  Lettere

p.227  Diari

p.247  Scritti teorici


Daniil Ivanovic Juvacev (pseud. Charms), San Pietroburgo 1903 - morto di fame durante l’assedio di Leningrado, 1942.

“E’ stato forse il genio più sfortunato del Novecento.”: sul Web


“ - Dicono che tutte le belle donne hanno il sedere grosso. Ah, io amo le donne tettone, mi piace l’odore che hanno. -. Detto ciò egli cominciò ad aumentare di statura e giunto al soffitto si dissolse in mille piccole sfere. Arrivò il portiere Pantelej, raccolse le piccole sfere con la paletta che di solito gli serviva per raccoglier lo sterco di cavallo, e portò via queste piccole sfere da qualche parte nel cortile di dietro. E il sole continuava come prima a risplendere, e come prima le signore formose continuavano a emanare un profumo esaltante.“ [Come un uomo si dissolse, 1936]; “..Le parole volavano dentro gli orecchi, gli occhi e le narici di Derzavin [Il poeta G. R. Derzavin (1745-1816), il primo a riconoscer il talento del giovane Puskin. Qui si fa riferimento all’ascolto da parte di Derzavin dei versi dei giovani poeti del Liceo di Carskoe Selo, tra i quali Puskin si mise subito in evidenza.: nota 20, p.294]. Una parola volò addirittura dietro la collottola del povero vecchio e gli diede un doloroso colpo sulla schiena. Derzavin s’infilò una mano sotto il panciotto, acchiappò la parola e voleva schiacciarla con l’unghia sul tavolo. Ma la parola schizzò via dalle vecchie dita di Derzavin e scappò chissà dove. Derzavin ascoltava. Gli occhi gli si riempirono di lacrime. Ogni parola gli sembrava magnifica.” [Puskin, 1936]; “Abramo Dem’janovic Pantopasov gridò forte e si premette il fazzoletto sugli occhi. Ma era tardi. Cenere e una morbida polvere avevano incollato gli occhi di Abram Dem’ianovic. Da quel momento a Abram Dem’janovic cominciarono a far male gli occhi, a poco a poco si ricoprirono di piaghe ripugnanti, e divenne cieco. Il cieco invalido Abram Dem’janovic fu licenziato e gli fu assegnata una miserabile pensione di 36 rubli al mese. Si capisce benissimo che questi soldi per vivere non gli bastavano. Un chilo di pane costava un rublo e dieci copechi, e i porri, al mercato, costavano 46 copechi. E così l’invalido del lavoro cominciò ad accostarsi sempre più spesso agli immondezzai. Era difficile, per un cieco, trovare degli avanzi commestibili in mezzo alle bucce e alla sporcizia. E poi in un cortile sconosciuto non è neppure facile trovarlo, l’immondezzaio. Gli occhi non vedono, e chiedere: - Dov’è qui da voi il cassone delle immondizie? - è, come dire, imbarazzante. Non restava che andare a fiuto. Alcuni immondezzai mandano un odore tale che lo si sente a un chilometro di distanza, mentre gli altri, quelli col coperchio, è assolutamente impossibile trovarli. Va bene quando capita un portinaio buono, altri invece possono cacciarti via in così malo modo che ti passa l’appetito. Una volta s’arrampicò su un cassone sconosciuto, ma là lo morsicò un ratto e lui tornò giù. Così per quel giorno non mangiò nulla. Ma un bel mattino ad Abram Dem’janovic qualcosa saltò giù dall’occhio destro. Si sfregò l’occhio e d’un tratto vide la luce. E poi anche dall’occhio sinistro saltò via qualcosa, e recuperò la vista. Da quel giorno le cose gli andarono a gonfie vele. Dovunque tutti volevano Abram Dem’janovic. E al Commissariato del popolo per l’industria pesante lo portavano quasi in palma di mano. E Abram Dem’janovic divenne un uomo importante.” [Storia]; “..Fin dai tempi antichi gli uomini riflettono su cosa siano l’intelligenza e la stupidità. In proposito ricordo l’episodio seguente. Quando mia zia mi regalò una scrivania mi dissi: - Oh, adesso mi siedo alla scrivania e il primo pensiero che concepirò a questa scrivania sarà particolarmente intelligente -. Ma a concepire un pensiero particolarmente intelligente non ci riuscii. Allora mi dissi: - Bene. Non son riuscito a concepire un pensiero particolarmente intelligente, ne concepirò allora uno particolarmente stupido. Ma non riuscii a concepire neppure un pensiero particolarmente stupido.Tutto ciò che sta al limite è molto difficile da fare. Le parti di mezzo si fanno più facilmente. Il centro in sé non richiede nessuno sforzo. Il centro è l’equilibrio. Là non si dà lotta alcuna. Ma bisogna poi uscire dall’equilibrio?” [Pièce]; “Un uomo andò a dormire credente, e si svegliò non credente. Per fortuna nella camera di quest’uomo c’era una bilancia decimale da farmacista, e l’uomo aveva l’abitudine di pesarsi ogni giorno mattina e sera. Così la sera prima, coricandosi, l’uomo s’era pesato e aveva appurato che il suo peso era di 74 chili e 109 grammi. Il mattino seguente, quando s’alzò non credente, l’uomo si pesò e appurò che ormai pesava soltanto 70 chili e 837 grammi. - Ne consegue - concluse l’uomo - che la mia fede pesava approssimativamente tre chili e qualcosa.” [Dai taccuini]; “Un vecchietto si pettinava con tutt’e due le mani. Dove non riusciva ad arrivare con tutt’e due le mani si pettinava con una sola, ma veloce veloce. E nel farlo veloce strizzava gli occhi.” [Dai taccuini].

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