Guido Davico Bonino, INCONTRI CON UOMINI DI QUALITA’

Stampa PDF

Guido Davico Bonino, INCONTRI CON UOMINI DI QUALITA’ - Editori e scrittori di un’epoca che non c’è più, Milano, il Saggiatore, 2013, pp.1-388

 


A scuola dai colleghi

Italo Calvino, 16 - Cesare Cases, 33 - Emilio Faccioli, 36 - Paolo Fossati, 37 - Giorgio Manganelli, 39 - Guido Neri, 43 - Nico Orengo, 44 - Daniele Ponchiroli, 46 - Gian Carlo Roscioni, 51 - Corrado Vivanti, 53


Nel cenacolo dei dotti

Delio Cantimori, 65 - Gianfranco Contini, 72 - Carlo Dionisotti, 76 - Massimo Mila, 79 - Carlo Muscetta, 82 - Cesare Pavese, 85 - Elio Vittorini, 91


L’invenzione degli autori

Guido Almansi, 100 - Cesare Angelini, 101 - Roberto Antelme, 103 - Franco Antonicelli, 106 - Michelangelo Antonioni, 110 - José Maria Arguedas, 112 - Giovanni Arpino, 113 - Gabriele Baldini, 116 - Carlos Barral, 118 - Roland Barthes, 120 - Franco Basaglia, 126 - Giorgio Bassani, 128 - Samuel Beckett, 130 - Ingmar Bergman, 135 - Carlo Betocchi, 137 - Francesco Biamonti, 138 - Maurice Blanchot, 139 - Carlo Bo, 143 - Bertolt Brecht, 145 - Roger Caillois, 147 - Carlo Cassola, 151 - Alice Ceresa, 153 - Daniel Cohn-Bendit, 155 - Vincenzo Consolo, 159 - Julio Cortazar, 161 - Renzo De Felice, 162 - Eduardo De Filippo, 165 - Oreste Del Buono, 169 - Elisabeth Delvaux, 172 - Marguerite Duras, 175 - Ennio Flaiano, 178 - Federico Fellini, 181 - Beppe Fenoglio, 183 - Luigi Firpo, 186 - Paul Flamand, 187 - Michel Foucault, 189 - Gaston Gachet, 194 - Carlo Emilio Gadda, 196 - Claude Gallimard, 201 - Cesare Garboli, 203 - Jean Genet, 206 - Natalia Ginzburg, 210 - Gerardo Guerrieri, 214 - Giuseppe Guglielmi, 218 - Muriel Hargitay, 220 - Eugène Ionesco, 223 - Giovanni Jervis, 228 - Tullio Kezich, 230 - Jacques Lacan, 232 -  Luca Lamberti, 236 - Tommaso Landolfi, 238 - Carlo Levi, 241 - Primo Levi, 243 - Erich Linder, 248 - Jérome Lindon, 251 - Mario Luzi, 256 - Luigi Magnani, 259 - Biagio Marin, 266 - Dionys Mascolo, 269 - Lucio Mastronardi, 272 - Henry Michaux, 274 - Henry Miller, 276 - Ladislao Mittner, 280 - Eugenio Montale, 282 - Elsa Morante, 284 - Vladimir Nabokov, 288 - Goffredo Parise, 291 - Pier Paolo Pasolini, 294 - Jean Paulhan (non senza Dominique Aury), 300 - George Perec, 302 - Harold Pinter, 306 - Fernanda Pivano, 309 - Beniamino Placido, 311 - Jacques Prévert, 312 - Pier Antonio Quarantotti Gambini, 315 - Raymond Queneau, 318 - Nuto Revelli, 322 - Mario Rigoni Stern, 325 - Alain Robbe-Grillet, 328 - Gianni Rodari, 329 - Lalla Romano, 332 - Barney Rosset, 335 - Roberto Roversi, 336 - Edoardo Sanguineti, 338 - Nathalie Sarraute, 339 - Leonardo Sciascia, 343 - Vittorio Sereni, 345 - Mario Soldati, 346 - Philippe Soupault, 348 - Piero Sraffa, 351 - Antonio Tabucchi, 353 - Giovanni Testori, 355 - Alice B. Toklas, 356 - Paolo Volponi, 359 - Marguerite Yourcenar, 361 - Federico Zeri, 364


Postilla, 369


Indice dei nomi, 375


“Molti degli incontri a tu per tu che Davico Bonino [Torino, 1938-, da compagno d’Università (TO) a mio attuale corrispondente] rievoca in questo libro hanno l’aura di tante piccole epifanie, colme di sorprese e rivelatrici di aspetti singolari della personalità e dell’opera di ‘uomini di qualità’.”: risvolto di copertina.


“- Ma Pavese com’era? -

Dopo un annetto di praticantato [all’Einaudi, ndc.], preso il coraggio a quattro mani, provai a rivolgere questa delicatissima domanda a Calvino, approfittando del fatto che lavoravamo nella stessa stanza..Bisognava - quand’era di buon umore o non troppo stanco - prendere al volo lehorae subsecivae, i ritagli di tempo, come li chiamava l’infaticabile Poliziano: i migliori erano quelli serali, quando si decideva di cenare insieme, quasi sempre lungo il Po..Corso Vittorio Emanuele II costituisce la vera, diritta e salda colonna vertebrale della nostra squadrata metropoli. Per Italo era come l’anello dei collaudatori dell’ultimo piano del Lingotto..mentre era tutt’altro che provetto, anzi era totalmente negato alla guida, eppure non l’avrebbe ammesso mai..Io viaggi lunghi, devo confessarlo in tutta viltà, con lui non ne feci mai (o forse lui stesso non si peritò d’invitarmi): ma corso Vittorio, ahi, corso Vittorio quante volte lo discesi, alla sera, con lui al volante! Uso il verbo ‘discendere’ opportunamente, giacché si trattava per me ogni volta d’una discesa (senza esagerare) ad inferos..Alla positura al volante (Italo guidava sempre piuttosto eretto e fiero in volto) non corrispondeva affatto un signorile controllo del pedale dell’acceleratore..Il ponte sul Po gli dettava un’ebbrezza incontrollata: nel senso  che costringeva l’auto (e non c’era, per verità, alcun motivo) a una serie di figure di danza, scansando qua un’utilitaria, là una station wagon. Tralascio d’evocare le reazioni degli astanti: i - Ma tsès matt? - si sprecavano. Come il Quixote, Italo non rispondeva se non immalinconendosi dinnanzi a tanta volgarità. Altra (e sempre problematica) virata a sinistra dentro corso Casale: ci attendevano trattorie, ora scomparse, ai fianchi della Gran Madre o, se la stagione era propizia, mete ancor più distanti..Non più a sbalzi e a strattoni, ma a tavoletta schiacciata (la frase terrifica di rito era: - Un attimo e ci siamo -), puntava al grembo protettivo dell’osteria prescelta..” (Cesare Pavese)


“..Nel corso del ’70 il grande (un gigante rispetto agli odierni) agente letterario Erich Linder mi comunicò che Oreste stava ultimando un nuovo romanzo e che avrebbe gradito pubblicarlo con noi, destinato ad uscire nel ’74, intitolato (nomen omen!) La fine del romanzo..Il libro venne stampato in cinquemila copie: era in magazzino, rilegato e cellofanato, pronto a partire verso i distributori e di qui ai librai. Ci telefonò all’improvviso: - Non voglio che esca. Compro tutte le copie, a un prezzo ‘politico’. Siatemi precisi sull’importo -. Due anni dopo questo brutto incidente esce un altro suo romanzo, Tornerai, stesse pagine o poco più, stessa collana, stesso prezzo. Lascio la casa editrice: nel ’78 uno degli ex colleghi mi telefona, affranto: - Tientelo per te, ma Oreste ha colpito ancora. Avevamo stampato da una settimana appena l’ultimo suo romanzo, Un’ombra dietro il cuore. Forse per un oscuro presentimento ne avevamo tirate solo milleduecento copie. Ha chiesto, prima che arrivassero in libreria, che fossero ritirate dal commercio -. - E voi avete acconsentito? -. -Ancora una volta sì, ma a fronte d’una penale di sei milioni. -. - Ha pagato? -. -Sì, e anche con una certa puntualità. -. Ma allora il punitore di se stesso non è soltanto un personaggio del teatro antico!..Un bel giallo psicologico, non c’è che dire, scritto sulla propria pelle da uno specialista di gialli letterari.” <Oreste Del Buono>


“Nel 1971 pubblicammo nei Supercoralli il teatro di Ennio Flaiano, sotto il titolo di Un marziano a Roma e altre farse..Io, che dovevo recarmi a Roma per altri impegni di lavoro, fui incaricato di portare in omaggio a Flaiano la prima copia fresca di stampa..Flaiano mi ricevette in una spoglia cameretta d’un residence del centro..Porsi rapidamente il volume in una busta disadorna a Flaiano. Lui s’attaccò al telefono, e in un paio di telefonate organizzò una cena al ristorante Toulà, aperto da non molto e assai di moda. Non ricordo, nonostante vani sforzi di memoria, chi fossero i commensali perché ero stato abbacinato dalla bellezza, statuaria e dolente, d’una sola invitata, Silvana Mangano. L’attrice aveva allora quarantun anni, ma era ancora d’un fascino irresistibile. Durante la cena disse con ironia, ma anche con un pizzico di malinconia: - Per una donna è duro accettare che dopo una certa data la celluloide non ti è più amica. Laggiù. - e capimmo che alludeva all’America - lo chiamano ageism, l’impaccio dell’età.-. - Ma come - saltò su uno dei commensali - e L’Edipo re, e Teorema di Pasolini dove li metti? -. - E Pasolini - intervenne affettuosamente Flaiano, che per altro era noto non l’amasse affatto - ti ha scritto una ‘lettera aperta’ bellissima. La ricordate, un due o tre anni fa, nella sua rubrica sul Tempo? Parlava della vostra collaborazione magica e lodava, questo non l’ho dimenticato, il mistero della tua bellezza amara. -. La Mangano arrossì come una ragazzina: - Ma che c’entra - rispose piuttosto confusa. - Pier Paolo per me non è il cinema. Pier Paolo è un’altra cosa. -“ <Ennio Flaiano>


“..Passano ancora quattro anni e il caso vuole che io sia chiamato a succedere a Luca Ronconi alla direzione del Teatro Stabile della mia città. Voglio assolutamente mettere in scena La serra, un dramma di Pinter che cala quella violenza in una clinica, in cui tutto è in apparenza ’normale’, mentre in realtà i medici sono degli aguzzini e i malati le loro vittime inermi. Riesco a garantire all’allestimento, come regista e protagonista, uno dei migliori attori italiani, Carlo Cecchi. Ancora il caso ci mette lo zampino: per l’incomprensione (uso a bella posta un termine attenuato) tra un paio di politici incompetenti, preposti tuttavia a finanziare col pubblico denaro l’ente che dirigevo, fui costretto a dimettermi. Alla prima Pinter, che avevo invitato con largo anticipo, chiese cortesemente di me: gli spiegarono che per ragioni di forza maggiore non potevo essere presente..” <Harold Pinter>.