Hermann Hesse, SOTTO LA RUOTA

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Hermann Hesse, SOTTO LA RUOTA, @ Unterm Rad, 1906, traduzione di Lydia Magliano, Introduzione, pp.5-17, di Alberto Bevilacqua. In copertina: Edvard Munch, Autoritratto, 1882-83, Oslo, Bymuseum. Milano, Rizzoli, 1992, pp.1-197

 


Hans Giebenrath, adolescente fragile e sensitivo, finito sotto la ruota della scuola d’impronta prussiana, si suicida.


“..Il corso, e particolarmente la camerata Hellas, ebbe ancora motivo di divertirsi prima della partenza. Avevano stabilito d’invitare gl’insegnanti a una festicciola, che si doveva svolgere per l’appunto nella camerata Hellas, la più spaziosa: un discorsetto d’apertura, la recitazione di due poesie, un assolo di flauto e un duo di violino. Però era assolutamente necessario inserire nel programma un numero umoristico. Discussero a lungo, avanzarono e respinsero proposte senza riuscire ad accordarsi. A un tratto Karl Hamel buttò là, tanto per dire, che la cosa più divertente sarebbe stato un assolo di violino eseguito da Emil Lucius. Il seme attecchì. Preghiere, promesse e minacce costrinsero alla resa il povero musicista, sicché sul programma inviato agl’insegnanti con un cortese biglietto d’invito si leggeva che il numero straordinario sarebbe stato ‘Stille Nacht, esecuzione per violino di Emil Lucius, virtuoso da camera’. Questo attributo gli derivava dalle diligenti esercitazioni nella sala appartata. Il rettore, i professori, gl’istitutori, il maestro di musica e il capo dei sorveglianti accettarono l’invito. Il maestro di musica cominciò a sudar freddo quando Lucius si presentò con un sorrisino tutto modesto, in una giacca nera con le falde presa a prestito da Hartner, azzimato e ben pettinato: bastò l’inchino di saluto per suscitare allegria. Sotto le sue dita Stille Nacht diventò un lamento compassionevole, un gemito di dolore straziante. Ricominciò due volte, sminuzzando la melodia, affannandosi a batter il tempo col piede e faticando come un boscaiolo in una giornata di gelo. Il rettore inviò un cenno divertito al maestro di musica, che si era fatto pallido d’indignazione. Lucius, dopo che ebbe attaccato la canzone per la terza volta, arenandosi di nuovo, abbassò il violino, si rivolse agli spettatori e si scusò: - Non va. Ma ho incominciato a suonare soltanto in autunno -. - Sta bene, Lucius - esclamò il rettore. - La ringraziamo per la sua buona volontà. Continui a studiare. Per aspera ad astra -..”