Victor Hugo, I MISERABILI

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Victor Hugo, I MISERABILI, @ 1862, Vol.I°, Milano, Sonzogno editore, 1955, pp.1-411

 


E’ la storia d’un popolano, Jean Valjean, imprigionato per aver rubato del pane e trattenuto vent’anni nell’ergastolo in seguito ad alcuni suoi tentativi d’evasione che ogni volta prolungavano la pena. Riesce finalmente ad evadere e la fortuna lo guida nella casa di monsignor Myriel, vescovo di Digne, purissima figura di fervente cristiano. Ospitato dal buon sacerdote, Jean fugge dopo aver rubato due candelabri d’argento; è arrestato; ma, messo a confronto con Myriel, questi afferma d’aver donato egli stesso quei candelabri al suo ospite. Ritroviamo Jean Valjean alcuni anni più tardi, quando egli ha già costruito la sua nuova vita, solitaria e enigmatica figura di benefattore. A questo punto la sua storia s’intreccia con quella d’un altro personaggio, Fantine, la disgraziata fanciulla sedotta da uno studente e divenuta prostituta per aiutare la figlia Cosette. La bambina, affidata a una losca coppia, i Thenardier, giunge finalmente sotto la protezione di Jean Valjean, il quale si occupa della sua educazione. Poi una bufera inattesa: la polizia crede d’aver riconosciuto l’antico forzato evaso Jean Valjean in un disgraziato semideficiente, e questi sta per essere condannato; egli dovrà ora denunziarsi per salvare l’innocente; è ancora carcerato e affidato al poliziotto Javert, l’uomo che da anni è alla sua caccia. Riesce ancora ad evadere, a prendere un’altra personalità, per continuare la sua opera di bene. Ma Javert sempre lo segue. Attorno a questi fatti principali si svolge, ora rievocata ora direttamente rappresentata, l’epopea di volta in volta gloriosa o miserabile di un popolo: la battaglia di Waterloo, la vita dei bassifondi parigini, l’insurrezione del ’32. <segue>


<Il vescovo di Digne>

“..Esaminava senza collera il molto caos che ancora rimane nella natura, con l’occhio del linguista che decifra un palinsesto. Quando era immerso in queste meditazioni, gli sfuggivano talvolta delle frasi strane. Un giorno passeggiava nel giardino credendosi solo, mentre invece sua sorella camminava dietro di lui non vista. D’improvviso egli si fermò a guardare qualche cosa in terra: era un grosso ragno, nero, peloso, orribile; e la sorella l’udì dire: - Povera bestia, non è colpa sua! -..Pueriltà, sia pure, ma sublimi, e quelle medesime che ebbero san Francesco d’Assisi e Marc’Aurelio. Un giorno prese una storta al piede per non aver voluto schiacciare una formica..Sedeva su una panca di legno appoggiata a una pergola decrepita, e guardava gli astri traverso gli stentati e rachitici profili de’ suoi alberi fruttiferi. Quel quarto d’iugero, così mal provvisto di piante, così ingombro di costruzioni e di tettoie, gli era caro e gli bastava. E cos’altro  infatti poteva bisognare a quel vecchio, il quale divideva gli ozi della sua vita, che ne contava sì pochi, tra il giardinaggio di giorno e la contemplazione di notte? Quel breve recinto che aveva per tetto il cielo, non era forse bastante per poter adorare Dio volta a volta nelle opere sue più graziose e più sublimi? Non è forse tutto, e che può desiderarsi di più? Un piccolo giardino per passeggiare e l’immensità per riflettere, a’ piedi ciò che si può coltivare e raccogliere, sul capo ciò che si può studiare e meditare: pochi fiori sulla terra e tutte le stelle nel firmamento..”


<Waterloo: l’ultimo quadrato>

“..Alcuni quadrati della guardia, immobili nella corrente della rotta come roccia nell’acqua che scorre, tennero fermo fino a notte..Quando quella legione si trovò ridotta a un pugno d’uomini, quando la loro bandiera non fu più che un cencio, quando i fucili per mancanza di munizioni non furono altro che bastoni, quando il numero dei cadaveri superò quello dei viventi..un generale inglese, secondo gli uni Colville, secondo altri Maitland, gridò loro: - Bravi francesi, arrendetevi! - Cambronne rispose: - Merda! -..Dare quella risposta alla catastrofe, parlar così al destino, dare quella base al leone futuro, scagliare quella risposta alla pioggia della notte, al muro traditore di Hougomont, alla strada incassata d’Ohain, al ritardi di Grouchy, al sopraggiungere di Blucher, esser l’ironia del sepolcro, fare in modo di restar in piedi dopo esser caduto, affogare in due sillabe la coalizione europea, offrire al re le latrine già note dei Cesari, far dell’ultima delle parole la prima frammischiandovi il lampo francese, chiudere insolentemente Waterloo col martedì grasso, completare Leonida con Rabelais, riassumere quella vittoria in una parola suprema ch’è impossibile pronunciare, perdere il terreno e guadagnare per sé la storia, far ridere del nemico dopo quella carneficina, ecco un risultato immenso..”


Romanzo fiume (voll.4). Magistrale il vol.I°.