William Faulkner, FOGLIE ROSSE E ALTRI RACCONTI

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William Faulkner, FOGLIE ROSSE E ALTRI RACCONTI, traduzione e Postfazione: ‘Sui racconti di Faulkner’, pp.241-254, di Mario Materassi. In copertina: William Faulkner ritratto da Alfred Eriss (Hollywood, 31 dicembre 1942). Milano, Adelphi Edizioni, 2014, pp.1-254

 


p.11  Un corteggiamento

p.29  Foglie rosse

p.57  La mia Nonna Millard, il Generale Bedford Forrest, e la battaglia di Harrykin Creek

p.89  Vittoria in montagna

p.121  Gli uomini alti

p.137  Scandole per il Signore

p.153  Muli in cortile

p.169  Capelli

p.187  Sarà bello

p.207  Settembre arido

p.221  Strascico della morte


<Scandole per il Signore>

Pap s’accinge a sostituire con nuove scandole (tavolette di legno di modesto spessore) le vecchie nel tetto d’una chiesa.

“Pap s’alzò un’ora buona prima dell’alba, acchiappò il mulo e andò da Killebrew per farsi dare in prestito ascia e mazzuolo..E ce la mettemmo tutta. Facevamo piovere giù quelle vecchie scandole, io usando il martello a penna e Pap dandoci col palanchino, infilando la sbarra sotto un’intera pezza di scandole tutte insieme e poi facendo leva sulla sbarra come con un solo colpo se no, se per un momento il palanchino trovava un punto d’appoggio solido, avrebbe sollevato tutto il tetto come il coperchio incardinato d’una scatola.

Fu proprio quello che alla fine successe. S’appoggiò pesante sulla sbarra, e questa volta trovò un punto d’appoggio.

Non era una pezza di scandole, era un’intera sezione della copertura, così che quando si buttò all’indietro strappò tutta quella sezione del tetto intorno alla lanterna come se sgusciasse una pannocchia di mais. La lanterna era sospesa a un chiodo. Neanche mosse il chiodo, semplicemente gli strappò via la tavola, tanto che per un momento fu come se guardassi la lanterna, e anche la sbarra, lì sospese a mezz’aria in un tumulto di scandole fluttuanti, col chiodo nudo che ancora sporgeva dall’anello della lanterna, prima che tutto quanto cominciasse a precipitare giù in chiesa. Colpì il pavimento e rimbalzò, una volta. Poi di nuovo colpì il pavimento, e stavolta tutta la chiesa diventò un pozzo giallo di fuoco che s’impennava, con me e Pap penzoloni dal bordo legati a due funi..

Era una chiesa vecchia, il legname ormai essiccato da tempo, e piena di vecchie carte a figure colorate che Whitfield aveva accumulato per più di cinquant’anni, in mezzo alle quali la lanterna era piombata quando alla fine era esplosa..””.


<Settembre arido>

“In quel crepuscolo sanguigno di settembre, strascico di sessantadue giorni senza pioggia, s’era propagata come del fuoco nell’erba secca - la diceria, la storia, quello che era. Qualcosa riguardo alla signorina Minnie Cooper e un negro. Aggredita, offesa, spaventata: nessuno di loro, riuniti quel sabato sera nella bottega del barbiere dove dal soffitto il ventilatore smuoveva l’aria viziata senza rinfrescarla, ributtando loro addosso, in ondate ricorrenti di pomate e di lozioni stantie, i loro odori stantii e il loro fiato pesante, sapeva con esattezza che cosa era successo.

- A parte che non è stato Will Mayes, disse uno dei barbieri. Era un uomo di mezz’età; un uomo mingherlino del colore della sabbia, con una faccia mite, che stava radendo un cliente. - Io Will Mayes lo conosco. E’ un buon negro. E conosco anche la signorina Minnie Cooper -.

- E tu cosa ne sai di lei? - disse un secondo barbiere.

- Chi è - disse il cliente - Una ragazzina? -.

- No - disse il barbiere. - E’ sulla quarantina, mi sa. Non è sposata..Io non credo che nessuno abbia fatto nulla. Non credo che sia successo nulla. Lo sapete meglio di me, ragazzi, che queste donne che invecchiano senza essersi mai sposate hanno certe idee che un uomo non può…-..

La porta a reticolo s’aprì di schianto. Un uomo era piantato lì nel locale, a gambe larghe, un che di agile nella postura del corpo massiccio. La camicia bianca era aperta alla gola. In testa aveva un cappello di feltro. Il suo sguardo acceso e sicuro passò sul gruppetto. Si chiamava McLendon. Era stato al comando di truppe sul fronte francese e aveva ricevuto una decorazione al valore.

- Be’, - disse, che fate, ve ne state lì a sedere e lasciate che un figlio di puttana d’un negro violenti una donna bianca per le vie di Jefferson?-..

Il barbiere pulì il rasoio con cura e alla svelta lo mise via, poi corse nel retro e prese il cappello dalla parete. - Torno appena posso - disse agli altri barbieri. - Non posso lasciare che…-. Uscì di corsa..

Il barbiere percorse in fretta la strada dove in un turbinio d’insetti i radi lampioni fissavano rigidi e violenti, sospesi nell’aria esanime..

Quando li raggiunse, McLendon  e altri tre stavano salendo su una macchina parcheggiata in un vicolo. McLendon abbassò la grossa testa, sbirciando da sotto il tettino. - Cambiato idea, eh? - disse. - Meno male, per Dio, domani quando in città si saprà quello che hai detto stasera…-.

- Andiamo, su - disse l’altro ex soldato. - Hawkshaw [il nome del barbiere,ndc.] è in regola. Vieni, Hawk; salta su -..

Una viottola solcata da carreggiate profonde s’aprì a destra ad angolo retto. Anche qui la polvere restava sospesa, come tutt’intorno. La massa scura della fabbrica del ghiaccio, dove Mayes, il negro, faceva il guardiano notturno, s’ergeva contro il cielo..

- Ragazzi, state a sentire, - disse il barbiere - se c’è, non è la prova che non l’ha fatto? Non è la prova? Se fosse stato lui, sarebbe scappato. non lo capite che sarebbe scappato?..

- Spengete i fari! - disse McLendon. L’oscurità piombò senza vita..

- Will…Will -..

Ma non si mossero fino a che dei rumori indistinti cominciarono a emergere davanti a loro dall’oscurità; allora scesero e aspettarono, tesi, nel buio senza vita..

- Ammazzatelo, ammazzate quel negro figlio di puttana! - mormorò la voce. Trascinarono il negro fino alla macchina. Il barbiere era rimasto in attesa accanto alla macchina. Si sentiva sudare e sapeva che stava per vomitare..

La macchina si mise in moto. Il barbiere si premé la bocca col fazzoletto..

- Cosa c’è, Hawk? - disse il soldato.

- Nulla - disse il barbiere..

Il barbiere si mise a scuotere furiosamente lo sportello. - Attento, ehi! - disse il soldato, ma il barbiere con un calcio aveva già aperto lo sportello e s’era slanciato sul predellino. Il soldato s’allungò oltre il negro e fece per agguantarlo, ma lui era già saltato.

La macchina proseguì senza rallentare.

La spinta lo scaraventò fra le erbacce coperte di polvere e lo mandò a finire nel fossato. Intorno gli si levò una nuvola di polvere, e lui, in un sottile, maligno crepitio di steli secchi rimase lì bocconi, col respiro mozzo e fra i conati di vomito finché la seconda macchina passò e scomparve..

Proseguirono; la polvere le inghiottì; la luce e il rumore svanirono. Per un po’ il loro polverone rimase sospeso, ma poi la polvere eterna lo riassorbì. Il barbiere tornò ad arrampicarsi sullo stradale e riprese a zoppicare verso la città..”.