Thomas Hardy, ROMANZI

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Thomas Hardy, ROMANZI, Prefazione, pp.XI-LX, Cronologia, pp.LXIII-LXVIII e Bibliografia, pp.1103-1109, di Carlo Cassola, Milano, Mondadori, 1973, pp.1-1117

 


p.3  IL RITORNO DEL NATIVO @ 1878, traduzione e Note del traduttore, p.1097 e sg., di Ada Prospero

p.503  @ TESS DEI D’URBERVILLE @ 1891, traduzione e Note del traduttore, pp.1099-1102, di Aurelio Zanco

[p.1065  APPENDICE: Dalle “Poesie” di Hardy]


<Il ritorno del nativo>

Il matrimonio fra Damon Wildeve e Thomasin Yeobright non viene celebrato a causa d’una negligenza, da parte dell’uomo, nella presentazione dei documenti. negligenza nient’affatto casuale, in quanto egli è ancora infatuato della sua ex-amante, Eustacia Vye, che vive col nonno, in un angolo sperduto della brughiera, insoddisfatta della propria vita che trova noiosa e monotona. Sul punto di perdere l’uomo che ama, Eustacia fa di tutto per riavvicinarlo a sé, tanto che Wildeve medita ormai di mandare in fumo le nozze con Thomasin. Nel frattempo a Egdon Heath, tutti parlano dell’imminente arrivo di Clym Yeobright, il quale, dopo aver trascorso diversi anni a Parigi occupandosi di traffico di diamanti, fa ritorno al villaggio per trascorrere le feste di Natale con l’anziana madre. Dapprima incuriosita, poi affascinata da quello che crede un uomo di mondo, ambizioso, brillante, Eustacia seduce Clym, il quale decide di sposarla. I due, benché innamorati, non hanno nulla in comune. Eustacia spera, in cuor suo, che Clym la porti a Parigi,

consentendole di vivere la vita che ha sempre sognato. Clym invece, stanco di quella che reputa un’esistenza vacua e priva di significato, accarezza un sogno, una sorta di missione: dedicarsi, con l’aiuto della moglie, all’istruzione e all’emancipazione dei ceti più umili di Egdon Heath. Colpito da una malattia agli occhi che gl’impedisce di studiare, e non sapendo come occupare il tempo, egli si dedica al più umile del lavori, raccogliere ginestre nella brughiera. Per Eustacia è il crollo delle illusioni. - Mi hai ingannato. Non con le parole, ma con le apparenze, che ingannano più delle parole! -.


Che altro può fare, se non riavvicinarsi a Wildeve, il quale, arricchitosi di recente grazie a un’eredità, non ha mai smessod’amarla? Eustacia fugge con Wildeve, ma ambedue muoiono annegati.

“..Ascoltava [Eustacia, ndc.] forse il vento che, all’avanzare della notte, s’era fatto forte sino ad attirar l’attenzione? Il vento sembrava fatto apposta per quella scena, come la scena sembrava creata apposta per il vento. C’era nella sua voce qualcosa di particolare, quale non si sentiva in nessun altro luogo. Una serie d’innumerevoli raffiche, provenienti da nord-ovest, si susseguivano l’una all’altra, e nella scia di ciascuna si sentiva un suono complesso in cui era possibile discernere un tono di falsetto, di tenore e di basso. Il tutto echeggiava su valli e colline come un profondo rintoccar di campane, a cui s’accompagnava da vicino il ronzio baritonale d’un albero d’agrifoglio, mentre, inferiore per volume, ma più alta di tono, una voce attenuata e faticosa dava un suono roco, che costituiva il particolare suono locale a cui s’è alluso. Più sottile e meno facilmente identificabile degli altri due, faceva però assai maggiore impressione. C’era in esso quella che si potrebbe definire l’espressione caratteristica della brughiera; e, siccome non è possibile udirlo altrove, pareva in qualche modo giustificare l’intensa attenzione della donna che continuava a rimanere immobile e tesa.

Il sibilo di questi lamentosi venti di novembre assomigliava in modo straordinario all’esile filo di voce d’un novantenne che canti una canzone. Era un sussurro antico, un fruscio secco, come di carta, e colpiva l’orecchio in modo così chiaro e distinto che chi vi fosse abituato poteva sentire, come al tocco, i particolari materiali da cui era generato. Era il prodotto complessivo di cause vegetali infinitesimali, che non erano però né steli, né foglie, né frutti né fili d’erba, né rovi, né licheni, né muschio.

Erano le piccole mummie dei campanellini dell’erica fiorita nell’estate trascorsa, che, soavemente violacei in origine, eran stati poi scoloriti dal lavacro delle piogge di settembre, e ridotti a steli secchi dall’ultimo sole d’ottobre. Il suono individuale prodotto da ciascuna di esse era così basso e fievole, che ce ne volevano cento messi insieme per rompere il silenzio; e dalle migliaia che coprivano il declivio, si levava a colpire l’orecchio della donna una specie di recitativo contratto e intermittente. Ma nessuno tra i molti suoni individuali fluttuanti nella notte rivelava così chiaramente, a chi l’ascoltasse, le proprie origini. Si sentiva nell’intimo l’infinità delle varie moltitudini fuse in esso; e si capiva che in ognuno di quei minuscoli calici il vento entrava da padrone, frugandovi dentro a fondo, per poi uscirne, quei si fosse trattato d’un cratere immenso.

‘E lo spirito li mosse.’ Un’interpretazione di questa frase s’imponeva all’attenzione; e l’atteggiamento feticistico d’un ascoltatore sensibile ben avrebbe potuto trasformarsi in uno stato d’animo di qualità più elevata. Non erano dopo tutto gli steli rinsecchiti della distesa sinistra o a destra, o sul pendio di fronte a parlare; bensì qualcos’altro, qualcosa di unico, che s’esprimeva al tempo stesso attraverso ciascuno di essi..”


<Tess dei d’Urberville>


Romanzo ancor più celebre, ma inferiore agli altri.


Tess D’Urbeyfield, una fanciulla d’un villaggio del Wessex, viene sedotta da un giovane di famiglia benestante, Sandro d’Urbervilles, e ha

da lui un bambino che muore in fasce. Abbandonata da Sandro, Tess sposa, qualche tempo dopo, il figlio d’un pastore ecclesiastico, Angelo Clare, che però, quando Tess gli confessa, la notte delle nozze, il suo fallo, l’abbandona. Dopo un periodo di lotte e di difficoltà, Tess incontra di nuovo Sandro che la convince, nonostante la sua riluttanza, ad accettare la sua protezione. In pari tempo Clare torna da un lungo viaggio pentito della sua durezza verso la moglie. Tess allora, accecata dal dolore d’aver perduto ogni possibilità di riconciliarsi col marito e ricostruire la sua vita, pugnala a morte Sandro. Per qualche tempo ella si nasconde, con Clare, nel New Forest, ma viene scoperta, processata e condannata a morte.


“..Tess continuava a tacere. Sembrava esserci una sola via di scampo per la sua anima tormentata. Improvvisamente si mise a fuggire con la velocità del vento e, senza guardarsi alle spalle, corse lungo la strada finché giunse ad un cancello che dava direttamente in una piantagione. Ella vi si tuffò arrestandosi soltanto allorché si trovò tanto immersa nell’ombra da esser al sicuro da ogni possibile scoperta..

Sotto i suoi piedi scricchiolavano le foglie secche, ed il fogliame d’alcuni cespugli d’agrifoglio cresciuti tra gli alberi cedui era sufficientemente denso per far riparo ai venti. Ella raccolse le foglie morte sino a quando non se ne ebbe formato un grosso giaciglio  scavandoci una sorta di nido al centro; e in questo entrò.

il sonno in cui cadde fu naturalmente irregolare: le pareva d’udire strani rumori, e cercava di convincersi che essi erano provocati dalla brezza. Pensava al marito lontano in qualche vago e caldo clima dell’altra parte del globo, mentre ella era al freddo. Poteva mai esservi al mondo un altro essere infelice come lei ? - si domandava Tess, e pensando alla sua vita rovinata, diceva: - Tutto è vanità -..Ahimè, tutto era ben peggio della vanità: ingiustizia, castigo, concussione e morte. La moglie di Angelo Clare si portò la mano alla fronte e ne palpò la curva, le sporgenze delle occhiaie percettibili sotto la pelle morbida e nell’atto pensò che sarebbe venuto il giorno in cui quelle ossa sarebbero state spoglie di carne.

In mezzo a quelle capricciose fantasie udì un nuovo strano rumore tra le foglie. Forse era il vento, benché l’aria fosse quasi immobile.. Talvolta sembrava un palpito, talvolta uno sbatter d’ali, e talora sembrava una sorta di respiro affannoso e di gorgoglio. Ben presto fu certa che i rumori provenivano da una qualche sorta di creature selvatiche, e ancor più se ne convinse quando, dopo essersi originati sui rami che la sovrastavano, essi furono seguiti dalla caduta di corpi gravi al suolo..

Finalmente il giorno apparve nel cielo, e qualche tempo dopo che la luce si fu fatta in alto fece giorno anche nel bosco.

Non appena la rassicurante e prosaica luce delle ore estive del mondo fu divenuta intensa ella uscì da tutto il suo monticello di foglie e si guardò arditamente attorno. Allora comprese cos’era che l’aveva disturbata..Sotto gli alberi giacevano sparsi parecchi fagiani, con le penne variopinte spruzzate di sangue; alcuni erano morti, altri torcevano debolmente un’ala, alcuni guardavano con occhi sbarrati il cielo, altri erano scossi da un palpito febbrile, altri giacevano contorti, altri ancora distesi, e tutti tremavano di sofferenza, all’infuori di quei fortunati le cui torture erano finite durante la notte per l’impossibilità della loro natura di sopportarne più oltre.

Tess indovinò subito com’erano andate le cose. Gli uccelli erano stati spinti in quell’angolo il giorno precedente da qualche comitiva di cacciatori; e mentre quelli che erano caduti sotto le scariche o erano morti prima del calar della notte erano stati cercati e raccolti, molti uccelli gravemente feriti erano fuggiti nascondendosi o s’erano posati tra i rami folti tra i quali erano rimasti fino al momento in cui, indeboliti dalla perdita di sangue notturna, erano caduti giù ad uno ad uno facendo quel rumore che ella aveva appunto sentito..

Con lo slancio d’un’anima capace di patire per i compagni di sofferenza come per se medesima il primo pensiero di Tess fu quello di porre un termine agli spasimi degli uccelli ancora vivi, ed a tal fine con le sue stesse mani ella torse il collo a tutti quelli che riuscì a trovare, lasciandoli poi laddove li aveva scorti finché fossero venuti i guardiacaccia - come probabilmente avrebbero fatto - a cercarli per la seconda volta.

- Povere creature! Come mai potrei credermi l’essere più infelice della terra davanti ad una sofferenza come la vostra! - esclamò, e intanto le lacrime le scorrevano lungo le guance mentre teneramente uccideva gli uccelli.- Non sento una sola fitta di dolore in tutto il corpo, non sono dilaniata, non sanguino e ho due mani per nutrirmi e vestirmi. - Ebbe vergogna per la tristezza provata nella notte, basata su nulla più  tangibile che un senso di condanna sotto una legge arbitraria della società  che, in natura, era priva di fondamento.”.