William Faulkner, GAMBETTO DI CAVALLO

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William Faulkner, GAMBETTO DI CAVALLO - Storie poliziesche @ Knight’s Gambit,1949, traduzioni di Emanuela Turchetti e Ottavio Fatica, Roma, Theoria, 1989, pp.1-277

 

p.9  Monk

p.51  Fumo

p.77  Una mano sulle acque

p.99  Domani

p.123  Un errore di chimica

p.151  Gambetto di cavallo


Faulkner giallista parte in medias res, da una telefonata di autodenuncia, dal ritrovamento di un cadavere

divorato dai pesci. O molto lontano, da storie di pionierismo e di povertà, di vita dura nei campi e di legami morbosi con la terra, da cronache di antichi amori sbagliati o ignorati, che determinano i destini né più né meno che l'avidità della roba (bello, in questo senso, Domani, bello e tragico il ritratto di minorato di Monk, bella la figura centrale di uomo buono, giusto, semplice in Una mano sulle acque). C’è un avvocato, l'avvocato Stevens, protagonista, lo stesso personaggio che passa da uno all'altro in tutti i sei racconti, il quale, non convinto mai della versione ufficiale dei fatti, scopre verità nascoste e smaschera l'assassino scoprendone i moventi.

In Monk l'avvocato Stevens ottiene la grazia per uno scimunito, Monk appunto, chiuso in carcere per un delitto che non ha commesso. Ma costui la grazia la rifiuta, perché in carcere si è affezionato a un guardiano e ci sta benissimo. Pochi giorni dopo la rifiutata grazia, Monk fugge di prigione e viene accusato di aver ucciso una guardia carceraria. Viene acciuffato, processato, impiccato. In realtà non era lui ad aver ucciso la guardia, ma un altro carcerato che voleva liberarsi dell'unica guardia che si opponeva alla sua grazia.

In Fumo c'è una difficile storia d'una tripletta, un padre e due figli, quello buono e quello cattivo. Il padre muore (muore o è ucciso?), il figlio buono dovrebbe ereditare, ma il giudice che deve convalidare il testamento la tira per le lunghe, forse perché sospetta che l'uomo sia stato ucciso. Ed ecco che qualcuno uccide il giudice. Il colpevole verrà scoperto, colpevole di entrambi gli omicidi, sempre dal nostro avvocato Stevens, per un particolare infinitesimale: l'odore imprigionato in una scatolina d'argento che cadendo per terra nel luogo e nel momento del delitto si apre e si impregna dell'aroma del tabacco fumato dall'assassino.

Una mano sulle acque è la storia di due emarginati che abitano in un bosco e si procurano da vivere pescando in un fiume. Uno di questi viene annegato e legato alla grossa lenza da pesca che attraversa il fiume da parte a parte. Il giudice archivierebbe il caso come morte accidentale. Ma Stevens intuisce - è la presenza di un remo sulla barca che glie lo fa intuire: il morto non usava il remo, muoveva la barca tenendosi attaccato alla lunga lenza - che si tratta di un'assassinio. Movente, la riscossione di una polizza sulla vita.

In Domani si ha un processo per un omicidio dovuto a legittima difesa. Tutta la comunità si aspetta un'assoluzione. E invece no: un membro della giuria, un vecchio reietto ed emarginato, si ostina a volere la condanna dell'omicida. Non essendoci unanimità nel verdetto, il processo andrà rifatto, con un'altra giuria. Il "giallo" è capire perché quel giurato vuole far condannare l'omicida non ostante sia chiaramente incolpevole. Perché il malvivente ucciso, ucciso appunto per legittima difesa, tanti e tanti anni prima era stato un bambino allevato dal giurato quando questi era giovane ed emarginato da tutto il villaggio. Allevato per qualche anno e poi perso per sempre perché la legittima famiglia lo aveva preteso in restituzione.

Un errore di chimica, questo il titolo del racconto, è quello che fa l'assassino cercando di sciogliere dello zucchero nel whisky puro. Questo gesto rivela agli occhi dell'avvocato Stevens, osservatore attento, che quell'uomo non può essere chi si finge d'essere. È un impostore. Tutti i vecchi della contea sanno che lo zucchero non si scioglie nel whisky: bisogna prima allungarlo con acqua. Dunque l'uomo che l'avvocato Stevens ha davanti a sé non è il suocero - vecchio paesano che mai farebbe un errore del genere - ma è il genero, uno straniero venuto da fuori, mascherato e camuffato da suocero per impossessarsi della sua ricca proprietà. Il suocero è stato ucciso ed è seppellito nel bosco, così come è stata uccisa la figlia, moglie dell'assassino.

Gambetto di cavallo è un racconto lunghissimo, quasi un centinaio di pagine. Anche qui intrighi famigliari. Ma questa volta non c'è il morto: l'avvocato Stevens impedisce l'assassinio, scoprendolo un momento prima. C'è una ricchissima e bella vedova quarantenne con due figli diciottenni, una lei e un lui. E c'è, ospite in casa loro, un capitano Gualdres di cavalleria, argentino, d'una trentina d'anni, che non si capisce bene se fa la corte alla vedova o alla figlia di lei. Il figlio maschio della vedova è geloso del capitano argentino, più bravo di lui in ogni cosa. Allora gli mette a disposizione nella scuderia un cavallo assassino. Chiunque gli si avvicini viene assalito a calci e ucciso. Stevens mette in guardia il capitano proprio mentre di notte sta per avvicinarsi al focoso cavallo. E il racconto si conclude con il giovane che parte per la guerra in Europa e Gualdres e la ragazza che si sposano.