Blaise Pascal, PENSIERI

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Blaise Pascal, PENSIERI, @ 1669, traduzione, Introduzione, pp.XI-XLVI e Note di Paolo Serini, Torino, Einaudi, 1962, pp.1-478

 


“..Prima che a ‘convincere l’intelletto’, bisogna adoperarsi a ‘toccare e predisporre il cuore’; prima che a ‘dimostrare Dio’, a suscitarne l’esigenza viva, l’inquietudine salutare, la volontà di cercarlo, il bisogno di trovarlo: ‘far desiderare che la religione sia vera, e poi dimostrare che è vera..Ora, per riuscire a ciò, Pascal [Clermont-Ferrand, 1623 - Parigi, 1662, ndc.] stimava che non ci fosse se non una via: condurlo a prender coscienza dei problemi e dei contrasti che la natura ha in sé, costitutivi del suo essere..Ora, ciò che, secondo Pascal, vale da solo a rendere il Cristianesimo degno di speciale considerazione, è che esso insegna, anzitutto, che ‘l’uomo eccede infinitamente l’uomo’: che esso non può trovare né la propria ragione né il proprio appagamento né in sé né in qualsiasi oggetto finito, perché è stato creato per l’infinito, per Dio;..ma che, per effetto del peccato di Adamo - il quale lo privò dell’assistenza divina e lo vulnerò nell’esercizio delle sue facoltà naturali - l’uomo è decaduto da tale stato..Nè il Cristianesimo si limita a rivelare all’uomo la ragione delle sue contraddizioni e la causa dei suoi mali. Esso gli insegna altresì a sperarne la liberazione dalla grazia del Cristo..

Dopo aver cercato di destare nell’interlocutore, per mezzo dello ‘studio dell’uomo, l’interesse per la religione cristiana e il desiderio di prenderne in esame le ragioni’, Pascal si proponeva d’insegnargli le vie per accertarsi delle sue verità.Vie non solo d’ordine teoretico, ma anche d’ordine pragmatico. Ché Pascal - fedele anche in questo alla tradizione agostiniana - attribuiva grandissima importanza, nel processo di progressiva conversione dell’anima a Dio, alla volontà, alla disciplina morale e ascetica della prassi..Ora, a giudicare da alcune ‘pensée’, sembra che egli non fosse alieno dal consigliare a coloro che volessero ‘andare alla fede’ un sistema d’educazione metodica della prassi analogo a quello insegnato da alcuni teologi gesuiti: ossia, di sottomettersi alla disciplina morale e rituale della fede, d’osservarne le prescrizioni, di praticarne le formalità: in breve, di fare in tutto come se credessero..

C’è anzi di più: si può dimostrare che, a vivere come se si fosse sicuri dell’esistenza di Dio e della verità del Cristianesimo, non solo non si pecca contro il ‘bon sens’, contro la ragione; ma si sceglie, di fatto, il partito più conveniente e più ragionevole, il partito che implica meno rischi e maggiori probabilità di buon esito..

Ecco perché - mentre la maggior parte degli apologeti suoi contemporanei si studiavano di dimostrare che le verità della fede, pur trascendendo la ragione, son tuttavia conformi alle aspirazioni della ragione stessa e che, giusta l’insegnamento di san Tommaso, ‘gratia naturam non tollit, sed perficit’ - sembra talora che Pascal non abbia altro assunto che di mostrare nel Cristianesimo lo scandalo della ragione, la negazione della natura, l’inversione assoluta di tutti i valori umani. E, mentre costoro si sforzavano di metterne in risalto i motivi di credibilità, egli invece, ne moltiplica ed esaspera le oscurità e le difficoltà: con una dialettica sconcertante che appare indubbiamente più vicina al ‘credo quia absurdum’ che non al ‘credo ut intelligam’. Non gli basta di mettere alla base della sua teodicea i dogmi del peccato originale e della predestinazione ‘ante praevisa merita’ nella più dura delle loro formulazioni: si compiace di sottolinearne l’incomprensibilità e paradossalità e il radicale contrasto con le nostre categorie razionali e morali..

E non c’è tema dottrinale che non sia ricondotto, fuori del suo involucro intellettualistico, alla sua originaria motivazione spirituale, tradotto in termini di concreta realtà umana, risolto in immagini e in scorci d’imperiosa evidenza psicologica..

Sicché la sua meditazione religiosa, pur tendendo come suo termine ultimo al misticismo, resta pur sempre quella ‘d’un savant en méme temps que d’un mystique’..”: Introduzione, pp.XIII-XXXIV


“p.61 La fede insegna bensì quel che i sensi non dicono, ma non il contrario di quel che vedono. E’ sopra, non contro.

p.64  Quale distanza c’è tra conoscere Dio e amarlo!

p.78  Avrei molto più paura d’ingannarmi e di trovare poi che la religione cristiana sia vera che non d’ingannarmi credendola vera.

p.138  Che una cosa talmente manifesta come la vanità del mondo sia così poco conosciuta da far sembrare strano e stupefacente il dire che è una stoltezza cercare le grandigie, è davvero strano.

p.199  Tutti gli uomini, nessuno eccettuato, cercano d’essere felici: per quanto impieghino mezzi diversi, tutti tendono a questo fine..E’ il movente di tutti gli uomini, anche di quelli che s’impiccano. E, nondimeno, dopo un così gran numero di anni, nessuno è pervenuto senza la fede a quella mèta cui tutti di continuo mirano. Tutti si lamentano:  principi, sudditi; nobili, plebei; vecchi, giovani; forti, deboli; dotti, ignoranti; sani, infermi; di tutti i paesi, di tutti i tempi, di tutte le età e di tutte le condizioni..Che mai ci gridano, dunque, quest’avidità e questa impotenza se non che un tempo ci fu nell’uomo una vera felicità, di cui gli restano ora soltanto il segno e l’impronta affatto vuota, che egli cerca invano di colmare con tutto quanto lo circonda, chiedendo alle cose assenti l’aiuto che non ottiene dalle presenti, e che non può essergli dato da nessuna, perché quell’abisso infinito può esser colmato soltanto da un oggetto infinito e immutabile: ossia, da Dio stesso?

p.201  E’ bene sentirsi stanchi e affaticati dell’inutile ricerca del vero bene, al fine di tendere le braccia al Liberatore.

p.216  Soltanto la religione cristiana insegna ai giusti - ch’essa innalza talmente da farli partecipi della stessa divinità -  che anche in quel sublime stato recano in sé la fonte d’ogni corruzione, che li rende soggetti per tutta la vita all’errore, alla miseria, alla morte, al peccato; mentre anche ai più empi grida che possono ottenere la grazia del loro Redentore.

p.222  Una delle confusioni dei dannati sarà di vedere che son condannati dalla loro ragione, con la quale han preteso di condannare la religione cristiana.

p.224  L’uomo non è degno di Dio, ma non è incapace di esserne reso degno.

E’ indegno di Dio unirsi all’uomo miserabile, ma non è indegno di Dio trarlo dalla sua miseria.

p.228  La Legge [mosaica] comandava quel che non dava [il potere di operare il bene, nota 2], la grazia dà quel che comanda.

p.228  La Legge non ha distrutto la natura, ma l’ha istruita; la grazia non ha distrutto la Legge, ma la fa esercitare. La fede ricevuta col battesimo è la fonte di tutta la vita dei cristiani e dei convertiti.

p.238  Di tutto quanto è sulla terra, il vero cristiano prende parte solo alle afflizioni, non ai piaceri. Ama i suoi prossimi, ma la sua carità non si chiude entro questa cerchia e si versa sui suoi nemici e poi su quelli di Dio.

p.246  ’Noi siamo un solo corpo col Cristo e membra ognuno dell’altro (Rom, XII, 3). Noi ci amiamo in quanto siamo membra di Gesù Cristo. Amiamo Gesù Cristo perché è il corpo di cui siamo le membra. Tutto è uno, l’uno è nell’altro, come le tre Persone.

p.425  La Chiesa insegna e Dio ispira, l’una e l’altro in maniera infallibile. L’operazione della Chiesa serve soltanto a preparare alla grazia o alla condanna; quel che fa è sufficiente per condannare, non per ispirare.” .