Giovanni Arpino, AZZURRO TENEBRA

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Giovanni Arpino, AZZURRO TENEBRA, Einaudi, 1977, pp.215

Più che "romanzo", come viene abitualmente etichettato, testimonianza (nell'accezione di: Bocca, Brera, Carosio, Cavallari, Chierici, Corradi, Ghirotti, Roselli, Valli, TESTIMONIANZE - Il vostro Inviato, Sperling&Kupfer,1973), ha per materia la spedizione della Nazionale italiana ai Mondiali tedeschi del 1974.  

I nomi fittizi celano personaggi reali: San Dino (Zoff), Tarcisio la Roccia (Burgnich), il Baffo (Mazzola), Fabio il geometra (Capello), Bomber (Riva), Golden (Rivera), lo Zio (Valcareggi), il Vecio (Bearzot), il Manager (Allodi), Gauloise (Carlo Parola), Bibì (Bruno Bernardi), Grangiuan (Brera) e Arp o Arpége (lo stesso Arpino).

Di questi personaggi, aderenti ai caratteri impersonati e persino alle abituali quanto incalzanti battute proferite ("..Calma o mi fai venire il patè d'animo, - tentò Arp": p.121) dagli originali e tra cui Arp è il giornalista alle soglie dei cinquanta, ipocondriaco, incapace di cogliere un significato nell'esistenza propria e altrui; e anche Bibì, o Gauloise, trasuda disincanto e cinismo, l'unico sentito "in attivo" è il Vecio, idealista e iperattivo, che nell'ombra prepara il trionfo di Spagna '82: "..Io credo. Tutto qui il mio peccato. Io credo nel mio lavoro. Credo nel mio Paese..Rappresentiamo l'Italia o no? Non dico il vincere o il perdere, dico la dignità, la coscienza, la lealtà, il pudore..- Bene Vecio, - rispose Arp in un gemito: - Ho capito. Vuoi che al paese ti dedichino un vicolo, Vicolo San Vecio. - Sapresti smontare un elefante, - rise l'altro..- Tu vuoi il vicolo dedicato. Credi nel dovere. Sto con te. Ma siccome predichi realismo, accetta la situazione. Oggi puoi solo fare esperienza", - disse Arp": pp.69-70.

I grandi nomi tradiscono le attese:" -..Cacciar via i piagnoni, le contesse della squadra, i nomi aurei che non hanno più gambe": p.8.

Le spese vanno fuori controllo: "..Sei sicuro che hanno speso un milione e mezzo per l'aereo che ha portato da Milano il Buon Tom [Tommaso Maestrelli, allenatore della Lazio, col compito di catechizzare Chinaglia dopo il 'vaffa' alla panchina per la sostituzione in Italia-Haiti, ndc], - si informava Bibì. - Non una lira di meno. Grandioso investimento: il buon Tom ha manipolato lo scemo [Chinaglia, ndc] e gliel'ha servito arrosto, bell' e pronto coi piselli": p.85.

C'è il sostanziale esautoramento di Allodi: "..Fu con uno scuotimento rabbioso che il Manager crollò in ginocchio, levando i pugni al cielo: - E allora sarebbe colpa del ritiro, dell'isolamento? - gridava. - Questa sarebbe la mia colpa? Ma io telefono a Milano, faccio arrivare un elicottero di troie. Faccio paracadutare venti troie in due ore": p.126.

C'è il briefing reticente dei capi: "..Dal cortile del 'Mon Repos' colarono i ronzii a commento di quanto aveva detto il Gran Capo..- Il concetto che sarebbe venuto fuori? - battè interrogativamente i polpastrelli l'uno contro l'altro Arp. - Chiare fresche dolci acque: e fritte, - sunteggiò desolato Bibì dal sedile: - Volemose bene. Ma cosa pretendevi, magister?": p.127.

Dopo Haiti e l'Argentina, i polacchi: "..Ho visto olandesi e polacchi, in questi giorni, - ripigliò a fatica Arp: - Sgobbano come tarantolati. Gli olandesi per i fiorini, i polacchi per una promozione a capitano dei pompieri": p.13; "Se la cavalleria polacca ci mette gli zoccoli sul collo, auf Wiedersen": p.119; "Ci stritolano, hanno una salute che fa schifo questi polacchi": p.144.  

Con l'happening finale: "..Li distrasse un fruscio. Strisce brillanti sfarfallavano in cielo, piovendo dalle finestre del 'Mon Repos'..Piovevano cravatte. Erano le cravatte a strisce celesti blu oro della spedizione azzurra. Una mano che pareva non aver corpo dietro di sè le seminava nell'aria gelida tra i riverberi della luce in cortile..Alcune cravatte sfuggivano dalla busta di cellophane e subito erano serpi multicolori roteanti, che tardavano a planare tra le cento braccia tese, beffandole per un colpo di vento..Poi vennero le cartoline con le firme a stampa, una nuvola che si rovesciava, sbriciolandosi nel vuoto, minuscole pance candide in molli oscillazioni..Il sasso che cadde rimbalzò lontano. Vi fu un urlo, una bestemmia furiosa. - Ma questo è formaggio. E' grana vero, - strillò una voce..Altre fette triangolari di grana volarono in fulminee parabole, e una scarpetta da ginnastica, un giubbotto di plastica azzurra, un involucro che si frantumò sollevando strida di rabbia. Era riso..- E spaghetti no? Non ne tirano? - Finiti. Nicht spaghetti. Così ho saputo, - disse lietamente Walf": pp.159-161