Bruno Bernardi, ROMBO DI TUONO

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Bruno Bernardi, ROMBO DI TUONO - Storia e leggenda di Gigi Riva, Introduzione di Giovanni Arpino: pp.V-VIII, Mondadori, 1977, pp.155. Fuori catalogo

Prima fatica giornalistica del grande Bernardi.

“Bibì è il classico giornalista ‘da partita’ e ‘da spogliatoio’. Registra tutto su pezzi di carta che, a vederli, appaiono intraducibili, annota ogni battuta (di piede e di lingua), porge orecchio alle confidenze dei suoi ‘amici’ peloteri. Perché tutti gli sono amici, tutti. Sanno che non verranno traditi se si spingono troppo avanti nella confidenza, sanno che con lui il ‘parlar football’ è argomento scientifico ma anche sforzo d’apprendimento umano”: Introduzione, cit., pp.VI-VII.

Il 7.11.1944 nasce a Leggiuno San Giano (VA), sotto il segno dello Scorpione, che gli astrologhi considerano propizio agli atleti: p.4

Primi calci sul campo dell’oratorio annesso alla chiesa di San Primo.

1953. Perde il padre: alcune settimane prima, in fabbrica, un pezzo, sfuggito dalla pressa, l’aveva colpito come un proiettile all’altezza dello stomaco.

La sua scomparsa costringe la madre Edis ad andare in filanda e a mettere l’ultimogenito (dopo tre femmine) in collegio: il “Tullio Dandolo” di Milano. “Ci mandavano a cantare dietro i funerali anche tre volte al giorno, ci obbligavano a pregare per chi ci regalava il pane, c’imponevano l’ubbidienza perché non potevamo permetterci, essendo poveri, la vivacità degli altri bambini”: p.6.

Ne esce dopo tre anni. La sua squadra è il “San Primo” di Leggiuno. Nei paesi vicini del Varesotto, verso l’estate, si disputano numerosi tornei. C’è il torneo del prosciutto e quello del formaggio. Riva è conteso. Ogni sera partecipa a due o tre partite, a volte gioca solo nel secondo tempo. Finita la prima partita s’infila frettolosamente la tuta e, sul motorino d’un amico che l’ha ingaggiato, va a giocare su di un altro campo. Torna a casa a notte inoltrata. Qualche biglietto da mille finisce nelle sue tasche insieme al burro, ai formaggi, ai salami: pp.7-8.

Passa al Laveno Mombello in prima divisione e nel giugno 1962 al Legnano (serie C), per un milione e mezzo di lire. Il 13.3.1963 il Cagliari lo acquista per 37 milioni.

Il 24.6.1964 il Cagliari è promosso in serie A per la prima volta nella sua storia.

Nel giugno 1966 Fabbri lo porta (come Bertini) da “turista” ai Campionati del Mondo in Inghilterra.

Il 27.3.1967, in Italia-Portogallo, in uno scontro col portiere Amèrico, riporta la frattura del perone sinistro. Sta fermo due mesi ma vince comunque la classifica cannonieri.

Il 10.6.1968 si laurea campione d’Europa con la Nazionale nellla
finalissima con la Jugoslavia.

Il 12.4.1970 il Cagliari è campione d’Italia. “Due latitanti, che hanno voluto essere testimoni dell’avvenimento storico, vengono riconosciuti allo stadio e arrestati. Sono felici ugualmente…Al banchetto ufficiale si fa baldoria. Riva canta e perde la voce. Un’ammiratrice vorrebbe avere le sue tonsille, come ricordo, quando lo opereranno. A tanto arriva il tifo”: p.94.

Si va in Messico. La squadra era sbarcata una ventina di giorni prima dell’inizio del Mondiale: “Un errore - dirà Riva nel corso d’un’intervista. “Il Messico è bello la prima settimana, poi stufa. Esserci andati con venti giorni d’anticipo è stata una cosa bestiale che ci ha distrutti” p.101.

Per la finale, “Valcareggi, per riconoscenza verso gli uomini che hanno portato l’Italia a un passo dal titolo, non cambia la formazione, ignorando i consigli dei medici che l’informavano delle precarie condizioni atletiche in cui si trovavano alcuni titolari. Domenghini è provatissimo; lo stesso discorso riguarda Albertosi e Bertini. Valcareggi li manda tutti in campo, a scapito degli integri Juliano e Furino”: p.106.

Nel 1970 inaugurazione del Sant’Elia, il nuovo stadio con 60.000 posti a sedere, di cui 12.000 coperti.

Il 31.10.1970 a Vienna, contro l’Austria, si scontra con Hof e riporta la frattura del perone destro con strappo dei legamenti. Sta fermo quattro mesi e mezzo.

Nel giugno 1972 il Cagliari esonera Scopigno. Riva ne parla rimpiangendolo: “E’ un uomo molto intelligente, conosceva l’arte di sdrammatizzare, un’arte molto importante nel mondo del calcio”: p.132.

Il 3.10.1974 in allenamento si procura una profonda lesione ai gemelli del polpaccio sinistro.

L’1.2.1976  uno strappo all’adduttore nel tratto prossimale della coscia destra, durante Cagliari-Milan, gli impone lo stop definitivo.