Luigi Gianoli, SPORT VERITÀ

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Luigi Gianoli, SPORT VERITÀ, foto n. t., Milano, Sperling & Kupfer, 1971, pp. 231

Bibliografia:

Lo sport del cavallo, Sperling & Kupfer, 1946
Ritagli rosa, Brescia, La Scuola, 1962
Atleti come uomini, Brescia, La scuola, 1966
Il trottatore, Milano, Longanesi, 1978, pp. 752
I nuovi purosangue da Grundy a Sirlad, Milano, Longanesi, 1979
Savoye bonnes nouvelles - L’ultima carica della cavalleria italiana, Milano, Edizioni equestri, 1988
Il purosangue - Tre secoli di storia, Milano, Edizioni equestri, 1995
Wagner, Brescia, La Scuola,
Verdi, Brescia, La Scuola

Chi ha paura di Luigi Gianoli?


Scomparso, ottantenne, nel 1998, questo Maestro del giornalismo sportivo è caduto nel dimenticatoio.
Alla bibliografia va aggiunto: La Pittura e la Musica, Milano, Grafiche Ricordi, 1967, per una raffinata cultura artistica, che affiora anche in: Sport e Verità: “.. Il naso diritto [di Riva, Ndc] tra zigomi sporgenti e guance scavate, emaciate tanto da conferire alla bocca una piega amara e dolorosa; un volto wildtiano capace subito di interessare, stupire e suscitare una qualche inquietudine”: p. 14, ”.. un gran casco di capelli neri che la fanno sembrare un personaggio di mosaico bizantino-barbarico”: p. 46; “.. Arrivati alla Caserma, eccoti Lo Bello in persona col suo sorriso apologetico, il suo sguardo remoto, da statua greca che si lascia ammirare”. p. 114; “.. Lo stadio, dentro [di Manila, ndc] è una bolgia di facce che s’accavallano come in certi quadri di Bruegel, facce sopra facce, orribili, accaldate, sudate, spiritate, gli occhi sbarrati in attesa del supremo istante della fine. Perché non s’osserva tanto il gallo che vince quanto quello che muore”: p. 182.

Curioso d'umanità, di cui, nel pezzo, ci fornisce una chiave interpretativa.

“.. Notavo come, nelle brevi soste ai semafori, tutti si chinassero verso il finestrino per salutarlo" [Lo Bello, Ndc]: p. 115; e, da Assessore allo Sport, la sua battaglia per una polifunzionale Cittadella dello Sport a Siracusa.
“Sandro Bandini, forse perché era arrivato alle corse dal tirocinio severo e un po’ tetro dell’officina, aveva delle gare un concetto serio, molto professionale... Ebbe molti maestri, alcuni interessati, altri meno: costoro gl’insegnarono che serve di più perdere, ma aver capito, afferrato una verità, che vincere senza aver imparato nulla.. E già con la ‘Junior’ cominciò a impadronirsi delle sottili leggi che governano i rapporti tra velocità, potenza del motore e capacità degli avversari, un triangolo in mezzo al quale siede la personalità d’un corridore”: p. 64
“.. C’è dunque chi vi dice che ormai il tiro è questo, questo assoluto, questa astrazione purissima, questa perfetta e immediata contrapposizione tra paura e bersaglio, tra le imprevedibili scivolate dei nervi e le estrose impennate del piccione”: pp. 108-10..

Sintassi "multistrato" alla 'Sacher-torte' e insieme costellata di sprezzature; e aggettivazione insolitamente cattivante:

“.. Ormai le luci s’erano spente quasi tutte e il juke-box riempiva la notte di canzoni vane, come esiliate”: p. 96.
Ritratti di Meroni, di Riva, di Lopopolo, di Rinaldi, di Maspes, di Benvenuti, di Ottoz e (“Quante cose potrei dire di lui, se non avessi perso gli appunti presi mentre lui parlava”: p. 114) “Come ho invidiato Lo Bello, la sua dignità, il suo carattere! Di quei caratteri, però, che a lungo andare finiscono per opprimerti con le stesse virtù, anche se Lo Bello non è di quei virtuosi stucchevoli, in quanto, oltre a regalarsi con la sua splendida presenza, sa anche vivere, sa anche cogliere i frutti migliori della vita e, sotto sotto, sfruttare il proprio fascino. Sa, insomma, ben gestire le virtù dell’intemerato Timoleone senza ignorare le ambigue malizie di Alcibiade, che a Siracusa mise pur piede, ma fallì”: p. 117.
Tre capitoli sull'ippica: "Molvedo", "Ribot" e "Vivere nel culto del cavallo".
Ad Asshland ’(l’insieme della casa e del giardino del senatore Henry Clay, amico e ispiratore di Lincoln) a Lexington, Kentucky, "vedevo con emozione stampe di cavalli famosi: Lady Suffolk [la prima trottatrice che percorse, coi sedioli d’allora dalle alte ruote di ferro, il miglio in 2.29.1/5 (1.23. al km) nel 1845”: p. 224; “E al pensare che noi oggi ci lamentiamo perché il refrigeratore funziona male, o fa rumore, perché la macchina del motel è senza ghiaccio, perché l’altra è priva di coca cola o di birra, perché fa troppo caldo o c’è troppo vento, il coraggio e l’abnegazione di quei coloni ci fanno arrossire di vergogna e condannano la nostra stanchezza, le nostre esigenze con una sola casupola [‘La casa dei Patterson’ a Lexington, Ndc] superstite e sufficiente a rievocare e a riproporci fatiche di secoli e secoli di migliaia di gente, gente tenace, dura, piena d’un fondamentale inconscio e necessario coraggio che l’ha portata a conquistare un continente e ad arrivare sulla Luna”: pp. 225-226